Siti marini di interesse comunitario nell’Adriatico, Ispra alle Regioni collaboriamo per identificarli

Italia in procedura di pre-infrazione, ma la deputata del PD Moretto è contraria al Sic proposto da Ispra

[7 agosto 2018]

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha ribadito la  sua «disponibilità a collaborare con gli enti territoriali per la futura istituzione di  nuovi siti di interesse comunitario (Sic) marini nelle acque  territoriali dell”Adriatico settentrionale, da istituire al fine del  completamento della rete Natura 2000 a mare. Una disponibilità relativa sia alla condivisione dei dati locali a sua disposizione che al contributo per identificare soluzioni efficaci dal punto di vista  conservazionistico che tengano, comunque, in debita considerazione gli aspetti socio-economici e produttivi».

Ispra ricorda che «I Sic rappresentano delle aree nelle quali le Regioni devono adottare  (entro 6 anni dalla loro istituzione) delle misure di conservazione  che regolino le attività umane mitigandone l”impatto ambientale su  specie e habitat di valore conservazionistico. Il percorso  istituzionale avviene sotto il coordinamento del ministero  dell’Ambiente.

Contro questa proposta, nata dalla necessità di chiudere il contenzioso aperto nel 2016 con la Commissione Europea, finalizzato all’istituzione di un Sic (Sito di interesse comunitario) marino per la tutela dei tursiopi e tartarughe marine che interessa le Regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, si è scagliata la deputata del Partito Democratico Sara Moretto che ha commentato: «Sono molto preoccupata per l’attuale proposta di un’area Sic nel Distretto Alto Adriatico». La parlamentare del PD, che ha annunciato un’interrogazione sul caso, ha aggiunto che si tratta di «Una scelta che potrebbe produrre effetti negativi al comparto della pesca. La sperimetrazione del Sic definita dall’Ispra non sembra aver considerato adeguatamente le zone interessate, nelle quali risultano insediate specie marine da tutelare ma anche attività economiche strategiche. La road map concordata con il Ministero prevedeva che le Regioni fornissero ulteriori dati ad integrazione delle analisi e dei documenti tecnici prodotti dall’Ispra. Su questo c’è stato l’assoluto silenzio del Veneto, che colpevolmente si sveglia solo ora, quando i tempi per trasmettere il piano all’Europa stanno per scadere. In questo contesto, appare fondamentale un coinvolgimento da parte del ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare non solo delle Regioni interessate ma anche delle associazioni di categoria e dei vari portatori d’interesse, per avviare progetti di monitoraggio in grado di produrre dati e conoscenze utili a capire come meglio identificare il nuovo Sic, a tutela delle specie marine ma anche a salvaguardia delle nostre imprese del settore».

L’Ispra sottolinea che «L’Italia, dall’inizio del 2016, è in procedura di  pre-infrazione da parte della Commissione Europea in relazione proprio  alla  istituzione dei Sic in ambito marino (EU Pilot8348/2016/CE)» e ricorda a Regioni e politici che «La rete di siti Sic (rete Natura2000) in acque marine è largamente insufficiente e avrebbe dovuto essere  completata già da diverso tempo. In tale ambito, su richiesta del  ministero dell”Ambiente, nel 2017 Ispra ha condotto un’analisi sulla  base dei dati scientifici disponibili a scala nazionale, per  identificare delle macroaree di attenzione per la presenza  significativa di specie vulnerabili quali tartarughe marine e  tursiopi. Tali macroaree dovrebbero essere prese in considerazione dalle Regioni come punto di partenza per identificare i nuovi Sic marini, anche  sulla base di eventuali evidenze scientifiche integrative raccolte a  livello locale».