Sul Parco d’Abruzzo

[9 settembre 2013]

L’intervento su greenreport.it di Luigi Piccioni (Nella foto) sulle vicende  del Parco d’Abruzzo merita molta attenzione perché non riguarda una delle tante  piccole beghe che spesso accompagnano le nomine dei parchi sia nazionali che regionali. Che non possono ovviamente essere ignorate in quanto segno spesso di una difficoltà politico-istituzionale non soltanto locale a gestire un comparto così delicato come la tutela della natura.

In questo caso però c’è a rischio una esperienza storica unica sul piano nazionale e per molti versi anche internazionale. Molto di più insomma di un blasone che ci fa onore ma un punto di riferimento  fondamentale nel panorama nazionale specie in una fase tanto delicata e complicata per le nostre aree protette; parchi nazionali in testa.

Ricordo,ad esempio, un incontro a Pescasseroli di Europarc di pochi anni fa in cui discutemmo e molto vivacemente in particolare con gli inglesi  di come le esperienze nazionali avrebbe dovuto incidere sulle scelte della Comunità europea. Una discussione che nel parco d’Abruzzo perdeva qualsiasi carattere d’astrattezza accademica. Lì c’era la concretezza – e che concretezza – che tagliava la testa al toro. Ecco perché si tratta di una vicenda unica nella sua portata politico-culturale nazionale.

Riportare il ruolo del parco d’Abruzzo a una pur dignitosa dimensione locale ridimensionerebbe fatalmente al sud innanzitutto ma anche sul piano nazionale e comunitario una presenza irrinunciabile per tutte le nostre aree protette.

Il ministero, le regioni interessate e gli enti locali è bene che considerino fin che sono in tempo questo rischio.