Succede in Nigeria: il nonno marijuana, gli scimpanzé e la distruzione delle ultime foreste

[30 luglio 2013]

Secondo “Salva le Foreste” «Un ultracentenario (di 114 anni) è stato trovato con 254 sacchi di marijuana in casa, per la bellezza di sei tonnellate e mezzo. Sulaiman Adebayo è stato arrestato a Ogun, a nord della capitale Lagos, dagli agenti della National Drug Law Enforcement Agency. L’espansione della coltivazione clandestina di cannabis sativa ha oramai attaccato le foreste, tra cui nove riserve forestali essenziali alla sopravvivenza degli scimpanzé. Infatti, circa la metà della deforestazione in queste riserve è dovuta al boom della marijuana. Nel periodo della fioritura, le piante hanno bisogno di pieno sole, e i coltivatori rimuovono tutta la copertura forestale per evitare periodi di ombra. La produzione non è destinata al mercato locale ma all’esportazione».

Ma il caso è naturalmente molto più complesso e preoccupante delle disavventure di un supercentenario con la casa imbottita di marijuana da una banda di trafficanti: la Nigeria ha già uno dei più alti tassi di deforestazione del mondo e la tragedia ambientale e umana del petrolio del Delta del Niger  è nota a molti. Il Paese più popoloso dell’Africa si è fatto una pessima reputazione ambientale e molti dei problemi “religiosi” ed etnici tra cristiani/animisti e musulmani riguardano in realtà l’accesso alle risorse naturali.

La coltivazione illegale della marijuana (Cannabis sativa) è però una nuova minaccia in crescita. I coltivatori abusivi sono attratti  da raccolti facili da coltivare, che crescono rapidamente e che vengono pagati subito bene ed in contanti al mercato nero. Il commercio di marijuana su grande stile, come dimostra l’arresto del nonno della droga Adebayo,  ha certamente dei rischi, ma quelli più seri per il boom delle piantagioni illegali li corre la biodiversità della NIgeria.

Mongbay spiega che «Nel 2012, Southwest/Niger Delta Forest Project ha indagato in 9 riserve forestali per valutare le popolazioni  di scimpanzé (Pan troglodytes ellioti),della Nigeria-Camerun,  una sottospecie di scimpanzé che è considerata la più minacciata delle 4 sottospecie che è elencata come in pericolo dalla Lista Rossa Iucn». Durante le loro indagini i ricercatori si sono resi conto degli effetti devastanti del boom della marijuana: «La metà della deforestazione che si è verificata nel periodo 2010-2012 sembra essere il risultato della coltivazione di cannabis». I coltivatori di marijuana penetrano nel cuore delle foreste protette, abbattono e spesso bruciano grandi aree per fare spazio alle loro piante che hanno bisogno di 12 ore di luce solare per poter crescere bene e rapidamente. Per questo i grandi alberi con le chiome più estese vengono abbattuti per primi e poi si fa piazza pulita di tutte le piante concorrenti. Una vera e propria distruzione di Habitat che ha subito effetti a catena sulle aree circostanti che vengono indebolite dalla pressione della fauna scappata dai campi di marijuana. Inoltre le coltivazioni illegali ricevono abbondanti dosi di fertilizzanti chimici, erbicidi e pesticidi che hanno effetti deleteri sull’ecosistema circostante.

Rachel Ikemeh Ashegbofe, coordinatrice e principal investigator del Southwest/Niger Delta Forest Project, spiega su Mongabay che «La domanda per il prodotti di marijuana è in forte aumento. Gli utili dalla coltivazioni di marijuana possono arrivare entro 6-8 mesi dall’impianto, con un recupero di denaro di  2 – 3 volte più di quello che potrebbe essere ottenuto dalla coltivazione di altre colture alimentari … In un’economia dipendente dal petrolio, una brulicante gioventù è a caccia di un mezzo di mezzi di sussistenza». Per far fronte a questa minaccia, Ashegbofe chiede al governo federale ed a quelli degli Stati nigeriani ed ai servizi di gestione del territorio di «Reprimere ogni forma di invasione illegale delle foreste per far rispettare le norme esistenti» e «La rimozione di funzionari che stanno aiutando, o partecipando, la coltivazione di marijuana. Attività illegali come le concessioni non autorizzate e l’invasione da parte degli agricoltori hanno prosperato per anni in molte di queste riserve e in molti di questi casi, i manager governativi/forestali hanno guardato dall’altra parte perché questo ha fornito un mezzo di sostentamento per molti della crescente popolazione della regione, specialmente durante i periodi di crisi economica volte nel Paese».