Stage di elefanti in Myanmar per la carne e la pelle, non per le zanne (VIDEO)

Aumento del bracconaggio e conflitti con gli agricoltori mettono in pericolo gli elefanti asiatici in via di estinzione

[27 aprile 2018]

Fino a quando i satelliti non hanno perso le tracce dei collari GPS di cui erano stati dotati alcuni pachidermi, in Myanmar il bracconaggio non sembrava la più grande preoccupazione per la sopravvivenza degli elefanti asiatici (Elephas maximus)  selvatici , una specie in pericolo di estinzione.

Ora lo studio “New elephant crisis in Asia—Early warning signs from Myanmar”, pubblicato recentemente su Plos One  da un team guidato dagli scienziati dello Smithsonian Conservation Biology Institute (Scbi) e che comprendeva ricercatori del governo birmano, statunitensi, francesi e del Wwf Myanmar, ha scoperto che il bracconaggio, non per le zanne di elefante ma per la carne e le pelli degli animali, è un grave problema emergente per gli elefanti asiatici in Myanmar.

Il team ha iniziato a capire che era in corso una crisi  mentre conduceva uno studio sugli elefanti asiatici – più piccoli dei loro cugini africani – dotati di collari GPS satellitari per capire meglio i loro movimenti e ridurre il conflitto tra elefanti e uomini. Il principale autore dello studio, Christie Sampson, della Clemson University e dello Scbi, spiega che «E’ stato uno shock. Avevamo iniziato con grandi idee su come saremmo stati in grado di seguire gli elefanti attraverso il territorio. I collari GPS dovevano durare da tre a cinque anni, ma abbiamo iniziato a perdere gli elefanti in tempi relativamente brevi». Il periodo più breve in cui un elefante collarato è stato abbattuto è stato di appena sei giorni. Entro un anno erano stati abbattuti  7 dei 19 elefanti dotati di collari GPS satellitari. E la situazione si faceva sempre più grave mano a mano che la ricerca andava avanti, con i partner birmani sul campo che hanno trovato le carcasse mutilate di 40 elefanti in tutta la regione centro-meridionale del Myanmar. Magnifici animali che erano stati scuoiati e mutilati delle zampe che costituivano uno spettacolo orribile e doloroso per chi lavora per proteggerli,

come spiega su Smithsonian Insider uno degli autori dello studio, John McEvoy,  un ecologo dello Scbi tornato da un recente missione di raccolta dati in  Myanmar, «I nostri partner della Myanmar Timber Enterprise e del dipartimento forestale lavorano quotidianamente con gli elefanti e che sono cresciuti intorno a loro. Quindi per loro trovare un elefante ridotto in quel modo è stato particolarmente scioccante. È già abbastanza brutto per noi, ma per loro c’è un vero senso di connessione con gli elefanti».

Ma queste spietate uccisioni presentano preoccupanti elementi di novità: il bracconaggio di elefanti asiatici per l’avorio è sempre stato una minaccia per la specie, ma, dato che le zanne prominenti crescono solo ad alcuni elefanti asiatici maschi, l’effetto sulla popolazione nel suo complesso varia. al Csbi sottolineano che «A differenza del commercio illegale di avorio, il bracconaggio di elefanti asiatici per prodotti non di avorio è indiscriminato. Uccidere per la carne o le pelli utilizzate per farne medicinali, gioielli o mobili mette a rischio maschi, femmine e cuccioli».

Lo Smithsonian studia gli elefanti in Myanmar da decenni, ma  dice che «Questa è la prima volta che si vede un  bracconaggio su questa scala nel Paese. Si sa poco sulle cause e le conseguenze del bracconaggio non per l’avorio». McEvoy ricorda che «Uno dei modi più rapidi per portare una popolazione all’estinzione è quello di eliminare allo stesso tempo le femmine riproduttrici e i giovani. Per noi questo è davvero un momento cruciale, essere qui e usare il tracking per cercare di chiarire cosa sta succedendo: dove si spostano gli elefanti, dove vengono fatti fuori, quanti ne stiamo perdendo e cerchiamo di agire il più velocemente che possiamo».

Anche i rapporti del governo di Myanmar mostrano che il bracconaggio è in aumento nel Paese: nel 2016 sono stati uccisi almeno  25 elefanti e negli ultimi 5 anni 61. Ma prima di questo studio, il bracconaggio non era considerato la più grande minaccia per la specie. Il problema più diffuso e in aumento erano considerati i conflitti tra gli  agricoltori, gli abitanti dei villaggi e gli elefanti che, attratti dai campi coltivati che hanno occupato vaste aree del loro antico habitat, sono entrati in stretto contatto con le comunità umane.

Sampson  sottolinea che «Più della metà degli agricoltori con cui abbiamo parlato hanno subito una qualche forma di incursione nei fraccolti e ogni anno il 38% degli agricoltori perdeva la metà o più delle loro colture. Per ogni acro di colture che gli elefanti mangiano, nel farlo distruggono altri 12 acri. Questo è un grosso problema per queste persone che vivono al livello di povertà».

Ma per gli abitanti dei villaggi e i contadini del Myanmar gli elefanti rappresentano anche un rischio per il bestame e per le loro stesse vite: «Gli elefanti che annusano il cibo all’interno degli edifici sono noti per calpestare case e persone per cercare di raggiungere il cibo – dicono allo Scbi –  Ogni anno nella regione di Bago Yoma muoiono in questo modo da 3 a 6 persone, creando ulteriore malcontento tra le comunità con popolazioni locali di elefanti».

Mentre i rapporti indicano che i bracconieri potrebbero avere dei complici tra gli abitanti di qualche villaggio,  molte comunità sono rimaste sorprese dal livello di bracconaggio. Sampson spiega ancora: «Nel complesso, quando parliamo con loro, vogliono mantenere gli elefanti nel loro territorio. Pensano che gli elefanti siano importanti come parte del loro ecosistema e facciano parte della natura. Vogliono mantenere gli elefanti nella Birmania del futuro, per i loro figli».

Grazie alla collaborazione con i governi locali e le ONG, gli scienziati della Smithsonian stanno già aiutando i leader locali e gli scienziati birmani ad affrontare il bracconaggio. Un altro autore dello studio, Peter Leimgruber, responsabile del Conservation ecology center Scbi, evidenzia che «I prossimi passi per noi saranno quelli di continuare a monitorare gli elefanti mentre lavoriamo con i nostri partner e le comunità locali per aiutarli a fermare il bracconaggio«. In risposta alla scoperta della pandemia di bracconaggio, il governo del Myanmar ha anche creato una elephant emergency response unit che coordina le pattuglie militari per prevenire il bracconaggi ma gli scienziati sono convinti che la chiave per garantire la protezione degli elefanti sia l’educazione nelle comunità locali attraverso le scuole.

McEvoy conclude: «Idealmente, molte delle azioni future saranno prese dai birmani locali e faremo del nostro meglio per supportarli. Ma per me, il vero raggio di speranza è che il popolo birmano ha capito il problema e che è coinvolto»

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