Svelata l’origine dei coralli di Venezia, le “Tegnùe”

Conformazioni rocciose a profondità di oltre 20 metri che ospitano ecosistemi unici

[29 maggio 2017]

Grazie allo studio Paleochannel and beach-bar palimpsest topography as initial substrate for coralligenous buildups offshore Venice, Italy, pubblicato su Scientific Reports da un team di ricercatori italiani (Luigi Tosi, Massimo Zecchin, Fulvio Franchi, Andrea Bergamasco, Cristina Da Lio, Luca Baradello, Claudio Mazzoli, Paolo Montagna, Marco Taviani, Davide Tagliapietra, Gianluca Franceschini, Otello Giovanardi e Sandra Donnici) è stata rivelata la  genesi delle delle “Tegnùe”, i coralli di Venezia, scogliere sommerse patrimonio di biodiversità e geodiversità. Secondo i ricercatori hanno avuto origine «circa 7.000 anni fa, quando è avvenuta la cementazione dei canali fluviali risalenti all’ultimo periodo glaciale».

Lo studio,  coordinato dall’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Ismar-Cnr)  e frutto di una sinergia con università di Padova, Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs), Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e Eleonora Carol del Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas (Conicet . Argentina) e Botswana International University of Science and Technology, evidenzia che «I fondali italiani del Mar Adriatico settentrionale non sono costituiti solo da distese di sabbia e detriti, come comunemente si immagina. Nella parte nord-occidentale, al largo di Chioggia, sorgono conformazioni rocciose sommerse alla profondità di oltre 20 metri che ospitano ecosistemi acquatici unici. Chiamate in dialetto veneto “tegnùe”, perché trattengono le reti dei pescatori, sono composte da organismi incrostanti che conferiscono a queste bio-costruzioni un aspetto simile alle barriere coralline che si elevano dal fondale limoso-sabbioso»-

Il principale autore dello studio, Tosi dell’Ismar-Cnr, sottolinea che «Queste formazioni coralligene sono disseminate nell’Adriatico nord-occidentale e costituiscono una “anomalia geologica rocciosa” rispetto al fondale detritico di sabbie e limi sul quale poggiano. I modelli genetici finora formulati per spiegare la loro origine non erano soddisfacentiquindi abbiamo messo in campo competenze multidisciplinari».

Il team di ricerca multidisciplinare, composto da geologi, oceanografi, geofisici e biologi ha prima di tutto eseguito i rilievi geofisici per l’analisi e la mappatura morfo-batimetrica del fondale e del sottosuolo. «Sulla base della nuova cartografia i ricercatori Ismar-Cnr hanno eseguito oltre 200 immersioni, spesso in condizioni di scarsa visibilità, con osservazioni geomorfologiche e geologiche, campionando rocce e sedimenti sciolti spiega a sua volta  Bergamasco, oceanografo Ismar-Cnr, responsabile delle attività subacquee – Sono stati inoltre installati sui fondali dei particolari pozzi per l’analisi dell’acqua sottomarina».

La Donnici aggiunge : «La ricerca è proseguita in laboratorio con le analisi isotopiche, paleoambientali e di microscopia elettronica e con l’integrazione delle informazioni acquisite. Ne è risultato che le tegnùe si sono sviluppate lungo le strutture morfologiche allungate e sinuose attribuite ad antichi canali fluviali, presenti nella pianura, durante l’ultimo periodo glaciale, circa 20.000 anni fa».

Tosi dice che in particolare si è rivelato fondamentale un campione roccioso: «Si tratta di un lastrone di sabbia cementata con inglobati gusci di molluschi che hanno consentito di determinare età e caratteristiche del paleoambiente al momento della sua cementazione. Una sorta di “Stele di Rosetta” che ha permesso di giungere a una nuova visione sull’origine di queste formazioni coralligene nel golfo di Venezia. Le analisi radiometriche al carbonio 14 hanno consentito di datare a circa 9.000 anni fa l’arrivo del mare in questa parte dell’antica pianura pleistocenica e a 7.000 anni fa la sua cementazione, sulla quale i primi organismi biocostruttori hanno attecchito».