Sull’ambiente ora vanno chiuse le campagne elettorali

[5 luglio 2018]

Le elezioni varie e diverse ormai sono passate, le amministrazioni si sono insediate o lo stanno facendo, per cui sia chi ha vinto o perso deve mettere mano alle cose da fare. Dal Parlamento fino ai comuni. Governo, ministeri, commissioni parlamentari, regioni, Università, Anci, Upi (malmessa), associazioni ambientaliste, Federazioni dei parchi.

È chiaro che qui mi riferisco soprattutto all’ambiente, che non è ovviamente il solo problema cruciale che dobbiamo affrontare nel paese e in Europa. Ma l’ambiente lo è in misura particolarmente allarmante tanto è vero che, come risulta anche da recentissime analisi postelettorali, continua a raccogliere scarso e scarsissimo interesse politico e istituzionale. Ne hanno fatto e continuano, infatti, a farne le spese le politiche di tutela, l’inquinamento atmosferico, marino, fluviale, lacustre, la fauna ittica e nonostante questa situazione caotica – tanto per cambiare – si torna a parlare di condoni. Ho appena letto che in Europa non vi è neppure un termine equivalente.

Sul piano nazionale come su quello locale ma anche europeo, a nessuno è consentito di stare a guardare per vedere di cosa sono capaci di fare a Roma come a Bruxelles o nell’ultimo Comune quelli che hanno vinto. Chi ha perso non ha minori responsabilità e doveri.

Torno così a parlare di ambiente e di quelle politiche più impegnative affidate specialmente ai parchi e alle aree protette nazionali, regionali e locali. Il Parlamento non aveva dato prove brillanti, e quello nuovo deve ripartire alla svelta per riprendere quello che si era perso malamente per strada.

Non granché migliore la situazione delle regioni ordinarie ma anche speciali. Ci sono parchi anche storici come il Ticino in bilico, al pari di alcuni liguri e non solo. Il ministro del vecchio governo sui Parchi ha toppato alla grande anche per incompetenza, quello nuovo ha rilasciato dichiarazioni più rassicuranti tanto più che lo ha fatto d’intesa con il collega dell’Agricoltura. Non fare la Terza conferenza nazionale dei parchi fu un gravissimo errore: mi chiedo se non valga la pena di ripensarci.

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