Succede in Gran Bretagna

Specie aliene: galera per i proprietari terrieri che non uccidono gli invasori

[17 febbraio 2014]

Secondo le proposte elaborate dalla Law Commission, in Gran Bretagna le persone che cercano di ostacolare l’eradicazione o il contenimento sulla loro proprietà di specie invasive animali come parrocchetti e  gobbo della Giamaica (Oxyura jamaicensis) o vegetali come la Fallopia japonica, dovranno scontare una pena detentiva.

Le proposte di legge prevedono che il Department of Environment, Food and Rural Affairs (Defra), l’ Environment Agency ed altri Enti abbiano il potere di costringere i proprietari terrieri o chi gestisce i terreni ad occuparsi del controllo e dell’eliminazione degli organismi invasivi o a consentire alle autorità di entrare nelle loro proprietà per farlo.

La Law Commission britannica ha proposto che chi viola lo “species control order” sia punibile con una pena carceraria fino a 6 mesi o una multa fino a 40.000 sterline.

Nicholas Paines, il law commissioner relatore del progetto di legge, ha detto a The Indipendent che «Le specie invasive alloctone sono una minaccia per la biodiversità. La individuazione  precoce e l’eradicazione sono essenziali per proteggere le specie autoctone e ridurre al minimo i danni per l’ambiente. C’è anche un prezzo economico da pagare, dato che alcune piante ed animali invasivi sono capaci di causare danni significativi alle proprietà che costano molto di più che controllarli e rimuoverli. E’ nell’interesse di tutti se gli Enti governativi competenti ed i  proprietari terrieri raggiungono un accordo che consenta di poter debellare e controllare le specie invasive non autoctone. Ma questo non è sempre possibile. Le ordinanze di controllo delle specie sono una risposta proporzionata e necessaria ad un problema crescente».

I proprietari o gli occupanti di un terreno oggetto di un’ordinanza di controllo delle specie avrebbero il diritto di adire ad un tribunale e, se è il caso, verrebbero compensati per gli eventuali danni causati dalle operazioni di eradicazione delle specie aliene. Le ordinanze verrebbero emesse solo se la pianta o animale sarà identificato come una specie alloctona ed invasiva, che rappresenta una grave minaccia per la biodiversità o l’economia locale.

Ma anche in Gran Bretagna, dove molte associazioni ambientaliste partecipano attivamente a campagne di eradicazione delle specie aliene (anche nei territori di oltremare di quel che rimane dell’Impero Britannico) c’è chi non è d’accordo su questa offensiva contro gli animali e le piante invasive.

Nel 2009 Christopher Smout, Scotland’s Historiographer Royal e fondatore dell’Institute for Environmental History della St Andrews University disse che il concetto di specie aliena è «Culturalmente determinato» e che contare di conservare l’identità genetica della fauna selvatica britannica è «Quasi-razzista», cosa che fece trasalire associazioni di grande storia e prestigio come la Royal Society for the Protection of Birds.

Se è vero, come dice Smout a The Indipendent che «La preoccupazione con le specie esotiche è relativamente recente e non è qualcosa che preoccupava  gli scienziati ed ecologisti 50 anni fa, Erano preoccupati dei parassiti. In tempi recenti, l’accento è stato posto sul fatto che questi parassiti sono alieni e che ha innescato la tendenza ad estendere la condanna coperta a tutte le specie non classificati come indigene», è anche vero che 50 o 20 anni fa nessuno poteva immaginare che la globalizzazione delle merci avrebbe provocato, favorita dal global warming, l’invasione di migliaia di specie aliene in tutti i continenti, Antartide compresa.

Smout difende anche la presenza in Gran Bretagna del gobbo della Giamaica, un’anatra americana sfuggita negli anni ’50 dal Slimbridge Wetland Centre nel loucestershire: «Gli ambientalisti sono sul piede di guerra perché temono le anatre verranno tutte trasformate in una sorta di miscuglio. Gli ambientalisti dovrebbero dire ‘Noi stiamo facendo questo perché sta mettendo in pericolo l’integrità genetica del gobbo rugginoso”. Io non credo che sia un punto di vista scientificamente valido. La preoccupazione per l’integrità genetica sembra quasi razzista. Il nostro atteggiamento nei confronti delle specie aliene è culturalmente determinato e, a volte, da parte degli scienziati si finisce per intraprendere azioni piuttosto bizzarre».

Di bizzarro c’è comunque anche il fatto che le teorie di Smout sulle specie aliene, riprese da diversi animalisti, finiscano con coincidere con quelle dei cacciatori che immettono ibridi o specie aliene a scopo venatorio e con quanto dicono gli allevatori di specie invasive per produrre carne e pellicce sull’innocuità delle loro attività.

Anche in Italia, dai cinghiali alle nutrie, dagli scoiattoli grigi all’ailanto, i danni fatti alle specie autoctone ed agli habitat sono di fronte agli occhi di tutti quelli che li vogliono vedere e, forse, un approccio meno lassista prima e meno ideologico oggi ci aiuterebbe a non ripetere gli errori del passato ed a ristabilire quell’equilibrio naturale che è stato l’uomo a rompere.