Stop alla caccia in Piemonte. Il Tar sospende il calendario venatorio

Cacciatori ed animalisti d’accordo: un pasticcio della Giunta Cota

[16 settembre 2013]

Dal 13 settembre in tutto il Piemonte è stata fermata la caccia e l’apertura generale prevista per il 29 settembre 2013 è cancellata. A sancirlo è un’ordinanza del Tar del Piemonte che ha accolto tutti i rilievi avanzati da Lac – Lega per l’abolizione della caccia e Pro Natura.

Ovvero: mancanza del piano faunistico venatorio regionale; mancata effettuazione della valutazione d’incidenza ambientale; difetto di motivazione a superamento dei rilievi espressi dall’Ispra per la protezione di numerose specie, ed ha quindi sospeso il calendario venatorio 2013-2014 e tutti gli atti ad esso collegati, compresi i provvedimenti riguardanti la caccia di selezione agli ungulati, la caccia della fauna  tipica alpina, i criteri di ammissione dei cacciatori, i periodi di prelievo alle specie migratrici.

Gli animalisti sfottono i cacciatori piemontesi costretti a lasciare i fucili a casa: «Sono invitati a sostituire il permesso di caccia con il tesserino dei funghi».

Nella sentenza il Tar spiega che la decisione riguarda la «richiesta di annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della delibera n. 28-5825 pubblicata in data 30 maggio 2013, con cui la Giunta Regionale del Piemonte ha approvato il calendario venatorio regionale per la stagione 2013/2014, le relative istruzioni operative e di tutti gli atti e provvedimenti presupposti, antecedenti, consequenziali, successivi e comunque connessi al predetto provvedimento, ivi compresa la delibera n. 27-5824 pubblicata in data 6 giugno 2013 concernente le linee guida per la gestione e il prelievo degli ungulati selvatici e della tipica fauna alpina ed i criteri per l’ammissione dei cacciatori nei C.A. e negli A.T.C., e la delibera n.13843DB1111 del 16 luglio 2013 recante l’approvazione dei piani di prelievo degli ungulati selvatici e del periodo per l’esercizio dell’attività venatoria alle specie migratorie da appostamento temporaneo, negli A.T.C. e nei C.A. per la stagione venatoria 2013/2014».

Visti tutti gli atti e i documenti e «richiamata la motivazione dell’ordinanza cautelare di questa Sezione n. 519/2012, resa su analoga impugnativa riguardante il calendario venatorio regionale per gli anni 2012 e 2013», il Tar Piemonte ha ritenuto che «il ricorso appare sorretto da apprezzabili elementi di fumus boni iuris, in considerazione della mancanza del piano faunistico venatorio regionale, della mancata effettuazione della valutazione di incidenza ambientale e del denunciato difetto di motivazione a superamento dei rilievi espressi dall’Ispra per la protezione di numerose specie di uccelli» e quindi «accoglie l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospende i provvedimenti impugnati».

Il presidente della sezione Piemonte della Lac, Roberto Piana, è molto soddisfatto e spiega che i cacciatori devono ringraziare la giunta di centro-destra del Piemonte e il maldestro e riuscito tentativo di evitare il referendum sulla caccia messo in piedi per soddisfare le pressioni di alcune associazioni venatorie: «La mancanza della legge regionale abrogata lo scorso anno al solo scopo di impedire il referendum regionale ha sicuramente giocato un ruolo determinante. L’incapacità, la superficialità e la mancanza di rispetto delle regole poste a tutela della fauna selvatica caratterizzano la gestione regionale dell’attività venatoria dell’Assessore Sacchetto. Ora la Regione licenzi costui e ripensi a tutta la politica di tutela della fauna selvatica».

Ma l’assessore regionale alla caccia Sacchetto non sembra avere nessuna ha intenzione di mollare e, come riporta Big Hunter, ha ribattuto: «Si prende atto della decisione della Giustizia Amministrativa e pur ritenendo di aver agito correttamente in merito alla valutazione d’incidenza sul calendario venatorio, si provvederà già nel corso della prossima seduta di Giunta Regionale a recepire i rilievi e ad adottare gli atti amministrativi  necessari per accogliere le istanze evidenziate».

Sono pochi i cacciatori che difendono Sacchetto e la giunta del leghista Cota e i commenti sono per lo più durissimi contro Sacchetto «che ha ancora una volta prestato il fianco alla Lac, per trovare gli appigli legislativi di un ricorso». Andrea Lanza, di Federcaccia si chiede: «Come ha potuto la Regione mandare avanti una delibera, quella sulla caccia, priva del piano faunistico venatorio, della valutazione di incidenza ambientale, ignorando pure le annotazioni dell’Ispra sulla protezione di numerose specie? Siamo veramente arrabbiati», ma poi invece di prendersela con Cota e company se la prende con chi ha denunciato tutto questo: «Stiamo valutando la possibilità di chiedere i danni: gli ambiti territoriali della caccia piemontesi stanno pensando ad un class action contro gli ambientalisti Lac».

Ma su Big Hunter vanno per la maggiore post con me quelli di Gianduja Vettorello: «I fenomeni della regione Piemonte hanno varato un calendario venatorio senza aver fatto il Pfv ed i piani di incidenza Via richiesti per legge!!! E questo nonostante il precedente dello scorso anno con le medesime motivazioni, e con la pendenza del prossimo pronunciamento del TAR!!! Nella sostanza, per usare un esempio semplice semplice, è come voler costruire un palazzo, senza prevedere nel progetto di farne le fondamenta, e di appoggiare tutto dove ci capita, magari anche su di una frana!!! Inetti, incompetenti e spocchiosi. Se la caccia in Piemonte non venisse aperta in nessun modo, credo che si potrebbe chiedere il rimborso della sola tassa regionale ed ATC!!! Da li Azioni legali contro la regione e suoi attori di quart’ordine, che scientemente si sono mossi in difformità di quanto la legge prevede!!!! Dovevate solo fare i compiti a casa assegnati, avendo avuto un anno di tempo, mentre avete preferito utilizzare tempo e risorse per crogiolarvi nel vostro dolce far niente», oppure come quello di Martino di Bologna: «Tra Zaia che parla di “bambi” e Cota che si fa invalidare il calendario venatorio, comincio a pensare che questi leghisti sono una catastrofe peggiore dei “verdi”».

Vedremo se la giunta di centro-destra piemontese sarà in grado di rimediare a questo pasticcio entro il 22 ottobre quando il Tar ha fissato l’udienza pubblica per la trattazione del merito del ricorso di Lac e Pro Natura.