StopRats o HeroRats? In Africa i ratti sono un grosso pericolo, ma anche un’opportunità [VIDEO]

Esemplari giganti addestrati per fiutare le mine e la tubercolosi

[11 febbraio 2014]

L’European Development Fund  (Edf) ha dato un finanziamento da un milione di euro a “StopRats”, un progetto che  punta a tenere sotto controllo la diffusione di ratti e topi in Africa che, secondo i ricercatori, potrebbe avere pesanti conseguenze sulla sicurezza alimentare di milioni di africani.

L’università britannica di Greenwich, che è capofila del progetto, StopRats,  spiega che “StopRats” si propone di affrontare il grave danno causato da roditori a persone, salute pubblica, colture, edifici, oggetti e salute personale. Pur essendo un problema ben noto in tutto il mondo, fino ad oggi vi è stata relativamente poca ricerca sull’impatto nocivo roditori e sulla loro gestione». Il progetto riguarda 6 Paesi: Tanzania, Swaziland, Namibia, Madagascar, Sudafrica e Sierra Leone e sarà incentrato su piccoli agricoltori. «Le comunità agricole affrontano molteplici problemi di roditori – dicono alla Greenwich  – e abbassando il numero dei di roditori nocivi possono avere un grande impatto sulla riduzione della povertà».

Il coordinatore del progetto, Steve Belmain, un ecologo che si occupa di “pest and disease management” a per il Natural Resources Institute di Greenwich, sottolinea che «I roditori sono senza dubbio uno dei parassiti più trascurati del pianeta. Il progetto StopRats riunirà esperti di tutto il continente africano per trovare tecnologie appropriate per la gestione di questi.  Inoltre, “StopRats: Sustainable Technology to Overcome Pest Rodents in Africa Through Science” implementerà la capacità di ricerca nelle istituzioni africane, con team sostenibili per la tecnologia della scienza e l’innovazione.  Questo potrebbe essere uno degli interventi più importanti del  XXI secolo in tutto il continente per ridurre la povertà e migliorare condizioni di vita delle persone».  Oltre a distruggere i raccolti e le scorte alimentai, i ratti sono anche vettori di malattie mortali: «Qui in Tanzania, i ricercatori hanno registrato perdite fino a 400.000 tonnellate di mais causate dai roditori, che potrebbe sfamare circa 2,5 milioni di persone all’anno e per un valore di 40 milioni di dollari – dice a SciDevNet Apia Massawe, ricercatore di  StopRats, e professore alla Sokoine University of Agriculture in Tanzania  – I ratti sono anche i serbatoi di oltre 64 malattie note per colpire gli esseri umani, tra la più grave delle quali ci sono la peste bubbonica e la febbre di Lassa».

Attualmente in Africa l’invasione di ratti e topi viene affrontata con un largo utilizzo di rodonticidi  che funzionano bene in alcuni casi ma causano a loro volta danni alla salute umana ed all’ambiente. Inoltre molti piccoli agricoltori trovano questi veleni inefficaci , inaccessibili per il loro costo oppure non disponibili. Belmain è convinto che bisogna insegnare alle comunità rurali africane come utilizzare gli strumenti e le tecnologie esistenti per un’efficace gestione dei roditori. StopRats prevede l’organizzazione di workshop, seminari e programmi radiofonici, e di individuare gli stakeholder che hanno maggiormente bisogno delle tecnologie per tenere sotto controllo ratti e topi, ma anche di  introdurre nuove strategie per una gestione di tipo ecologico dei roditori, ad esempio favorendo la presenza di gufi ed uccelli rapaci diurni per predare le popolazioni di roditori. Altre strategie che verranno esplorate includono la realizzazione di barriere che impediscono i ratti di entrare nei campi coltivati e sistemi di cattura più efficaci. Il team di StopRat dimostrerà sul campo la bontà delle soluzioni proposte, sperando che questo incoraggi le comunità locali a cambiare abitudini.  «Nessuna di queste tecnologie è particolarmente nuova – dice Belmain –  Abbiamo trappolato parassiti per millenni, ma StopRats non è solo la ricerca di ciò che funziona meglio e dove, si tratta di “building capacity per fare in modo che diverse parti di un Paese lavorino insieme, il che può essere molto efficace se la popolazione si coordina per un certo periodo di tempo». Massawe conclude: «Gli scienziati africani che fanno ricerca sui metodi di controllo dei ratti sembrano lavorate isolatamente. Il progetto StopRats mira a rompere questa barriera mettendo questi scienziati insieme e ad istituire dei meccanismi per la condivisione delle informazioni e lo scambio di conoscenze».

Ma StopRats è solo un esempio di progetti che in Africa si stanno occupando di ratti, altri due valorizzano le abilità naturali di questi roditori che hanno ricadute sorprendenti per la sicurezza e la salute degli esseri umani.

HeroRat addestra ratti giganti africani a fiutare gli esplosivi delle mine antiuomo. L’Ong belga Apopo  (che ha progetti anche in Angola, Cambogia, Tanzania e Thailandia ed ha lavorato allo sminamento della Striscia di Gaza) utilizza questi enormi roditori, delle dimensione di un gatto, per contribuire a un programma di eradicazione delle mine in Mozambico entro la fine di quest’anno. In tutto il mondo sono 59 i Paesi che hanno territori infestati da mine o altri ordigni esplosivi frutti di guerre conclusesi o ancora in corso, una presenza che impedisce a lungo lo sviluppo e la crescita economica di intere regioni dopo la fine di un conflitto. Gli HeroRats rilevano le mine legati ad una corda guida e controllati da due addestratori, controllando metodicamente una zona pericolosa delimitata e scavando il terreno se sentono l’odore di esplosivo.

Il Mozambico sta utilizzando questo piccolo esercito di ratti anti-mine per rispettare l’impegno di essere free-mine entro la fine di quest’anno e l’Apopo ha addestrato i ratti giganti del Gambia (Cricetomys gambianus) a fiutare gli esplosivi delle mine in cambio di ricompense in i cibo. Questi grossi ratti sono abbastanza leggeri da potersi muovere sui terreni minati senza far saltare le mine, quando hanno individuato l’ordigno interviene uno sminatore umano. Nel 2013 l’Apopo ha ricevuto un finanziamento internazionali di 4,5 milioni di dollari che sono serviti a bonificare 450 ettari in Mozambico e quest’anno sta terminando il lavoro con 78 HeroRat. Il Mozambico è comunque molto in ritardo rispetto agli obblighi di sminamento fissati dal Trattato di Ottawa che ha firmato nel 1997 ed entrato in vigore nel marzo 1999 e che prevedeva il completo sminamento dei Paesi aderenti entro il 2009, ma ottenute un paio di proroghe il governo di Maputo è convinto che, grazie agli HeroRats riuscirà a sminare entro la fine dell’anno un’area grande quanto 1.400 campi di calcio, l’ultima eredità delle mine piazzate durante la guerra civile tra Frelimo e Renamo, durata dal 1977 al 1992. Per anni la gente ha continuato a morire e a rimanere mutilata per quelle mine ed i ratti dell’Apopo hanno scoperto quasi 2.500 mine, più di 14.000 ordigni inesplosi, armi e munizioni e contribuito a bonificare circa 810 ettari che sono tornati alle comunità locali.

Utilizzando le tecniche sviluppate per insegnare ai ratti a scovare le mine, in Tanzania i ricercatori della Sokoine University of Agriculture hanno addestrato con successo ratti a rilevare la tubercolosi nella saliva umana. Un bel passo in avanti, visto che un tecnico di laboratorio, utilizzando un microscopio, è in grado di analizzare 20 campioni di saliva al giorno, un topo addestrato è in grado di analizzare circa 120-150 campioni in soli 30 minuti. Bart Weetjens, direttore del progetto, sottolinea: «Milioni di persone nel mondo soffrono di tubercolosi. Per loro ed i loro parenti, questa è una notizia molto buona, e abbiamo iniziato a ricevere telefonate da tutto il mondo».

I Cricetomys gambianus,  sia selvatici che allevati in laboratorio, hanno bisogno di 4 – 6 mesi di addestramento per rilevare correttamente i batteri della tubercolosi. Secondo Weetjens «C’è bisogno di poca abilità umana per  addestrarli, dato che i ratti devono solo essere esposti all’odore che devono riconoscere».

La ricerca è stata effettuata nel 2013 utilizzando campioni di saliva umana di pazienti del Muhimbili National Hospital di Dar es Salaam e del Morogoro Regional Hospital e Weetjens aggiunge che «La sfida principale è ora quello di produrre un rifornimento sufficiente di ratti addestrati. La Banca Mondiale ha accettato di dare e un contributo di più di 160.000 dollari per contribuire a raggiungere questo obiettivo.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, le morti per tubercolosi (TBC) nel mondo dovrebbero salire dai 2 milioni di quest’anno ad  8 milioni entro il 2015 e la situazione si stata aggravata per la stretta associazione tra Tubercolosi ed Aids. Weetjens sottolinea: «Poiché circa il 40% dei 60.000 tanzaniani affetti da TBC sono positivi all’Aids, rilevando la TBC in una fase precoce si aumenta la possibilità di avere un trattamento efficace per entrambe le malattie. La velocità e la precisione con cui i ratti possono rilevare l’infezione da TBC ha incoraggiato i ricercatori. Con questa scoperta, un gran numero di malati di tubercolosi saranno in grado di sottoporsi a un trattamento precoce».

La Sokoine University ha già addestrato circa 300 ratti per rilevare le mine, ma solo pochi per rilevare i batteri della tubercolosi. Il finanziamento della Banca Mondiale permetterà di addestrare circa 400 ratti rilevatori della TBC ed una parte sarà spesa per la costruzione di un nuovo laboratorio per i test TBC in un centro gestito dall’Apopo, che ha già esportato il progetto in Mozambico, dove nel 2006 il governo ha dichiarato la tubercolosi emergenza nazionale.

Weetjens conclude: «La rilevazione di TBC con il ratto  è una tecnica economica e conveniente, in quanto gli animali hanno il senso dell’olfatto molto sviluppato e sono facili da addomesticare ed addestrare, nonché da  mantenere e trasportare. Inoltre, si trovano in tutto il continente africano, si adattano facilmente a nuovi ambienti e sembrano provare piacere nell’eseguire operazioni ripetitive».

Videogallery

  • A Day in the Life of a HeroRAT-in-Training