Strage di elefanti in Costa d’Avorio. Solo tre i sopravvissuti nel Parco del Mont Péko

[17 settembre 2013]

Un gruppo di uomini armati ha ucciso diversi elefanti  nel Parc National du Mont Péko, la Riserva del Mont Péko, nella Costa d’Avorio occidentale. Il Parco Nazionale del Mont Péko, che si estende su 34.000 ettari è uno degli 8 parchi nazionali della Costa d’Avorio, un Paese che questi pachidermi dovrebbe proteggerli, visto che l’elefante è nel simbolo della République de Côte d’Ivoire ed è una specie tutelata dalla legge.

A denunciarlo sono stati gli abitati del villaggio di Bagohouo  che hanno scoperto il massacro e dicono che i pachidermi sono stati abbattuti con diversi copi di arma da fuoco e che le loro zanne sono state asportate.

Intervistato dall’agenzia cinese Xinhua, un abitante del luogo, Gaspart Guéi, ha detto che «in questi ultimi giorni, i bracconieri hanno moltiplicato gli attacchi notturni contro gli elefanti. Avevamo già allertato le autorità forestali sulla presenza di individui armati nella radura dove gli elefanti si ritrovano spesso per bere». Un altro abitane di Bagohouo, Benoît Yrou, ha denunciato la vera e propria strage dei più grandi mammiferi terrestri: «Di una popolazione di diverse decine di elefanti di qualche anno fa, ne restano solo tre. L’intrusione di uomini armati che occupano illegalmente il Parco minaccia in maniera seria la sopravvivenza degli ultimi elefanti».

Il massacro, probabilmente attuato da uomini delle milizie armate che dopo la guerra civile si sono riciclati nel traffico di avorio, è avvenuto proprio mentre la star ivoriana del calcio internazionale e capitano del Manchester City, Yaya Touré, si è impegnato in «maniera risoluta» nella lotta contro il bracconaggio di elefanti in  Africa aderendo alla campagna dell’United Nations Development Programme (Undp) per la salvaguardia degli elefanti. Secondo Yaya Touré, «i crimini contro la fauna selvatica sono una seria minaccia per la sicurezza, la stabilità politica, l’economia, il patrimonio culturale e per la gestione delle risorse naturali di numerosi Paesi. Dobbiamo unire i nostri sforzi  per mettere in campo delle misure efficaci  in tutta l’Africa e in tutto il mondo».

Achim Steiner, il direttore dell’United Nations environment programme (Unep), ha ricordato che «il commercio illegali di specie selvatiche è una minaccia non solo per la sopravvivenza di specie come gli elefanti e i rinoceronti, ma anche per i mezzi di sussistenza e la sopravvivenza delle popolazioni africane e dei Paesi in via di sviluppo». La strage è impressionante: l’Onu dice che nel solo 2011 sono stati abbattuti più di 17.000 elefanti in siti che dovrebbero essere stati protetti. In Costa d’Avorio il calo dei pachidermi ha raggiunto un livello drammatico: in tutto il Paese ne rimarrebbero solo 800. Ma la stessa sorte stanno subendo le popolazioni di elefanti in tutta l’Africa Occidentale.

La recrudescenza e l’impunità con la quale i bracconieri stanno sterminando gli elefanti comincia a preoccupare anche le autorità ivoriane che ammettono che «la sopravvivenza della specie è gravemente minacciata». Ma combattere contro gli ex guerriglieri ora bracconieri sembra pericoloso e forse, come in altri Paesi africani, il commercio illegale di avorio e di specie selvatiche protette è ritenuto un prezzo da pagare e una valvola di sfogo per mantenere sotto controllo le bande armate.