Sorpresa: i miti cavallucci marini sono predatori feroci e rapidissimi

[27 novembre 2013]

Lo studio “Morphology of seahorse head hydrodynamically aids in capture of evasive prey” sembra proprio destinato a farci cambiare idea sui cavallucci marini, animali mitissimi, che sembrano goffi ed impacciati nei loro movimenti e che invece si sono rivelati predatori subdoli ed astuti.

Un team di ricercatori statunitensi spiega su Nature Communications che «I pesci signatidi (cavallucci marini, pesci ago e draghi di mare) sono nuotatori lenti ma catturano una preda sfuggente (copepodi) utilizzando una tecnica conosciuta come l’alimentazione “pivot”, che comporta un movimento rapido per ovviare alle capacità di fuga della preda. Tuttavia, questo modo di alimentarsi funziona solo a corto raggio e richiede di avvicinarsi molto a prede idrodinamiche e sensibili  senza innescare una fuga».

I ricercatori hanno studiato come la bizzarra morfologia di questi pesci favorisce la  cattura delle prede utilizzando un “holographic and particle image velocimetry” (Piv) ed hanno così dimostrato che proprio grazie alla morfologia della testa si crea una ridotta zona di deformazione del fluido, riducendo al minimo disturbo idrodinamico, dove su i verificano gli impatti degli attacchi per alimentarsi (sopra l’estremità del muso), cosa che permette i signatidi di avvicinarsi inosservati a copepodi molto sensibili come l’Acartia tonsa.

I risultati quindi spiegano come questi animali possono impiegare efficacemente a corto raggio l’alimentazione “pivot” su una preda sfuggente e concludono che «La necessità di avvicinare la preda con furtività può aver  selezionata per una forma della testa che produce tassi di deformazione più bassi degli altri pesci».

I cavallucci ed i loro parenti sono notoriamente cattivi nuotatori, ma evidentemente possiedono un’arma segreta. «Per le loro vittime, i cavallucci marini sono più simili a mostri marini», dicono gli scienziati dell’Università del Texas di Austin.

Il principale autore dello studi, Brad Gemmell del Marine Science Institute dll’Università del Texas di Austin, sottolinea che «Il cavalluccio marino è uno dei pesci che nuota più lentamente che conosciamo, ma è in grado di catturare prede che nuotano a velocità incredibili». Infatti, quando i copepodi rilevano le onde prodotte dai predatori schizzano via ad una velocità di oltre 500 volte la loro lunghezza al secondo. «Ma – evidenzia Gemmell –  i cavallucci marini in grado di superare uno dei più talentuosi artisti della fuga del mondo acquatico. In condizioni di calma, catturano le loro prede il 90% delle volte. Questo è estremamente elevato e volevamo sapere perché».

Nell’alimentazione “pivot” il collo ad arco agisce come una molla, cosa che permette ai signatidi di ruotare rapidamente la testa e risucchiare le loro prede. Ma il trucco funziona solo da moto vicino, la distanza del “colpo” dei cavallucci marini è efficace a un millimetro e l’attacco avviene all’incredibile velocità di meno di un millisecondo. Fino ad ora, era un mistero come queste apparentemente docili ed impacciate creature riuscissero ad avvicinarsi abbastanza alle loro prede senza essere individuati. Gemmel ed il suo team per scoprirlo hanno scelto di studiare il cavalluccio marino nano (Hippocampus zosterae) che vive nel mare tra le Bahamas e gli Stati Uniti. I filmati oleografici 3D Piv sono stati realizzati con un microscopio dotato di un laser e una telecamera digitale ad alta velocità. Ed hanno rivelato che lo stano  muso del cavalluccio marino e fatto apposta per minimizzare il disturbo di acqua di fronte alla bocca prima di colpire. Sopra e di fronte alle sue “narici” c’è  una “no wake zone” ed anche  gli “spigoli” della testa servono proprio ad attaccare la sua preda senza che se ne accorga.

Gemmell conclude: «E’ come una corsa agli armamenti tra predatore e preda e il cavalluccio marino ha sviluppato un buon metodo per arrivare abbastanza vicino in modo che la loro distanza per sferrare l’attacco sia davvero molto breve. La gente spesso non pensa ai cavallucci marini come incredibili predatori, ma lo sono davvero».