Ecco cosa succede subito dopo uno sversamento di petrolio in mare

[11 agosto 2014]

Come si disperde il petrolio nelle ore seguenti a una marea nera? Il fenomeno, nonostante i numerosi disastri di cui è stato protagonista, rimane poco conosciuto perché gli esperti di solito arrivano sul luogo dell’incidente o avvistano le macchie di idrocarburi anche diversi giorni dopo. Ora un test condotto dal un team olandese, svizzero, tedesco e Usa nel Mare del nord porta nuovi elementi di conoscenza per definire i primi interventi di emergenza.

«Acqua e petrolio non si mescolano – dicono i ricercatori – E’ un fatto conosciuto, quel che invece lo è meno è che una parte del petrolio, quando viene sparso in mare, comincia rapidamente ad evaporare nell’aria ed a dissolversi nell’acqua. Una volta che galleggiano, queste sostanze tossiche minacciano la fauna acquatica. Nell’aria rappresentano un pericolo per i soccorritori o le popolazioni nei dintorni».

Il team di Royal Netherlands Institute of Sea Research, Rijkswaterstaat, Université de Lausanne, Helmholtz Center for Environmental Research e Woods Hole Oceanographic Institution ha condotto uno studio sugli idrocarburi nelle 24 ore dopo l’inizio di una marea nera ed hanno pubblicato i risultati su Environmental Science & Technology. Il principale autore dello studio, lo svizzero e Samuel Arey, dell’università di Losanna, spiega che «una volta sversato nel mare, il petrolio si trova in un ambiente radicalmente differente. Dopo milioni di anni sotto terra, viene improvvisamente esposto alla luce, all’aria e all’acqua. In questo nuovo ambiente, cambia rapidamente composizione, la maggior pare di questa trasformazione si produce durante il primo giorno».

Il petrolio è una miscela complessa di diversi idrocarburi, alcuni, volatili, evaporano in qualche ora e inquinano l’atmosfera, nello stesso tempo, altri composti tossici, come il neftalene, si dissolvono nell’acqua.

Dopo la catastrofe dell’Exxon Valdez nel 1990, quando finirono nell’oceano Pacifico 40.000 m3 di petrolio, i ricercatori hanno tentato di valutare e quantificare il rischio per le specie marine locali esposte a questi idrocarburi pericolosi. Ma la questione è ancora oggetto di dibattito perché una gran parte delle sostanze nell’acqua o nell’aria ben prima dell’arrivo delle squadre di intervento. Per poter raccogliere i dati immediatamente dopo uno sversamento di petrolio, i ricercatori, avvalendosi degli specialisti olandesi del Rijkswaterstaat, hanno ricreato una piccola marea nera. 4 m3 di idrocarburi sono stati sversati sotto controllo nel Mare del Nord, in una zona già inquinata da un forte traffico marittimo a 200 Km meglio  cosa succede un grosso incidente petrolifero in mare ed ha anche fornito informazioni preziose sulle conseguenze di questo tipo di inquinamento sulla vita acquatica, così come sui rischi ai quali sono sottoposti i soccorritori.

Ma il team internazionale sottolinea che «Nessuna marea nera è uguale ad un’altra. L’impatto di un tale evento sull’ambiente non dipende unicamente dal volume di petrolio presente, ma anche da fattori esterni, come il vento, le onde, la temperatura dell’aria e dell’acqua».

Il test nel Mare del Nord è stato effettuato in estate con onde di 2 metri, la macchia di greggio si è quasi totalmente dissolta entro 24 ore, ma avrebbe certamente avuto una vita più lunga con onde e venti meno forti. Comunque, grazie al confronto dei dati raccolti sul posto con un modello informatico, i ricercatori hanno potuto trasporre i risultati del loro studio ad una scala più grande e a diverse condizioni ambientali ed ora dicono che «questo studio permetterà di sviluppare degli strumenti di valutazione dell’impatto immediato di tali disastri sulle popolazioni e sull’ambiente e di definire una risposta più adeguata nel caso di condizioni radicalmente differenti da quelle incontrate nel Mare del Nord».