Strage di elefanti pigmei nel Borneo malese: colpa di bracconieri e olio di palma

Il 19esimo elefante pigmeo ucciso in 4 mesi nel Sabah è un cucciolo finito in un laccio

[30 luglio 2018]

Un cucciolo di elefante pigmeo del Borneo  (Elephas maximus borneensis)   non è riuscito a sopravvivere al trauma per essere stato catturato in laccio teso dai bracconieri ed è morto poche ore dopo essere stato trovato. Augustine Tuuga, direttore del Sabah Wildlife Department ha confermato al giornale malese The Star che la morte del cucciolo è avvenuta nella riserva forestale Sungai Taliwas a Lahad Datu, nello Stato malese del Sabah, nel Borneo settentrionale, e che l’elefante pigmeo è stato trovato il 26 luglio con il laccio di acciaio avvolto intorno alla zampa destra. «Purtroppo è morto la notte mentre lo visirtavamo».

E’ stato lo stesso Tuuga a trovare il cucciolo – stranamente isolato dalla sua mandria – mentre  accompagnava il ministro  al turismo, cultura e ambiente del Sabah, Assafal Alian, in visita di lavoro al Kawag Tourism Center. Tuuga sottolinea che «Questo non è stato il primo incidente del genere e quest’anno ci sono stati segnalati almeno 18 decessi di elefanti». Probabilmente il cucciolo era rimasto separato dal suo gruppo familiare proprio a causa delle sue ferite, che peggioravano ogni volta che si muoveva mentre il laccio si stringeva ulteriormente attorno alla sua zampa. L’elefantino è stato sedato in modo da poterlo curare e magari riportarlo al suo branco una volta guarito, ma ormai era troppo tardi per salvargli la vita.

Pochi giorni prima, sempre nel Sabah,  un altro elefante pigmeo era stato ucciso a colpi di arma da fuoco dopo aver distrutto i raccolti di alcuni villaggi, diventando così il terzo elefante trovato morto  in soli 8 giorni. Questa volta si trattava di un elefante maschio di circa 4 anni ritrovato il 23 luglio accanto a una strada del Sabah e Tuuga ha detto all’AFP che «L’abbattimento senza pietà è stato effettuato vicino a un insediamento remoto, e le autorità stanno indagando su chi fosse il responsabile. E’ stato ucciso per vendetta per aver distrutto i raccolti. Le coltivazioni includevano alberi di palma da olio. Le zanne della creatura sono rimaste intatte, indicando che l’elefante non è stato ucciso dai bracconieri che cercano di vendere l’avorio sul mercato nero».

Secondo Nur’Ain Ampuan Acheh, il sito ufficiale per la fauna selvatica, spiega che «Dalla posizione della ferita e dalla traiettoria del proiettile, è altamente probabile che l’elefante sia stato colpito da distanza ravvicinata da un luogo elevato o dal retro di un veicolo».

IL 19 luglio era stato trovato morto un altro elefante pigmeo maschio che aveva la parte sinistra del cranio fracassata e, in questo caso, potrebbe essere rimasto ucciso durante uno scontro con un altro grosso maschio. Ma il 16 luglio un altro maschio di elefante pigmeo del Borneo è stato trovato morto, con una zampa completamente straziata, in un laccio teso in una piantagione di palma da olio.

Gli elefanti in Sabah sono una sottospecie integralmente protetta in base al Sabah Wildlife Conservation Enactment del 1997, ma la diffusa deforestazione tropicale e il disboscamento per realizzare piantagioni di palma da olio rappresentano minacce sempre più forti per la loro sopravvivenza.

Il Borneo della Malaysia, che insieme al minuscolo Brunei occupa tutta la parte settentrionale del Borneo, ospita vaste estensioni di foresta pluviale con una rigogliosa biodiversità  che va dagli elefanti agli orangotango e alle tigri, ma negli ultimi decenni il numero di esemplari di queste grandi specie rare è diminuito drasticamente e nessuno sa davvero cosa stia succedendo alle centinaia di migliaia di specie uniche che vivono nella grande isola asiatica – la terza più estesa del mondo – divisa tra Malaysia, Brunei e Indonesia. Nel Borneo molti animali in via di estinzione vengono cacciati per rifornire a carissimo prezzo la medicina tradizionale cinese e di altri Paesi asiatici, ma i 18 elefanti pigmei uccisi nel Borneo malese a partire da aprile vengono abbattuti dai bracconieri per le loro piccole zanne di avorio o avvelenati perché competono con campi agricoli e piantagioni di palma da olio.