Squali e mante per cena? Non s’ha da fare. Primo divieto internazionale per 5 specie [VIDEO]

Ma il problema per il commercio di pinne e branchie resta a Cina

[15 settembre 2014]

Il commercio internazionale di esemplari di cinque specie di squali e di tutte le specie mante e mobule, comprese carne, branchie e pinne, dovrà essere accompagnato da licenze e dei certificati attestanti che sono stati catturati  in modo sostenibile, e legalmente.

Nuovi controlli adottati dalla Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora (Cites)  si applicano allo squalo pinna bianca oceanico ( Carcharhinus longimanus ), allo squalo martello smerlato (Sphyrna lewini ), allo  squalo martello ( Sphyrna mokarran ), pesce martello ( Sphyrna Zygaena ), smeriglio ( Lamna nasus ) e mante e mobule ( Manta spp .) come sono ora inclusi nell’Appendice II della Cites.

Diversi Paesi hanno espresso riserve su alcune o tutte queste specie: Canada e Guyana su tutte e cinque le specie di squali e le mante/mobule; il Giappone su tutte e cinque le specie di squali, lo  Yemen sulle tre specie di squali martello, la Danimarca, per conto della Groenlandia, e Islanda sullo squalo smeriglio;. Questo significa che non saranno vincolati dalle norme Cites sul commercio di queste specie, tuttavia, nel caso di scambi con gli Stati Cites che non hanno formulato riserve, saranno richiesti ugualmente  permessi o certificati.

Il segretario generale della Cites,  John E. Scanlon, ha sottolineato: «Regolamentare il commercio internazionale di queste specie di squali e mante è fondamentale per la loro sopravvivenza ed è un modo molto concreto di contribuire a proteggere la biodiversità dei nostri oceani. L’attuazione pratica di queste liste  comporterà problemi come la determinazione dei livelli di esportazione sostenibili, la verifica della legalità e l’individuazione di pinne, branchie e carne che si trovano in commercio. Questo può sembrare difficile, ma lavorando insieme possiamo farlo e lo faremo. E’ attraverso la collaborazione globale, regionale e nazionale che pòotremo attuare queste nuove incklusioni. Questo sforzo di collaborazione globale è il più completo che abbiamo visto in 40 anni di storia della Convenzione per preparare l’attuazione di un nuovo elenco Cites».

Squali e mante vengono consumati in molte parti del mondo. Le mante vengono uccise per le loro branchie che vengono utilizzati nella medicina cinese e sranno protette.  In diversi Paesi asiatici la zuppa di pinne di squalo è servita in occasione di eventi importanti come matrimoni e banchetti, mentre in Europa piatti di pesce “esclusivi” e costosi  sono spesso a base di carne di squalo, per non parlare delle parti di squalo che mangiamo come “palombo”.

Árni M. Mathiesen, vicedirettore di dipartimento pesca e acquacoltura, della Fao ha detto che «La Fao continuerà nei suoi sforzi per lavorare a stretto contatto con la Cites ad azioni immediate a sostegno del attuazione delle liste Cites di squali e mante, compresa la fornitura di assistenza legale per la legislazione della pesca, il supporto allo sviluppo e all’attuazione di piani d’azione nazionali per squali e razze e le attività in materia di tracciabilità».

All’interno del regolamento, non saranno ammesse le esportazioni e le riesportazioni delle nuove specie elencate da uno qualsiasi dei 180 Stati che aderiscono alla Cites , a meno che non siano stati autorizzati dalle autorità nazionali designate. Gli Stati consumatori/importatori devono assicurare che siamno presenti licenze e certificati corretti in tutte le importazioni. Si tratta di un sistema di cooperazione globale senza precedenti che punta ad evitare la sovrapesca di queste specie per il commercio internazionale. Qualsiasi transazione delle 5 specie dovrà essere dichiarata e controllata dalle autorità doganali e riferita al Segretariato della Cites che renderà pubblici i dati. Secondo la Fao, nel periodo 2000 – 2009, le catture globali annue di squali variavano tra le  750.000 e 900.000 tonnellate.

Incoraggiati da un contributo di 1,2 milioni di euro da parte dell’Ue, Cites e Fao hanno lavorato insieme per regolamentare meglio la pesca commerciale agli squali Anche se non si tratta delle prime specie di squali a finire negli annessi Cites, è la prima volta che le specie di squali di grande valore commerciale, e commerciate in grandi quantità, sono state inserite nell’appendice II, richiedendo in tal modo la verifica della sostenibilità e della legalità del commercio.

E’ certamente un successo per le associazioni ambientaliste che stanno cercando di fermare il commercio non regolamentato di squali e mante fin dagli anni ’90, ma solo nel summit della Cites del 2013 a Bangkok si sono avuti i voti sufficienti per mettere regole e divieti.

Dopo le recenti campagne di sensibilizzazione,  Il commercio di pinne di squalo era già diminuito del 70% e all’inizio di quest’anno la catena alberghiera, Hilton Worldwide ha smesso di servire pinna di squalo nei suoi 96 albergi dell’Asia-Pacifico. Ma, come fanno notare alla Cites, il vero problema era e resta la Cina, il principale mercato di consumo di squali e mante/mobule.

SI stima che attualmente vengano uccisi 100 milioni di squali all’anno ed alcune popolazioni di squali sono diminuite fino al 98% negli ultimi 15 anni, mentre quasi un terzo delle specie pelagiche sono m nella Lista Riossa delle specie minacciate dell’Iucn

Il direttore della coalizione ambientalista SOS – Save Our Species, Jean-Christophe Vie, ha sottolineato che «La complessità, il livello e l’intensità delle minacce per le specie, come è il caso per gli squali e le mante,  sottolinea la necessità di collaborazione e di coordinamento nel raggiungimento degli obiettivi di conservazione significativi. Prima di questo, l’appendice II copriva solo tre specie di squali, ma le norme Cites devono ancora essere effettivamente applicate e devono essere accoppiate alla riduzione della domanda effettiva nelle nazioni consumatrici».

Peter Knights, direttore esecutivo di WildAid, denuncia: «Nel caso delle mante, il 90% del commercio delle branchie passa attraverso Guangzhou, in Cina». La campagna “Manta Ray of Hope”, condotta da WildAid, Shark Savers, e la Manta Trust con il sostegno e il finanziamento da SOS – Save Our ​​Species, ha pubblicato il primo rapporto globale per le mante e le mobule.

In Cina, WildAid ed SOS – Save Our ​​Species hanno appena lanciato una campagna di sensibilizzazione sul modello di quella della campagna contro l’asportazione e il consumo delle pinne di squalo, con 100 cartelloni pubblicitari in tutta Guangzhou, con il messaggio “mangiare Peng Yu Sai porta all’estinzione delle specie”, e presto un nuovo video che andrà in onda sulla televisione cinese. Guangdong TV, una rete di lingua cantonese, ha prodotto un documentario in cinque episodi sulla necessità di salvaguardare mante e mobule e per i rischi per la salute pubblica di consumare le branchie di questi pesci. Però, secondo il rapporto “The Continuing Threat to Manta and Mobula Rays: 2013-14 Market Surveys, Guangzhou, China” pubblicato a giugno da WildAid,  tra il 2010 e il 2013,   il mercato delle branchie di mante e mobule in Cina è aumentato del 126% in Cina, e attualmente solo nel sud della Cina vengono consumate circa 150.000 mante e mobule, anche se teoricamente sarebbero già tutelate dalla Cites.

Se le costose zuppe di pinne di squalo vengono consumate come simbolo di ricchezza e status sociale, le branchie di manta e mobule  in Cina vengono commercializzate come tonico e possono arrivare a costare fino a 500 dollari al Kg. I realtà i loro benefici non sono riconosciuti nemmeno dalla medicina tradizionale cinese ufficiale e gli studi di WildAid trovato livelli pericolosi di arsenico, cadmio, mercurio e piombo nei campioni di branchie di mante e mobule prelevati nei mercati di Guangzhou.

Negli ultimi anni le popolazioni mante studiate sono diminuite tra il  56% e l’88%.  Ci vogliono 8-10 anni perché una manta diventi sessualmente matura e una femmina può dare alla luce un solo cucciolo ogni due a cinque anni. Con questa riproduzione lenta le mante non possono sostenere livelli di pesca anche modesti.

WildAid sostiene che per le comunità locali le mante valgono molto più da vive che da morte: nel 2013, la vendita di branchie di mante e mobule nel Guangzhou è arrivata a 30 milioni di dollari, quasi tutti finiti in tasca ai commercianti e le briciole ai pescatori, mentre «Le comunità costiere possono trarre grandi vantaggi da ecoturismo sostenibile  per il manta ray watching, che porta una cifra stimata a 140 milioni di dollari all’anno, a livello globale». WildAid chiede alle autorità di Guangzhou di attuare le nuove restrizioni cItes e di  porre fine al commercio di mante e mobule e sta anche lavorando perché più Stati dell’area si uniscano all’Indonesia nel vietare la pesca di questi animali altamente vulnerabili.

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