Specie aliene, El Niño e l’aviaria: le tre piaghe delle Galapagos

Secondo alcuni ricercatori questi tre fattori potrebbero sterminare gli uccelli delle isole

[2 gennaio 2014]

Una letale miscela di parassiti alloctoni introdotti dall’uomo, il global warming e El Niño potrebbero estinguere le popolazioni di uccelli uniche dell’isole simbolo dell’evoluzione: le Galapagos. E’ quanto emerge dallo studio Tracking the origins of lice, haemosporidian parasites and feather mites of the Galápagos flycatcher (Myiarchus magnirostris)”, pubblicato da un team di ricercatori statunitensi sul Journal of Biogeography.

«La situazione è precaria – dice Patricia Parker, dell’università del Missouri St Louis (Umsl) – in particolare per specie come il pinguino delle Galapagos, che vivono in piccole popolazioni». L’introduzione di animali invasivi ha contribuito ad estinzioni di massa nelle Hawaii, che hanno già  perso fino al 30% dei loro uccelli endemici. Fino ad oggi alle Galapagos era stato evitato un destino simile, ma la  Parker pensa che potrebbe essere solo una questione di tempo prima che il virus dell’aviaria faccia le sue prime vittime tra le specie delle isole di Darwin. La malattia è già diffusa nella Parula gialla delle Galapagos  (Setophaga petechia aureola)  e ne pinguino delle Galapagos (Spheniscus mendiculus), che ha una popolazione stimata di soli 3.000 individui.

Il parassita che causa l’aviaria, il plasmodium, deve prima passare attraverso l’apparato digerente e il sistema circolatorio di un insetto che è l’ospite principale, ma il Plasmodium  per completare il suo ciclo vitale deve essere trasmesso a un uccello ospite adatto attraverso la saliva dell’insetto

La Parker sottolinea in un intervista a Bbc News Science & Environment che «Il parassita passa poi, attraverso una massiccia fase di moltiplicazione, nel fegato dell’animale prima di entrare nel flusso sanguigno. Da lì, il prossimo insetto pungente che prende un pasto di sangue lo raccoglie».

Ma non tutti gli insetti e gli uccelli si comportano in questo modo: «Stiamo cercando di identificare quali specie di zanzare siano responsabili come vettori e quali specie di uccelli siano il serbatoio di questo parassita», dice la Parker.

Dopo aver studiato 3.726 campioni provenienti da 22 uccelli endemici, il team statunitense, che collabora con il Parco Nazionale delle Galapagos, la Charles Darwin Foundation ed il Saint Louis Zoo, ritiene che gli uccelli endemici delle Galapagos non facciano parte del ciclo di trasmissione dell’aviaria: «Si infettano, ma in realtà non permettono al parassita di completare il suo ciclo di vita».

L’attenzione si è spostata quindi su tre specie di uccelli introdotte; gli uccelli addomesticati, l’airone guardabuoi e l’ani becco liscio (Crotophaga ani), una specie che si pensa sia stata introdotta nelle isole dagli agricoltori perché si nutre delle zecche dei bovini.

«Se scopriamo che una di queste specie introdotte è responsabile della trasmissione di questo parassita potenzialmente pericoloso, il Parco Nazionale delle Galapagos dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di organizzarne l’eradicazione – evidenzia la  Parker – E’ urgente farlo perché è solo questione di tempo fino a quando uno degli uccelli endemici diventerà un ospite di successo: tutti i rapporti ospite e parassita si evolvono».

Gli scienziati sospettano che sia una zanzara introdotta l’ospite primario  e, se questo venisse confermato, le autorità delle Galapagos prenderanno in  considerazione anche l’eradicazione dell’insetto. Il Parco Nazionale delle Galapagos ha già esperienza di eradicazione di specie aliene ed ha già eliminato con successo la malattia diffusa dai piccioni. Ma preservare le specie autoctone potrebbe rivelarsi più complicato: il global warming è destinata ad aumentare la frequenza degli eventi di e El Niño, che possono avere un effetto devastante sulla fauna selvatica delle Galapagos. Gustavo Jimenez, un veterinario che lavora per la Charles Darwin Foundation, sottolinea che «Negli eventi di El Niño del 1982 e del 1996 la popolazione di pinguini è diminuita rispettivamente a circa 300 e 400 individui. Un aumento della frequenza di El Niño potrebbe significare che non c’è abbastanza tempo per il recupero delle specie che vengono colpite, il che porterebbe non solo le loro popolazioni a raggiungere numeri criticamente bassi, ma forse all’estinzione».

Durante El Niño, la corrente di Humboldt – che porta dall’Antartide acque fredde ricche di nutrienti – si inverte, così nelle Galapagos arrivano le calde acque equatoriali povere di nutrienti e le popolazioni di uccelli marini vedono il loro numero crollare per mancanza di cibo.

Gli scienziati temono che ripetuti El Niño  ed un focolaio virulento di aviaria potrebbero portare il pinguino delle Galapagos e il cormorano attero della Galapagos (Phalacrocorax harrisi) alla completa estinzione.

Anche la Parker è convinta che «E’ possibile che in una situazione in cui ci sono più stress ambientali, meno cibo, condizioni meteorologiche strane e così via, questa infezioni di Plasmodium  potrebbero essere molto più dannose di quello che sembrano in circostanze più favorevoli».

La preoccupazione cresce anche per il fringuello delle mangrovie (Camarhynchus heliobates) già sull’orlo dell’estinzione a causa dell’introduzione nelle Galapagos della mosca parassita Philornis downsi: «Nel 2013, il 37% dei nidiacei dei fringuelli delle mangrovie nidiacei sono stati uccisi dalla Philornis downsi – dice allarmata Francesca Cunninghame, della Charles Darwin Foundation – Si tratta di una perdita che non può essere sostenuta da una popolazione ridotta come quella del fringuello mangrovie:  nello stesso anno ci sono state  solo 14 coppie nidificanti».

La Parker conclude: «Le Galapagos hanno avuto zero estinzioni di uccelli e vogliamo continuare così. Dobbiamo trovare le risposte ora, mentre esiste il potenziale per fare qualcosa al riguardo, prima che le Galapagos diventino delle altre Hawaii».