Struttura e tolleranza sociale nel gorilla di pianura occidentale

Al contrario dei gorilla di montagna, molto aggressivi nelle loro interazioni tra gruppi distinti, ricercatori italiani, francesi e spagnoli hanno scoperto un’elevata tolleranza tra individui e nessun infanticidio. Preoccupa però la possibile trasmissione di malattie infettive quali l'Ebola

[6 Febbraio 2019]

Sin dai primi studi in natura sembrava chiaro che vi fossero delle differenze sostanziali tra il gorilla di pianura occidentale (Gorilla gorilla gorilla) delle intricate foreste del bacino del fiume Congo ed il più noto gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) delle alture vulcaniche della Rift Valley. Le osservazioni su gorilla di pianura occidentali mostravano incontri frequenti e pacifici tra gruppi familiari in netto contrasto con le interazioni rare e sovente aggressive tra quelli del loro cugino di montagna. Ad ogni modo, a causa della scarsa visibilità all’interno della foresta, le osservazioni sui gorilla di pianura occidentali sono state raccolte primariamente all’interno di radure dette bais – dove diversi gruppi si riuniscono per nutrirsi di piante ricche di sali minerali – che potrebbero tuttavia non riflettere quel che accade realmente altrove. Pertanto, la vera natura dell’ecologia e del comportamento del gorilla di pianura occidentale sono rimasti a lungo un segreto gelosamente custodito dalle intricate foreste circostanti.

Un recente studio che ha visto la partecipazione di ricercatori spagnoli (CSIC e Università di Barcellona), francesi (CNRS e Università di Rennes 1) e italiani, pubblicato nella rivista internazionale Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, ha svelato il comportamento sociale dei gorilla di pianura occidentali all’interno della foresta di Ngaga, nella Repubblica del Congo. Il monitoraggio continuo nell’arco di 5 anni di tre gruppi familiari abituati alla presenza di osservatori ha mostrato che all’interno della foresta gli incontri tra unità sociali distinte sono molto più frequenti e soprattutto pacifici di quanto ipotizzato, con membri di gruppi differenti che si nutrono e persino giocano senza mostrare alcun segno di aggressività. Allo stesso modo, le analisi genetiche condotte su feci di gorilla di questi ed altri gruppi come pure di individui solitari nell’arco di 4 mesi ha permesso di scattare un’istantanea della struttura sociale e delle relazioni tra più di 120 animali. I dati ottenuti hanno mostrato frequenti trasferimenti di individui da un gruppo ad un altro, inclusi giovani che spesso albergavano in gruppi estranei al proprio a dimostrazione dell’assenza di infanticidio, che è invece pratica comune tra i gorilla di montagna. Questo ritratto svela una struttura sociale “modulare”, ovvero caratterizzata da pochi legami stabili e molti legami deboli che facilitano i trasferimenti di individui tra gruppi distinti al pari della elevata tolleranza reciproca tra i loro membri.

Tale comportamento sociale potrebbe aver giocato un ruolo primario nell’ambito della storia evolutiva della specie, promuovendo lo scambio di informazioni e forse l’utilizzo di risorse comuni. Tuttavia, questo potrebbe anche aver esacerbato l’impatto delle malattie infettive: le recenti epidemie di Ebola hanno decimato più del 95% dei gorilla in alcune aree e i contatti tra gruppi familiari potrebbero aver facilitato la diffusione del virus, determinando l’inclusione nella categoria di minaccia “In Pericolo Critico” per questa specie nelle Lista Rossa dell’IUCN.

In complesso, questo studio mostra il valore di approcci complementari in biologia della conservazione come pure le grandi potenzialità delle analisi genetiche non-invasive al fine di chiarire la struttura e le dinamiche sociali in specie rare. Allo stesso modo, I risultati evidenziano l’importanza della comprensione del comportamento sociale ai fini di modellare la trasmissione di malattie infettive a pianificare misure di conservazione efficaci nel lungo termine.

di Giovanni Forcina per greenreport.it

Contatti: Giovanni Forcina, forcina.giovanni@ebd.csic.es, forcina.giovanni.64s@st.kyoto-u.ac.jp

Pubblicazione: G. Forcina, D. Vallet, P.J. Le Gouar, R. Bernardo-Madrid, G. Illera, G. Molina-Vacas, S. Dréano, E. Revilla, J.D. Rodríguez-Teijero, N. Ménard, M. Bermejo, C. Vilà. From groups to communities in western lowland gorillas. Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences