Survival accusa la Wildlife conservation society: gravi abusi contro i pigmei del Congo

L’Ong: in si tratta di land grabbing e colonialismo “verdi”

[30 giugno 2017]

Dopo aver attaccato duramente il Wwf per le sue politiche conservazionistiche che avverrebbero ai danni dei popoli autoctoni, Survival International pubblica un’inchiesta che rivelerebbe «abusi e sfratti nei confronti dei ‘Pigmei’ Bayaka e di altre tribù della foresta nella Repubblica del Congo» perpetrati da un’altra grande associazione protezionistica:  la Wildlife conservation society (Wcs), legata allo Zoo del Bronx di New York. “Pigmei” è un termine collettivo usato per indicare diversi popoli cacciatori-raccoglitori del bacino del Congo e di altre regioni dell’Africa centrale. Un nome che è considerato dispregiativo e quindi evitato da alcuni indigeni, ma allo stesso tempo viene utilizzato da altri come il nome più facile e conveniente per riferirsi a se stessi.

Survival ricorda che «La Wcs gestisce e ha contribuito a creare un parco nazionale nella terra dei Bayaka (nel 1993, il Parc National de Nouabalé-Ndoki, ndr)  senza che vi fosse il consenso della tribù, e ha stretto partnership con due compagnie di taglio del legname che lavorano nella terra della tribù».

Survival accusa la Wcs anche di finanziare le squadre anti-bracconaggio che impediscono ai Bayaka di entrare nelle terre ancestrali, e dice di aver «documentato decine di casi di molestie, pestaggi e persino torture».

Si tratterebbe di un caso di conflitto sempre più frequente tra esigenze delle popolazioni locali legate alle risorse naturali e la necessità di preservare la biodiversità di associazioni ambientaliste occuidentali’: come spiega l’Ong che difende i popoli indigeni,, «I Bayaka sono spesso accusati di “bracconaggio” perché cacciano per nutrire le loro famiglie. Gli indigeni hanno sottolineato come questo distolga l’attenzione dalla lotta ai veri bracconieri criminali collusi con funzionari corrotti. Le vittime includono bambini, anziani e persone disabili. Nel 2012, ad esempio, un uomo gravemente disabile è stato aggredito dai guardaparco. Nel maggio del 2016 un uomo è stato ricoverato in ospedale dopo che lui e altre quattro persone erano state picchiate brutalmente dai guardaparco. Gli accampamenti nella foresta vengono spesso distrutti, e gli indigeni vengono attaccati e torturati se entrano nelle terre che hanno vissuto e gestito per generazioni».

Wcs assegna ogni anno il “Teddy Roosevelt Award” per la conservazione e quest’anno il premio ha fatto molto discutere perché è stato ssegnato al presidente del Gabon Ali Bongo, non certo un fior di democratico e accusato di violazione dei diritti umani compiuti dal suo governo. Survival dice che «Secondo alcune fonti, Bongo avrebbe donato alla Wcs 3,5 milioni di dollari in cambio del premio». Alcuni Bayaka della Repubblica Centroafricana e della Repubblica del Congo hanno scritto una lettera aperta alla Wcs e ai suoi finanziatori nel 2016.  Survval afferma che «Gli abusi ai danni dei Bayaka da parte delle squadre finanziate dalla WCS sono stati documentati per almeno 18 anni, ma l’organizzazione non ha mai preso alcun provvedimento efficace per fermarli». Un uomo bayaka ha raccontato a Survival: «Se entri nel parco ti prendono e ti mettono in prigione. Anche fuori dal parco ci dicono “Ti uccideremo. Vattene, vattene, vattene’”».

Survival cita le denunce di ricercatori indipendenti e di organizzazioni di advocacy, tra cui Greenpeace,  secondo le quali «Nella regione il taglio del legname continua a ritmi insostenibili. Molti osservatori, tra cui le Nazioni Unite e l’organizzazione Congolese l’Observatoire congolais des droits de l’homme, denunciano le conseguenze degli abusi da parte dei guardaparco sin dal 2004, ma non è mai stata messa in atto nessuna misura efficace per evitarle».

Nel 2005 un uomo bayaka aveva testimoniato: «Abbiamo incontrato un altro uomo bianco [della WCS] che era venuto a dirci di smettere di cacciare e che i guardaparco avrebbero fatto in modo di farci smettere. Ora abbiamo paura di andare dentro alla foresta, nel caso un guardaparco ci scoprisse».

Il direttore generale di Survival, Stephen Corry, conclude: «La conservazione nel bacino del Congo è fondata sul furto di terra. I parchi nazionali sono creati nei territori dei popoli indigeni senza il loro consenso: si tratta di land grabbing (con un’etichetta ‘verde’)”.  E le grandi organizzazioni per la conservazione, come la Wcs, sono colpevoli di supportare questa situazione. Survival International sta facendo tutto il possibile per fermare questo ‘colonialismo verde’. È ora che i conservazionisti rispettino i diritti territoriali e la smettano di rubare le terre ancestrali dei popoli indigeni, e che ottengano un consenso reale per qualsiasi progetto che intendono condurre nelle terre indigene».