Sport e biodiversità una guida dell’Iucn per minimizzare gli impatti

Cio: lo sport ha un dovere di assistenza - o di custodia - verso l'ambiente naturale e per proteggere la biodiversità

[3 maggio 2018]

Con la costruzione e l’utilizzo di impianti sportivi e l’organizzazione di eventi, lo sport può avere impatti negativi significativi sulla biodiversità. Come ricorda Inger Andersen, direttrice generale dell’International Union for Conservation of Nature (Iucn) nella prefazione della giuda “Sport and Biodiversity”, «Con una popolazione mondiale che dovrebbe raggiungere i 9 miliardi entro il 2030, il nostro ambiente naturale si trova ad affrontare pressioni senza precedenti a causa dell’attività umana. Ma siamo chiari: abbiamo bisogno della natura. Oggi siamo in una corsa per salvaguardare i ricchi ecosistemi che ci forniscono cibo, acqua e riparo. E ci sono prove crescenti che suggeriscono che il solo trascorrere del tempo in natura, comprese le attività sportive all’aperto, può migliorare significativamente la nostra salute e il nostro benessere. Anche l’industria dello sport ha bisogno di natura. Che si tratti di sci, canoa, escursioni o ciclismo, le attività sportive dipendono da un ambiente sano. Allo stesso tempo, le strutture sportive come gli stadi di calcio e le stazioni sciistiche – e l’enorme numero di spettatori in occasione di mega eventi sportivi – hanno un impatto significativo sull’ambiente. L’industria dello sport ha una responsabilità – oltre che un interesse – nel garantire che le sue operazioni siano sostenibili».

La guida pubblicata dall’Iucn è pensata proprio per aiutare i decisori pubblici a comprendere i potenziali impatti dello sport sulla biodiversità e presenta opzioni per mitigarli e per massimizzare le opportunità di utilizzare lo sport come mezzo per promuovere e migliorare la salvaguardia della biodiversità che si trova di fronte al rischio crescente di una sesta estinzione di massa. .

L’Icn sottolinea che «Lo sport può avere un impatto negativo sulla biodiversità attraverso l’uso del suolo per costruire strutture e impianti sportivi permanenti o temporanei, nonché attraverso l’inquinamento, il rumore, i rifiuti, l’illuminazione, il traffico e la domanda di risorse derivanti dalla messa in scena di eventi sportivi a cui partecipano centinaia o migliaia di spettatori . Allo stesso tempo, lo sport, attraverso la sua portata globale, può essere un importante catalizzatore per aumentare la consapevolezza sulla necessità di conservazione della biodiversità, e promuovere e sostenere gli sforzi per migliorare la biodiversità. Comprendere e gestire i potenziali impatti negativi e le opportunità di conservazione è fondamentale per garantire che le strutture sportive e gli eventi sportivi abbiano risultati positivi sia dal punto di vista finanziario che operativo. Gli impatti sulla biodiversità non gestiti o mal gestiti possono portare a rischi finanziari, normativi, operativi e di reputazione. D’altro canto, un’azione tempestiva ed efficace per mitigare i rischi e migliorare la conservazione può aiutare le sedi e gli organizzatori di eventi e gli organizzatori ad aumentare il consenso sociale per operare, attrarre più facilmente eventi sportivi futuri, stabilire relazioni positive a lungo termine con comunità e media e attirare sponsor».

La guida “Sport and Biodiversity” è la prima di una serie di pubblicazioni che saranno prodotte nell’ambito del partenariato Iucn . Comitato internazionale olimpico (Cio) e Christophe de Kepper, direttore generale del Cio,

ammette che «Guardando oltre l’impronta fisica dei luoghi sportivi, il settore dello sport può avere un impatto considerevole sulla biodiversità attraverso i beni e i materiali che acquista e le emissioni di gas serra prodotte dalle attività quotidiane. Pertanto, qualunque sia il contesto specifico, riteniamo che tutti nella comunità sportiva abbiano un importante dovere di assistenza – o di custodia – verso l’ambiente naturale e per proteggere la biodiversità. Fa parte del nostro mondo naturale e una parte vitale di ciò che rende lo sport così speciale».

La costruzione di nuovi impianti sportivi, l’installazione di sedi e strutture temporanee e l’utilizzo e la ristrutturazione di luoghi esistenti possono avere un impatto sulla biodiversità. Il tipo di rischi e opportunità varia soprattutto a seconda dell’ubicazione della sede: se si trova in un’area urbana o naturale e dell’importanza dell’ambiente scelto per la biodiversità e per le sue dimensioni. Mentre gli impatti possono essere più ampi, più forti più evidenti in un’area naturale non urbanizzata, dove spesso è necessario costruire strade d’accesso, infrastrutture energetiche, idriche e fognarie, ma ci sono rischi anche nelle aree urbane, nelle quali molte specie costruiscono nidi e tane all’interno dell’ambiente costruito.

L’organizzazione di eventi sportivi in ​​contesti sia urbani che naturali può avere un impatto sulla biodiversità attraverso la presenza di un gran numero di spettatori, che aumentano il rumore, le vibrazioni, l’inquinamento, la produzione di rifiuti e il traffico. Altri rischi per la biodiversità derivanti dagli eventi sportivi includono sversamenti di petrolio o carburante, scarichi di acque reflue, inquinamento luminoso, maggiore utilizzo di prodotti chimici e fertilizzanti e aumento della domanda di risorse naturali.

Secondo l’Iucn, per affrontare questi potenziali impatti, gli organizzatori e i progettisti di eventi e impianti sportivi «dovrebbero prima attenersi a tutti i requisiti legali e statutari relativi alla biodiversità. Oltre alla conformità, il modo consigliato per gestire efficacemente gli impatti sulla biodiversità è attraverso la gerarchia di attenuazione dell’elusione, della minimizzazione, del ripristino e della compensazione degli impatti residui. Le misure di mitigazione preventiva (evitamento e minimizzazione) sono sempre preferibili alle misure correttive (ripristino e offset)».

La guida Iucn dice che gli eventi e le strutture sportivi dovrebbero sfruttare le opportunità per promuovere e sostenere la salvaguardia della biodiversità attraverso diverse attività e iniziative, tra cui: «migliorare gli habitat naturali negli ambienti urbani ripristinando i siti degradati, collegare gli habitat frammentati, costruire  tetti “verdi” e muri viventi, installare habitat artificiali per la fauna selvatica, aumentare la diversità delle specie vegetali e incorporando nella loro progettazione piante che forniscano habitat aggiuntivo e benefici per la fauna e la flora locali; aumentare l’area sotto protezione attraverso la protezione delle caratteristiche naturali in loco o extra sito; produrre fondi e aumentare la consapevolezza per la gestione delle aree protette, organizzando eventi sportivi a basso impatto, come la corsa o la mountain bike, all’interno o parzialmente all’interno di aree protette; sensibilizzare l’opinione pubblica sulla biodiversità attraverso l’uso di elementi della biodiversità come mascotte o come parte del logo di un evento e con la realizzazione di mostre pubbliche e programmi educativi, così come attraverso commentatori sportivi e singoli atleti di alto livello; aumentare le conoscenze e i dati disponibili condividendo gli inventari della biodiversità e le informazioni di base che potrebbero essere richieste nell’ambito della costruzione delle sedi con le organizzazioni di ambientaliste e gli istituti di ricerca;  generare benefici per la biodiversità attraverso progetti pensati per compensare l’impronta di carbonio di un luogo o di un evento».