Svelata la vita segreta del dodo prima dell’estinzione

Grazie all’analisi dei resti ossei, scoperto come viveva e allevava i pulcini

[25 agosto 2017]

L’ultimo dodo (Raphus cucullatus) è stato avvistato a Mauritius nel 1662 e ora lo studio “Bone histology sheds new light on the ecology of the dodo (Raphus cucullatus, Aves, Columbiformes)”, pubblicato su  Scientific Reports da un team di ricercatori sudafricani dell’università di Città del Capo e britannici del Natural History Museum, mette insieme  gli indizi sulla vita del dodo, centinaia di anni dopo che questo grosso uccello incapace di volare è stato portato all’estinzione.

Lo studio sui resti ossei di dodo dimostra che i pulcini nascevano ad agosto e raggiungevano rapidamente le dimensioni degli adulti. I dodo perdevano il piumaggio a  marzo, rivelando il morbido piumino di cui parlavano i marinai nei loro racconti.

Il dodo, che era un parente dei piccioni, si era evoluto solo a Mauritius, ma i suoi resti ossei sono rari, rendendo difficile tracciarne l’evoluzione. Anche se molti esemplari del dodo finirono nei musei europei, la maggior parte andarono persi o distrutti durante l’epoca vittoriana. Delphine Angst, dell’università di Città del Capo, ha avuto accesso ad alcune ossa di dodo che sono ancora conservate in alcune collezioni, tra cui gli esemplari che sono stati recentemente donati ad un museo in Francia. Per saperne di più sulla crescita degli uccelli e su come allevavano i loro pulcini, il suo team ha analizzato al microscopio sottili fette di osso provenienti da  22 dodo

«Prima del nostro studio sapevamo molto poco di questi uccelli – ha detto la Angst a BBC News – Usando l’istologia delle ossa, per la prima volta siamo riusciti a descrivere che questo uccello stava effettivamente allevando in un certo periodo dell’anno e perdeva le penne subito dopo».

Analizzando i modelli di crescita nelle ossa gli scienziati hanno scoperto che i pulcini diventavano come gli adulti rapidamente, dopo essere usciti dalle uova intorno ad agosto. Il periodo della nscita e la rapida crescita davano ai giovani dodo maggiori possibilità di sopravvivere ai cicloni che colpiscono Mautitius, un peiodo durante il quale scarseggia il cibo.

Anche se raggiungevano prestissimo la taglia degli adulti, i dodo probabilmente impiegavano diversi anni per raggiungere la maturità sessuale, probabilmente perché gli uccelli adulti non dovevano preoccuparsi di  inesistenti predatori naturali.

Le ossa degli uccelli adulti hanno mostrano anche segni di perdita di minerali, il che suggerisce che  dopo la stagione riproduttiva perdevano le vecchie piume danneggiate.

Gli antichi marinai europei che hanno scoperto ed estinto i dodo li descrivevano come “black down” o con  “piumini arricciati di un colore grigio”. La ricerca pubblicata su  Scientific Reports conferma quelle antiche osservazioni: «Il dodo era un uccello piuttosto grigio-bruno e durante la muta aveva un piumaggio nero – ha spiegato la  Angst – Quello che abbiamo scoperto sando i nostri metodi scientifici si adatta perfettamente a quello che i marinai avevano descritto in passato».

Lo studio potrebbe anche far luce sull’estinzione del dodo circa 350 anni fa, meno di 100 anni dopo che i primi esseri umani siano sbarcati su Mauritius. La prima causa dell’estinzione del dodo è stata certamente la caccia, ma anche le scimmie, i cervi, i maiali e i ratti introdotti con le navi dagli europei a Mauritius hanno probabilmente contribuito a segnare il loro destino.

I dodo nidificavano a terra, il che significa che erano molto vulnerabili all’attacco dei mammiferi invasivi.

La Angst  ricorda che «Il dodo è considerato una grande icona dell’estinzione animale indotta dgli uomini e dagli animali». Anche se nessuno sa come è andata davvero. La Angst aggiunge: «E’ difficile sapere quale sia stato l’impatto reale degli esseri umani se non conosciamo l’ecologia di questo uccello e l’ecologia dell’isola di Mauritius a quel tempo. Quindi questo è un passo avanti per comprendere l’ecologia di questi uccelli e l’ecosistema globale di Mauritius e per poter dire: “Okay, quando gli esseri umani sono arrivati,   quello che hanno fatto esattamente è sbagliato e perché questi uccelli si sono estinti in modo così rapido”».

Un altro autore dello studio, Julian Hume del Natural History Museum, London, ha detto a BBC News che «Ci sono ancora molti misteri che circondano il dodo. Il nostro lavoro sta mostrando la stagionalità e  ciò che stava in realtà determinando la crescita di questi uccelli a causa del clima di Mauritius. La stagione dei cicloni, quando spesso l’isola è devastata dalle tempeste, tutti i frutti e tutte le foglie sono spazzate via dagli alberi, non è un bel periodo per la fauna, i rettili e gli uccelli di Mauritius».