Siti naturali sacri e difesa della biodiversità

La difesa dei siti naturali sacri e dei loro valori culturali potrebbe aiutare a salvaguardare il mondo

[18 maggio 2018]

John Healey, che insegna scienze forestali all’università di Bangor ed ecologia a quella di Ioannina, e Kalliopi Stara, una ricercatrice dell’università di Ioannina, sottolineano su The Conversation che «Fin dagli albori della storia, le società umane hanno attribuito lo status di sacro a determinati luoghi. Aree come cimiteri ancestrali, templi e cimiteri sono stati protetti da tabù e credenze religiose. Poiché molti di questi luoghi sono stati attentamente gestiti per molti anni, si è verificato un effetto collaterale interessante: i siti spesso conservano più le loro condizioni naturali rispetto alle aree circostanti utilizzate per l’agricoltura o l’insediamento umano. Di conseguenza, vengono spesso chiamati “siti naturali sacri” (SNS)».

Mentre molte aree naturali stanno subendo un progressivo degrado, in tutto il mondo ambientalisti e ricercatori sono sempre più interessati al ruolo degli SNS nella conservazione della biodiversità. Healey e Stara fanno notare che «La maggior parte dei sistemi di credo del mondo, compreso il cristianesimo, conferiscono ai luoghi uno status sacro. Nell’Europa mediterranea, ad esempio, le aree delle chiese – legate ai loro alberi antichi – sono diventati importanti SNS». I due scienziati fanno l’esempio dei comuni di Zagori e Konitsa,. nella regione montuosa greca nord-occidentale dell’Epiro, dove quasi ogni villaggio ha uno o più boschetti sacri, luoghi che sono stati protetti dalla tradizione religiosa per centinaia di anni: «I boschetti sono o foreste protettive che si trovano più in alto rispetto al villaggio, o gruppi di alberi maturi che circondano chiese, monumenti o altre opere d’arte religiosa. In questi luoghi, attività come il taglio degli alberi o il pascolo del bestiame sono state proibite o strettamente regolamentate (e disobbedire a questi divieti a volte ha portato alla scomunica).

Healey e Stara hanno recentemente studiato questi SNS greci nell’ambito del progetto Sacred groves of Epirus (Sage) e spiegano: «Il nostro team voleva scoprire, usando un approccio di ricerca rigoroso, se gli SNS fossero più biodiversi rispetto ad altre aree forestali e, in tal caso, quali insegnamenti gli esperti di conservazione potrebbero imparare da questo». Ne uscita fuori la prima indagine internazionale e multidisciplinare  che ha recentemente completato la prima indagine sistematica al mondo sulla maggiore biodiversità delle aree protette come SNS e sulla tutela per diversi tipi di piante e animali. I risultati sono stati resi noti nello lo studio, “Quantifying the conservation value of Sacred Natural Sites” pubblicato recentemente su Biological Conservation dal team guidato da  Healey e Stara e di cui fa parte anche Lucia Muggia, del Dipartimento scienze della vita dell’università di Trieste.

I ricercatori evidenziano: «Abbiamo selezionato otto SNS nell’Epiro che coprivano un’ampia gamma di condizioni ambientali. Ognuno era strettamente abbinato a una vicina foresta di “controllo” non sacra che era stata gestita in modo convenzionale, a volte attraverso la rigenerazione naturale. Abbiamo quindi condotto in ciascun sito un inventario dettagliato di otto diversi gruppi di organismi. Andavano da funghi e licheni a piante erbacee e legnose a nematodi, insetti, pipistrelli e uccelli passeriformi». E’ così che il team internazionale ha scoperto che «Gli SNS hanno effettivamente un piccolo ma persistente vantaggio in termini di biodiversità». Soprattutto, nei boschi sacri aramente ci sono più comunità viventi distinte rispetto ai siti di controllo, un fenomeno noto come beta diversity.

Il gruppo con la biodiversità marcatamente più alta nei SNS rispetto ai siti di controllo erano i funghi che  crescono spesso sul legno morto o sui vecchi alberi, che di solito vengono abbattuti  nelle foreste gestite convenzionalmente. Tra le specie di uccelli passeriformi a rischio a livello europeo, i ricercatori hanno trovato negli SNS il doppio delle specie rispetto ai siti di controllo.

Healey e Stara fanno notare: «Poiché questi siti sacri sono spesso piuttosto piccoli, si dice spesso che i loro benefici per la conservazione sono marginali. Ma abbiamo scoperto che l’influenza delle dimensioni è relativamente debole: anche i piccoli SNS possono svolgere un ruolo significativo nella conservazione della biodiversità».

Il problema è che ora i siti sacri dell’Epiro sono in pericolo: «Le regole che collegavano la fede e la conservazione che proteggevano una volta gli SNS sono diventate difficili da far rispettare, a causa del cambiamento della popolazione e dell’uso del territorio – scrivono Healey e Stara su The Conversation – Il valore delle foreste che proteggono dalle frane e dalle inondazioni non viene più riconosciuto. Il valore degli  SNS non riguarda solo la terra che è sacra essa stessa, questi luoghi possono agire come un nucleo attorno al quale la biodiversità può espandersi. Nell’Epiro, le foreste si sono rigenerate attorno a molti dei siti che abbiamo studiato negli ultimi 70 anni – nonostante gli esseri umani coltivassero la terra. Va notato che questo può aumentare i rischi come gli incendi dato che la fitta foresta giovane mediterranea è molto infiammabile».

I ricercatori concludono: «Evidentemente gli SNS già ben conservati sono di grande importanza ambientale in tutto il mondo. Quindi il prossimo passo è collegare questi siti all’interno di schemi di conservazione convenzionali. Ma è fondamentale che tali strategie siano strettamente allineate con lo status culturale degli  SNS. Le comunità locali sono spesso fortemente motivate a mantenere i loro siti sacri e sistemi di credenze loro associati, ma mancano le risorse per farlo. Un approccio pienamente collaborativo tra professionisti della conservazione e comunità locali potrebbe offrire una soluzione che conservi sia la biodiversità che i valori culturali locali».