«Il decreto recentemente pubblicato non fa che perpetuare questa lista eccessivamente gonfiata»

Sovrapesca del pesce spada, Oceana al Governo Italiano: fermatela davvero

Solo il 3% delle oltre 8,400 barche registrate per la pesca del pesce spada riportano catture

[23 luglio 2015]

Pesce Spada

Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) ha pubblicato un decreto, richiesto dalla Commissione Europea fin dal  2013, per ridurre l’eccessivo numero di imbarcazioni autorizzate per la pesca del pesce spada con palangaro. Ma secondo Oceana, la Ong internazionale che si occupa di difesa del mare, «Le misure previste dal nuovo decreto sono lontane dal raggiungere gli obbiettivi attesi». Per questo l’associazione ambientalista chiede al Governo Italiano di «formulare proposte di gestione concrete per il recupero dello stock del pesce spada in Mediterraneo».

Oceana sottolinea che «L’Italia è osservato speciale della CE dal 2013, anno in cui è stato messo a punto un piano d’azione per ovviare alle carenze del sistema italiano nel controllo della pesca di specie altamente migratorie come il pesce spada. Il decreto pubblicato dal Mipaaf è una delle azioni richieste dalla CE e, per autorizzare palangari alla pesca del pesce spada, introduce un requisito minimo di 750kg registrati dal 2011 al 2014. Tale requisito però è talmente minimo che non porterà ad una effettiva riduzione dell’eccessivo numero di imbarcazioni registrate».

Lasse Gustavsson, direttore di Oceana in Europa, evidenzia che «Nel 2013 solo 264 imbarcazioni, su oltre 8400 registrate, hanno effettivamente riportato catture di pesce spada. L’eccessivo numero di imbarcazioni registrate ha un effetto negativo sulla corretta gestione dello stock e sui pescatori che dipendono realmente da questa risorsa. Il decreto non è sufficientemente ambizioso e non è all’altezza delle le sfide che fronteggia lo stock del pesce spada in Mediterraneo. Oceana esorta l’Italia, attore chiave in Europa e nella pesca del pesce spada, a far fronte seriamente ai suoi obblighi, a regolamentare effettivamente la flotta e lavorare attivamente per un piano di gestione che consenta il recupero dello stock dalla condizione di sovrapesca».

Le oltre 8400 imbarcazioni italiane registrate per la pesca del pesce spada in Mediterraneo sono ben il  40% del totale delle flotte dei 49 Paesi che operano in Oceano Atlantico e Mediterraneo per la cattura di specie altamente migratorie nell’ambito della convenzione della Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi (ICCAT) mentre le catture rappresentano solo lo 0.4% delle catture totali ICCAT. Oceana dice che «Questi numeri sono altamente sproporzionati se paragonati a quelli di altri Stati europei che pescano pesce spada in Mediterraneo come Grecia o Spagna che per simili valori di catture contano una flotta di palangari composta da un massimo di 240 imbarcazioni (1.1% della flotta ICCAT).Il pesce spada del Mediterraneo è una risorsa sovrasfruttata con oltre il 60% delle catture che si concentrano su individui sottotaglia, individui che non avranno la possibilità di riprodursi».

Oceana conclude la sua denuncia chiedendo al governo italiano «una proposta che regoli le catture attraverso un piano di gestione concreto che riduca la pressione sullo stock e sulla frazione giovanile e che ne consenta il recupero e la gestione sostenibile».