Il Museo delle Scienze di Trento in una zona inesplorata del Pianeta

Sky Islands, un progetto italiano per scoprire l’ignota biodiversità del Mozambico

Chi volesse sostenerlo può partecipare direttamente al crowdfunding

[22 ottobre 2013]

Due ricercatori del Muse, il Museo delle scienze di Trento, insieme ad una team internazionale di studiosi e ad un gruppo di documentaristi, parte a metà novembre all’esplorazione di una delle ultime zone vergini del Pianeta. Cinquanta giorni di ricerche in mezzo al cuore verde del Pianeta. Tutto verrà filmato, documentato e raccontato perché le persone possano viverlo insieme a loro.

Unico museo italiano ad avere una sede di ricerca permanente in Africa, il Muse da circa dieci anni lavora particolarmente in Tanzania con ricerche naturalistiche e progetti di cooperazione allo sviluppo, per  «contribuire alla conoscenza e alla protezione degli ecosistemi tropicali, promuovere la sensibilizzazione pubblica sull’importanza di conoscere e preservare la natura tropicale per la sostenibilità del pianeta, offrire opportunità di formazione a studiosi italiani e non solo».

Tra le scoperte scientifiche più note c’è sicuramente quella del toporagno elefante gigante (Rhynchocyon udzungwensis) del 2008, che ha dato al museo ed alla sua sezione di Biodiversità tropicale, uno dei 7  dipartimenti di ricerca del Muse,  la notorietà internazionale. Ma negli anni si sono susseguite le scoperte di altre specie animali ignote alla scienza (delle quali spesso greenreport.it ha dato notizia), tra cui decine di specie di rane e piccoli anfibi rilevati all’interno della foresta pluviale montana, oppure la specie di vipera arboricola Atheris matildae scoperta nel 2012 nel sud della Tanzania dai ricercatori del Museo delle Scienze di Trento e per la sua bellezza, localizzazione e rarità, già a concreto rischio di estinzione.

Al Muse spiegano che Sky Islands è una nuova esplorazione della sezione di Biodiversità tropicale del Museo delle Scienze in Mozambico, in una zona mai approfondita dal punto di vista biologico, «Un luogo dove la concentrazione di vertebrati endemici è la più alta al mondo, con antichissime foreste dove è ancora possibile percorrere a ritroso la storia della vita e arrivare alle sue origini».

Il team di ricerca comprende tre scienziati europei, Michele Menegon (Muse), Simon Loader (Università di Basilea) e Fabio Pupin (Muse), che saranno affiancati da una scienziata brasiliana e da uno studente Mozambicano. I ricercatori italiani sottolineano che «Dopo decine di missioni esplorative effettuate tra Tanzania, Congo, Ruanda ed Etiopia l’esplorazione biologica delle foreste montane dell’Africa orientale intende ampliare i propri orizzonti verso sud, dove esistono ancora massicci montuosi biologicamente inesplorati nel Mozambico settentrionale, con un programma di ricerca finalizzato all’identificazione delle relazioni evolutive tra le specie e alla definizione dell’importanza biologica di questa parte del vasto sistema montuoso dell’Africa orientale. Il progetto, oltre alle campagne di esplorazione, ricerca e divulgazione, prevede di finanziare politiche di conservazione della foresta e delle specie animali che ci vivono, con particolare attenzione alla attività di cooperazione per la conoscenza, creando centri di eccellenza in loco».

Un gruppo di documentaristi realizzerà un filmato dell’intera spedizione, un video che parla di esplorazione biologica, realizzato in modo tecnicamente ineccepibile e per il quale è prevista una diffusione a livello internazionale. La troupe del documentario è già al lavoro con gli scienziati e condivide con loro ogni aspetto della missione. Gli scienziati, oltre che protagonisti dell’esplorazione, saranno coautori della sceneggiatura e guideranno il pubblico attraverso i misteri dell’evoluzione della natura alla scoperta di nuove specie, dal cuore di tenebra della foresta fino alla savana circostante. Il film documentario sarà presentato a festival internazionali ed ha l’obiettivo di «imporsi nel panorama della documentaristica naturale, riportando al centro dell’attenzione la natura, il rapporto con l’uomo e la storia dell’evoluzione».

Il film documentario sarà curato da Prospekt Photographers, agenzia di fotografia e video, che negli ultimi anni ha vinto i maggiori premi internazionali di fotografia (tra cui World Press Photo, Robert Capa Gold Medal Award, W. Eugene Smith Grant for Humanitarian Photography, Inge Morath Award, Poyi, Magnum Foundation Grant) riconosciuta tra le 20 agenzie più importanti del mondo. La troupe sarà guidata dal regista e fotografo Samuele Pellecchia e dal film-maker con esperienza nelle foreste della Tanzania Bruno Chiaravalloti, coadiuvata da cameraman, fonici e assistenti e un produttore/autore in loco.

Per girarlo, il Muse ha aperto una operazione di crowdfunding, cioè di raccolta di fondi online, una modalità nuova e inclusiva di finanziamento aperto a tutti coloro che vogliono essere partecipi – anche con un importo simbolico – di questa iniziativa. Chi volesse sostenere il museo nel suo progetto di documentazione della spedizione può fare una donazione direttamente sulla piattaforma di crowdfunding: http://www.indiegogo.com/projects/skyislands-the-film, oppure sul sito: www.skyislands.net/ .