Il sorprendente motivo per cui le mamme orso svedesi allevano molto più a lungo i cuccioli

Le leggi sulla caccia influenzano il comportamento materno degli orsi bruni

[28 marzo 2018]

La caccia ha inevitabilmente degli effetti sulle popolazioni animali prese di mira e diversi studi si sono interessati delle caratteristiche degli animali cacciati. In particolare, i ricercatori hanno dimostrato più volte che la caccia selettiva ha degli effetti sull’aspetto fisico degli individui, come la taglia o le dimensioni delle corna, però pochi studi si sono occupati degli effetti della caccia sul lungo periodo sugli animali e i loro comportamenti.

Lo fa lo studio “Hunting regulation favors slow life histories in a large carnivore” pubblicato su Nature Communications da un team di ricercatori canadesi e norvegesi guidato da Joanie Van de Walle, una biologa  canadese dell’Université de Sherbrooke e del Centre for Northern Studies dell’Université Laval, che si è interessato dell’effetto della caccia sui comportamenti dell’orso bruno (Ursus arctos) e più in particolare ha studiato come la caccia influenza le cure materne in una popolazione di orsi svedesi che vengono seguiti individualmente da oltre 20 anni.

Quello che hanno scoperto gli scienziati eè davvero sorprendente. «In un contesto in cui la Svezia vieta la caccia alle femmine accompagnate dai cuccioli – spiegano all’Université de Sherbrooke – i ricercatori hanno paragonato due tattiche di cure materne; una tattica rapida (le femmine custodiscono i piccoli per 1,5 anni) e una tattica lenta (le femmine custodiscono i piccoli per 2,5 anni)». Lo studio appena pubblicato su Nature Communications dal team della de Walle dimostra che «La protezione legale della quale beneficiano i gruppi familiari madre-cucciolo ha un impatto sulla sopravvivenza delle femmine che custodiscono per maggior tempo i loro piccoli così come sulla sopravvivenza degli stessi cuccioli. Questo vantaggio per la sopravvivenza compensa la perdita di opportunità di riproduzione della femmina. Così la dimensione della popolazione resta stabile, anche se ci sono meno nascite».

Però sono stati osservati dei cambiamenti comportamentali a lungo termine nelle femmine e nella composizione della popolazione.

La de Walle sottolinea che «La protezione legale delle femmine accompagnate da giovani ha il potenziale di indurre una pressione selettiva verso cure materne più lunghe nell’orso bruno scandinavo. Questo potrebbe avere delle conseguenze sulla struttura dell’età e dei tempi di generazione della popolazione».

Fanie Pelletier, a capo del dipartimento di biologia dell’Université de Sherbrooke, aggiunge: «Dato che i cacciatori evitano spesso di cacciare le madri con i cuccioli, per delle considerazioni legali o etiche, simili effetti potrebbero essere osservati in altre popolazioni di orsi bruni, ma anche per altre specie. E’ molto raro che si studino gli effetti della caccia oltre il periodo venatorio  perché si suppone che quanto la stagione è chiusa  non ci sia più impatto. Il nostro studio dimostra che questa supposizione è falsa.Inoltre, tengo a sottolineare che questa è la prima pubblicazione di Joanie come autore principale, il fatto che questo sia avvenuto su un giornale scientifico di così alto livello va tutto a suo onore».

Lo studio ha già suscitato grande interesse a livello internazionale perché è evidente che le femmine di orso svedesi hanno capito che più a lungo rimangono con i loro cuccioli più evitano di essere uccise dai cacciatori e questo ha portato a prolungare il rapporto madre-cucciolo di ben un anno.

In Svezia si continua a praticare la caccia di “selezione” all’orso per far rimanere stabile la popolazione di questo grande carnivoro, ma i ricercatori dicono che è importante capire le conseguenze delle azioni umane sulle popolazioni selvatiche perché esiste la possibilità che le pressioni umane modellino i processi evolutivi di diverse specie animali. Ad esempio, la caccia ai trofei può decimare gli individui con grandi corna, zanne o palchi, spingendo intere popolazioni animali in pericolo sempre più vicino all’estinzione.