La “sveltina” elettorale abruzzese, pro-caccia ed anti-orso

[15 aprile 2014]

Oggi, a poco più di un mese dalle elezioni regionali, è stato convocato il Consiglio regionale dell’Abruzzo con all’ordine del giorno questioni importanti come le modifiche alla normativa dei distretti rurali, la valorizzazione delle aree agricole, il contenimento del consumo del suolo, il coordinamento della pianificazione paesaggistica con gli altri strumenti di pianificazione e le modifiche alla legge forestale regionale. E’ qui che secondo Augusto De Sanctis (Stazione Ornitologica Abruzzese), Daniele Valfrè (Altura Abruzzo); Stefano Orlandini (Salviamo l’orso), Stefano Allavena (Lipu Abruzzo) Bruno Petriccione (referente ambiente Touring Club Italiano – Club Pescara), la Regione sta rischiando di aprire un varco che mette ancora più in pericolo l’orso: «Altro che impegno per l’orso, qui la Regione Abruzzo si attiva solo per fare gli interessi dei cacciatori a sfavore della specie simbolo della regione riducendone le tutele».

Le 5 associazioni sottolineano che «Uno dei problemi più importanti per l’orso è il disturbo di una forma di caccia, la “braccata”, in cui decine di cani si lanciano dietro ai cinghiali spingendoli verso i cacciatori. Un disturbo insopportabile per l’orso in un periodo molto delicato come quello che precede il letargo, importante per gli animali che devono alimentarsi tranquillamente per accumulare energie per poter passare l’inverno». Gli ambientalisti evidenziano che il punto 5) del Piano d’Azione per la tutela dell’orso bruno Marsicano (Patom), sottoscritto dalla Regione Abruzzo, prevede: “2.2. Schema della strategia di conservazione 5) Attività venatoria: il potenziale impatto delle attività venatorie dirette sull’orso è limitato ad una pratica venatoria, la caccia al cinghiale in braccata. E’ necessario che questa pratica sia progressivamente vietata in tutto l’areale dell’orso, partendo immediatamente con le aree critiche di presenza. Restano invece ampiamente accettabili e talvolta anche espandibili le altre forme di caccia (girata al cinghiale, carabina su altri ungulati, ecc.), eventualmente contrattando flessibilità locali e limitate nel tempo per proteggere situazioni temporanee di criticità”.

«Pertanto – dicono gli esponenti delle Ong – la braccata doveva essere vietata “immediatamente” dalle aree critiche di presenza per poi estendere il divieto “progressivamente” a tutto l’areale dell’Orso, sostituita dalla meno impattante tecnica di caccia al cinghiale detta Girata (che utilizza 1-2 cani particolarmente addestrati tenuti al guinzaglio) Il Patom è stato sottoscritto da ben 4 anni! L’areale dell’orso va ben oltre il Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise e la sua Zona di Protezione Esterna, interessando vasti territori verso i Simbruini, l’area del Sirente-Velino, il Genzana e la Majella. Per la sopravvivenza della popolazione appenninica di orso è fondamentale garantire la connessione tra queste aree con corridoi ecologici facilmente utilizzabili dalla specie durante l’anno. Invece nel Regolamento la Girata viene relegata alla sola Zona di Protezione Esterna del Pnalm; dimenticando enormi territori in cui l’ orso è presente (basterà citare i Simbruini). La proposta “dimentica” i Siti di Interesse Comunitario in cui è presente l’Orso, facendo fare addirittura un passo indietro rispetto ai calendari venatori degli ultimi anni».

Invece il Patom prevede il divieto di braccata per tutte le aree importanti per l’orso (la “Core area” e tutti i Sic dove  è segnalata la sua presenza), in cui il cinghiale dovrebbe essere cacciato esclusivamente con la girata oppure, ancora meglio, con la caccia di selezione da appostamento.

Per le associazioni «Nel Regolamento bisogna chiarire che, nelle more dell’approvazione del Piano Faunistico Venatorio, i piani devono essere sottoposti a Valutazione di Incidenza Ambientale di cui al D.P.R. 57/97 non solo per valutare gli effetti sull’orso ma anche il disturbo sulle altre specie (Lupo), sia per quanto riguarda la sottrazione di prede potenziali, sia per gli aspetti sanitari (si veda la questione delle vaccinazioni dei cani da caccia per malattie trasmissibili agli animali selvatici protetti), sia per gli aspetti di disturbo, sia per quanto riguarda le potenziali uccisioni per errore».

Per quanto riguarda Cervo e Capriolo, la proposta di modifica della legge sembrerebbe voler “spezzettare” le competenze a livello provinciale e sub-proviciale (Atc) e qyuesto secondo gli ambientalisti farebbe perdere del tutto «La visione a livello regionale di cosa accade a queste specie e permettendo poi l’apertura alla caccia attraverso un semplice tratto di penna sul prossimo Calendario venatorio Regionale. Va anche qui sottolineato che la gestione degli ungulati selvatici nelle aree protette nazionali e regionali non può essere “concordata ed attuata congiuntamente dagli Enti gestori delle aree protette, dalle Amministrazioni Provinciali e dagli Atc”. Non è infatti è accettabile (e probabilmente illegittimo sul piano del diritto) che enti con competenza sub-regionale abbiano competenza su aree dichiarate per legge di importanza nazionale o regionale».

Secondo le associazioni bisogna che: a) i piani di gestione di cui all’art.6 della proposta non possono comunque portare all’apertura dell’attività venatoria a Cervo e Capriolo e devono essere esclusivamente propedeutici alla redazione del Piano Faunistico venatorio Regionale in cui dovrebbero confluire al fine di definire la densità presenti e ottimali e approfondire la questione dei danni. E’ necessario, infatti, avere una visione complessiva a scala regionale della presenza delle specie; b) la regione si attivi con una pianificazione di dettaglio per la questione degli incidenti con la fauna selvatica, é di 3 giorni fa l’ennesimo investimento a Barisciano di una cerva gravida, rendendo obbligatorio per le province e gli altri enti: l’istituzione di una banca dati degli incidenti in cui siano localizzati con GPS i punti in cui avvengono i sinistri (con entità del danno; specie ecc.); privilegiare interventi di prevenzione del rischio con l’individuazione dei tratti stradali a maggiore rischio e con conseguenti contromisure di carattere strutturale o comportamentale. In generale, poi, bisogna prevedere nel regolamento il coinvolgimento dei Gestori dei Sic e non solo dei gestori delle Aree Protette».

Le associazioni concludono sottolineando «La scarsa lungimiranza di chi ha proposto tale documento per cacciare queste due specie in quanto Cervo e Capriolo sono praticamente gli unici animali selvatici di grossa taglia facilmente osservabili in alcune aree protette dai turisti che con campagne stampa onerose cerchiamo di attrarre. Sparare a questi animali significa renderli sempre più timorosi e difficilmente osservabili. E’ di pochi giorni fa il dato statistico che rileva come il PNALM sia l’area protetta che attira più turismo in Italia e questo principalmente per la facilità con cui si può osservare la fauna selvatica L’incontro nel bosco e l’osservazione di un cervo o di un capriolo rimangono una delle esperienze più belle per le famiglie che vengono in Abruzzo per ammirarne gli scenari naturali e gli animali fanno la loro parte , aiutano anche la nostra economia, basta non ucciderli!».