Lo strano caso del lichene che in realtà contiene più di 400 specie diverse

[3 luglio 2014]

Si pensava di sapere quasi tutto sui macrolicheni, compreso il ,Dictyonema glabratum  noto anche come Cora Pavonia , il cui tallo è dato dall’associazione simbiontica di un fungo basidiomicete appartenente della famiglia delle teleforacee e di alghe azzurre cianoficee che forniscono i gonidi. Dictyonema glabratum   è una componente importante degli ecosistemi montani tropicali minacciati del Páramo, nei quali agisce come un fertilizzante biologico grazie alla sua capacità di fissare l’azoto atmosferico.  Ora un team di ricercatori provenienti da Usa, Colombia e Costa Rica ha fatto una scoperta incredibile e la presenta nello studio “A single macrolichen constitutes hundreds of unrecognized species” pubblicato su Pnas.

Gli scienziati spiegano che «E’ stato a lungo creduto che questo lichene rappresentasse una singola specie, ma dopo una revisione questo numero è salito a 16 in due generi (Cora e Corella), qui dimostriamo che all’interno di questo gruppo sono contenute almeno 126 specie filogeneticamente e morfologicamente distinte», ma basandosi su una analisi fatta con l’analisi statistica i ricercatori sono convinti che in realtà la Cora Pavonia  sia più di 400 specie diverse e dicono che «I nostri risultati sottolineano l’importanza di documentare con precisione la ricchezza di specie per gli scopi di conservazione e sostenere la nozione dei paramos neotropical come hotspot di recente diversificazione di  piante, animali e funghi».

Il team di ricerca Usa e latinoamericano spiega ancora che «Il numero di funghi è stimato tra gli 1,5 e 3 milioni. Si pensa che le specie lichenizzate costituiscano  una parte relativamente piccola di questa cifra, con specie non riconosciute e ricchezze nascoste poco studiate, come i  microlicheni tropicali. Recenti scoperte, tuttavia, suggeriscono che alcuni macrolicheni contengono un gran numero di taxa non riconosciuti, aumentandola ricchezza di specie note di un ordine di grandezza o più».

Per quanto riguarda le 126 specie venute fuori dal Dictyonema glabratum, la cosa è ancora più eclatante perché non si tratta di un organismo criptico ed anche morfologicamente distinto. Secondo lo studio, «Questi risultati mettono in questione i concetti di specie nei macrolicheni presumibilmente noti e dimostrano la necessità di documentare con precisione tali ricchezza di specie, data l’importanza di questi licheni negli ecosistemi in via di estinzione come i Páramos e il potenziale allarmante di perdita di specie in  corso dei tropici». Però per capire che un lichene era in realtà 126 specie (e forse 400) diverse ci sono voluti i test genetici e ora Ed Young scrive su National Geographic che per i ricercatori capeggiati da Robert Lücking del Field Museum di Chicago la scoperta rappresenta «il più spettacolare caso di riconoscimento di ricchezza di specie».

Il lichene venne descritto nel 197 dal micologo estone  Erast Parmasto descrisse nel 1978, ma il team di  Lücking hanno cominciato a mettere in dubbio l’esistenza di una sola specie quando nel 2004 scoprì un  secondo lichene diverso in Costa Rica, così le specie di Dictyonema glabratum/Cora Pavonia  divennero due. Ma quando il team internazionale nel 2013 ha  confrontato i geni di un piccolo numero di esemplari le due specie sono diventate 16.

Ora i ricercatori hanno finito di analizzare 356 campioni raccolti in tutto il Centro e Sud America, più di 10  quanti presi in esame nel loro studio precedente e le 16 specie sono diventate 126 e il team le sta classificando in  due nuovi gruppi: Cora e Corella. Un numero di specie stupefacente, ma gli scienziati fanno notare che la maggior parte delle specie esaminate proviene da una sola regione geografica  e che, basandosi sui loro risultati, le 126 specie di licheni di questo tipo  potrebbero diventare 452 quasi 30 volte la 16 che avevano identificato solo l’anno scorso.

Come fa notare Young, ormai «Uno dei migliori modi di trovare nuove specie è sequenziare i geni di quelle esistenti. Spesso, gli scienziati scoprono popolazioni geneticamente distinte, che contano come specie a sé stantie, che si nascondono in piena vista. Così, l’elefante africano è risultato  essere due gruppi geneticamente distinti di elefanti africani. Una farfalla skipper è in realtà dieci farfalle skipper. Ci sono due coccodrilli del Nilo , e forse quattro orche . Di volta in volta, gli scienziati che hanno scrutato il DNA di una creatura hanno scoperto che una specie è in realtà due, o tre, o una dozzina. O forse centinaia». Fino a quello che sembra l’incredibile proliferazione delle specie di licheni  Dictyonema glabratum che Lücking può a ragione definire «Il più spettacolare caso di ricchezza di specie non riconosciute in qualsiasi gruppo di grandi organismi».

La cosa strana è che molte di queste specie non sono nascoste: a differenza degli elefanti africani o dei coccodrilli del Nilo, le cui popolazioni pur geneticamente distinte sembrano molto simili, i licheni hanno differenze notevoli. Alcuni sono azzurro turchese, altri bianchi, alcuni crescono sulle rocce, altri su alberi e arbusti. Certi  hanno caratteristiche distintive, come peluria o margini increspati. Sono così diversi che in realtà non avrebbe dovuto essere necessaria un’analisi genetica per distinguerli. «Il problema – come spiega Yung – è che questa gloriosa diversità si può vedere solo studiando i licheni in natura e la maggior parte degli scienziati avevano lavorato con esemplari che erano stati essiccati e conservati in erbari». Il team di Lücking ha scattato foto ad alta risoluzione di ogni lichene del quale aveva preso un  campione ed è rimasta assolutamente stupita dal risultato. Secondo Lücking molti lichenologi sono stati fuorviati da una strana logica circolare: «I licheni possono sembrare molto diversi a seconda di dove e come crescono, così una singola specie può assumere molte forme. Questo ha reso più facile credere che esemplari molto diversi fossero in realtà lo stesso  lichene, o che esemplari molto grandi fossero semplicemente versioni più vecchie di quelle più piccole». Solo il DNA ha dimostrato il contrario e non è ancora finita: 101 delle 126 nuove specie sono state trovate in una sola area di studio e in 20 siti su 209 dove sono presenti questi licheni, il che implica che ci sono probabilmente molti altri  licheni Cora e Corella da scoprire in altre parti delle Americhe.

Anne Pringle, una giovane biologa dell’università di Harvard che studia funghi e licheni, ha detto a National Geographic che «Questo lavoro illustra bene quanto poco sappiamo sul numero di funghi sulla Terra. Sono colpita dalla bellezza dei licheni illustrati nel documento, e mi chiedo se le popolazioni locali sapessero già di queste specie, anche se non venivano descritte nella letteratura scientifica formale».

Lücking. Evidenzia: «Abbiamo già individuato altri gruppi di macrolicheni che probabilmente mostreranno modelli simili di specie non conosciute, almeno il doppio del numero di specie, se non di più. Per la tassonomia significa che c’è una quantità enorme di lavoro da fare e che nulla può essere dato per scontato».

La maggior parte di queste specie vivono nei Páramos, habitat andini molto ridotti, sopra le foreste ma anche sotto la neve. In questi habitat freschi, i licheni controllano la quantità di acqua e nutrienti nel suolo e sono la base di reti alimentari che comprendono condor, orsi dagli occhiali ed una gamma unica di piante in rapida evoluzione. Lücking è preoccupato: : «Questi ecosistemi sono fortemente minacciati e in larga misura sono scomparsi. Ogni Páramo che scompare si porta con sé specie uniche. In precedenza, si credeva che tutti i Páramos fossero  simili, quindi che la loro diversità genetica potesse essere conservata conservando solo alcuni frammenti. Ma ora sappiamo che non è così».

La  Pringle  conclude: «I licheni sono ecosistemi che ospitano  una miriade di altri organismi all’interno di un tallo (o corpo), compresi gli altri funghi e batteri. Mi chiedo: se perdiamo uno di questi licheni, cos’altro potremmo perdere?»