Specie aliene e cemento, fra Montecristo e l’Elba

[1 aprile 2014]

Non se la prenda Mauro Parigi, a capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Portoferraio (LI), ma quella battuta sui Parchi è davvero fuori contesto nella discussione sulla nuova legge urbanistica della Toscana, visto anche che la vecchia legge (o meglio qualche sua interpretazione  fatta  anche dal Comune di Portoferraio) tentava di forzare i vincoli dei Piani dei Parchi (si veda la vicenda di Punta Penisola in zona B proprio a Portoferraio…). La visione di Parigi sconta quella di molti tecnici che vedono nei Parchi esclusivamente l’aspetto “urbanistico”, per poi negarne ogni competenza in materia.

Ai tecnici ed agli amministratori comunali per capire di cosa davvero si interessa un Parco e cosa tutela quindi   avrebbe fatto bene, invece di disertarlo in massa, salvi rarissime ed encomiabili eccezioni, partecipare all’interessantissimo  workshop internazionale “Le specie aliene invasive, una grave minaccia per i sistemi insulari: esperienze di gestione a confronto”,  in corso a Portoferraio, e al quale intervengono i più grandi esperti di specie aliene del mondo che vanno dagli americani, australiani e canadesi di Island Conservation ai ricercatori di università ed enti scientifici di tutta Europa, fino alle fortunatamente molte eccellenze italiane in questo campo.

Sarebbe stata una cosa molto istruttiva, visto che questa rete di scienziati e esperti internazionali, dopo aver presentato le campagne di eradicazione e mitigazione delle specie invasive e di recupero  delle specie rare, i gioielli delle isole,  ha incentrato la discussione sull’eccezionale lavoro fatto a Montecristo per l’eradicazione dell’ailanto e soprattutto del ratto nero, che ha portato da zero a 1.500 involi di berte in soli due anni.  Mentre si continua a parlare del personale dei parchi non ci si rende conto che anche parte di quel personale ha reso possibile un “miracolo” riconosciuto a livello internazionale, una rinascita dell’ambiente a Montecristo (comune di Portoferraio) facendone la più grande isola del Mediterraneo “fraee-rat”  e che è stato praticamente eradicato l’ailanto da Montecristo e Pianosa (Comune di Campo nell’Elba) ed i ratti da isolotti ed isole, territori dimenticati di comuni dell’Arcipelago Toscano, che traducono tutto in m2 costruibili.

E’ un peccato che quella sala affollata di studiosi di tutto il mondo e di gente curiosa ed affascinata nel vedere i risultati tangibili della scienza al lavoro, dell’operato di una coalizione di forze che va dall’Unione europea al Corpo forestale, dall’Ispra ai ricercatori ed alle università toscane ed italiane, sia stata disertata dai politici, dagli amministratori e da tecnici elbani, anche da praticamente tutti quei Consiglieri comunali che portarono l’”avvelenamento” di Montecristo  in Consiglio comunale a Portoferraio e fino in Parlamento e sui giornali nazionali e locali, sull’onda di un’iniziativa anti-scientifica di quel che rimaneva del folkloristico movimento anti-parco e di un malinteso animalismo che, in nome di una singolare e presunta “etica”,  voleva salvare i ratti neri  introdotti sciaguratamente dall’uomo e condannare all’estinzione  le berte che hanno da sempre sull’isola uno dei loro rifugi mondiali, visto che a Montecristo nidifica tra il 3 e il 10% di questa specie.

Se non si capisce che i Parchi servono a salvare bellezza e ricchezza, la trama stessa della splendente  rete della vita che poi è la base dell’economia e della sopravvivenza dell’uomo, poi è normale  che il discorso sui Parchi scada  con una battuta su quanto personale hanno (fra l’altro sono sotto-organico praticamente ovunque) e sui lacciuoli di un ambientalismo “burocratico” che non farebbero mettere in atto le “illuminate” politiche urbanistiche che abbiamo visto all’opera in questi anni con le vecchie leggi toscane declinate all’isolana e che, se non ci fosse stata Legambiente con le sue osservazioni, avrebbero scaricato sull’Elba 3 milioni di m3 di nuovo cemento.

Ora, vista la crisi ed i cartelli vendesi ed affittasi che pullulano all’Elba,  forse le berte di Montecristo potrebbero nidificare  nelle nuove scogliere vista-mare di cemento armato, ma c’è da star sicuri che alla visione del primo ratto i Consiglieri comunali portoferraiesi chiederebbero l’eradicazione e solertemente si procederebbe.

di Umberto Mazzantini, responsabile isole minori di Legambiente