L’effetto “ombrello” della jungla difende l’arenaria e fregi e sculture

Sorpresa: i templi di Angkor stavano meglio quando erano invasi dalla foresta

[20 giugno 2014]

Secondo un team di ricercatori francesi della Clermont Université, Université Blaise Pascal che hanno pubblicato su Science of The Total Environment lo studio “Accelerated stone deterioration induced by forest clearance around the Angkor temples” sarebbe stato meglio lasciare la foresta intorno agli splendidi templi di Angkor, il simbolo della Cambogia.

Lo studio fornisce la prima valutazione quantitativa dell’impatto deteriorante dell’abbattimento di una foresta che circondava le sensibilissime mura in pietra arenaria sensibili. I ricercatori hanno studiato il Ta Keo, un tempio di Angkor vecchio 1.000 anni dal quale è stata eliminata la foresta nel XX secolo e dicono che «L’analisi GIS basata su immagini storiche indica un aumento di 10 volte della media dei tassi di perdita della pietra (0,2 invece di 0,02% per anno)». Questo decadimento accelerato sarebbe causato dallo stress climatico provocato dall’esposizione delle fragili arenarie ornate all’impatto diretto del sole e delle piogge monsoniche tropicali.

Facendo il confronto con il tempio Beng Mealea, che si trova ancora in un ambiente boscoso, a Ta Keo l’impatto quotidiani delle temperature e dell’umidità sarebbe tre volte superiore , favorendo contrazioni e rigonfiamenti della pietra del tempio che provocano il degrado dell’arenaria.

Quindi erano state le foreste che li avevano colonizzati a salvare i magnifici templi cambogiani abbandonati nel XV secolo e dimenticati per centinaia di anni. Solo nel XX secolo si è cominciato a liberare il fantastico e tentacolare complesso di Angkor dalla foresta che lo aveva sommerso. Foto scattate nel 1905 mostrano il tempio di Ta Keo-completamente inghiottito dalla giungla, ma già nel 2020 il terreno intorno al monumento era una distesa arida e priva di alberi. Oggi il degrado di fregi e sculture è evidente. Invece il Beng Mealea, un altro tempio che è stato costruito dallo stesso tipo di arenaria, ma ancora circondato dalla jungla ha il 79% delle incisioni originali in gran parte intatte e in buone condizioni, rispetto ad appena il 7% del Ta Keo.

Se è vero che i rami e le radici degli alberi avevano danneggiato i monumenti, è anche vero che l’effetto “ombrello” della copertura forestale avrebbe garantito una migliore salvaguardia di Angkor e altri siti del patrimonio culturale dell’umanità. Il team francese è convinto che «Questo effetto “ombrello” bioprotettivo dovrebbe essere considerato come un prezioso servizio ecosistemico ed essere preso in considerazione al momento di definire e attuare strategie di gestione sostenibile».