I tagli alle tasse di Trump: sacrifici per famiglie e ambiente e regali ai ricchi inquinatori

Per far cassa, trivellazioni nell’Arctic National Wildlife Refuge e nei monumenti nazionali

[4 dicembre 2017]

Il Senato statunitense ha approvato il piano per diminuire la tasse ai miliardari e alle multinazionali inquinanti e subito la nostra provinciali destra italiota – quella miracolistica che vuole dimezzare le tasse e allo stesso aumentare le pensioni,  l’assistenza sanitaria e gli investimenti pubblici  – e Confindustria  hanno detto che questa è la dimostrazione che si può fare anche da noi.  Peccato che per trovare qualche soldo per non finire in bancarotta Donald Trump e il suo staff di neoliberisti non abbiano trovato di meglio che  aprire la porta alle trivellazioni petrolifere nell’Arctic National Wildlife Refuge dell’Alaska e che il regime fiscale votato dai senatori repubblicani e che tanto piace a Berlusconi, Salvini, Meloni (e non solo) preveda  massicci tagli ai programmi sanitari n federali , agli investimenti federali, statali e locali in materia di protezione di aria e acqua,all’ istruzione e ai trasporti. Così, mentre diminuiranno – molto – le già ridotte tasse dei superricchi, per gli americani di classe media e lavoratrice l’apparente e minima diminuzione delle tasse si tradurrà in maggiori costi per la salute, l’assistenza sanitaria e l’istruzione.

Come se non  bastasse – e per chi crede che si possa tagliare le tasse in modo indolore – la leadership repubblicana ha aggiunto la revoca dell’Affordable Care Act, il  che distruggerà gli attuali i sistemi di assicurazione sanitaria degli Stati Uniti, provocando la perdita della copertura assicurativa per milioni di americani e l’aumento delle spese sanitarie per milioni di altri.

Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande, diffusa e autorevole associazione ambientalista Usa, commenta: «I Repubblicani al Senato hanno dimostrato che sacrificheranno i loro principi, i nostri luoghi incontaminati e la salute di milioni di famiglie americane solo per tagliare le tasse alle persone più ricche di questo Paese. La loro retorica non può cambiare il fatto che i repubblicani del Senato scambieranno ogni cosa, dall’Arctic Refuge ai programmi che salvano vite, per aiutare i loro finanziatori elettorali e i loro alleati delle corporation a mettere altri miliardi nei loro conti bancari. I repubblicani del Senato che hanno votato per questo vergognoso regime fiscale hanno reso evidente che considerano i miliardari e gli inquinatori delle corporation  più dei loro elettori e nei mesi e negli anni a venire nessuno lo dimenticherà».

Sierra Club elenca quali saranno le conseguenze del populismo trumpiano che doveva salvare la classe operaia bianca e che sta riempiendo le tasche già gonfie dei miliardari: se questo piano passerà, «ci saranno pesanti tagli alle misure di salvaguardia che proteggono l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, i luoghi in cui ci divertiamo e le comunità in cui viviamo affronteranno tagli drammatici e pericolosi. Questo perché il programma gonfia il deficit federale di oltre 1,5 trilioni di dollari» per favorire gli individui e le imprese più ricchi. «Tagliare le tasse per i ricchi, significa tagli al bilancio federale ora e ai programmi salvavita in seguito – dicono gli ambientalisti – Nel frattempo, questo piano aumenta assurdamente le tasse alla classe media per pagare i tagli alle corporation».

Uno dei motivi che hanno spinto la leadership repubblicana del Senato a prendere questo provvedimento è l’abolizione dell’odiato bando definitivo di Barack Obama  sulle trivellazioni nell’Arctic National Wildlife Refuge  e  Sierra Clu fa notare che si tratta di un regalo all’industria dei combustibili fossili, riducendo la protezione di uno delle ultime grandi aree selvagge degli Usa ma anche preferendo le multinazionali Usa alla First Nation dei Gwich, visto che l’Arctic Refuge è la loro terra ancestrale che fornisce loro il sostentamento di cui hanno bisogno.

Anche la presidente del Natural resources defense council Action Fund, Rhea Suh, è molto preoccupata: «Questa è la notizia che speravo di non dover condividere con voi: il Senato ha votato per approvare la disastrosa legge fiscale che consentirebbe, per la prima volta,  la trivellazione petrolifera nell’incontaminato Arctic National Wildlife Refuge dell’Alaska per pagare gli enormi sgravi fiscali per gli inquinatori delle corporation e i super-ricchi. Ora, la Camera e il Senato devono unirsi e trovare un compromesso tra le loro due terribili leggi fiscali. Ciò significa che c’è ancora tempo per noi per impedire che questa polizza per le emissioni fossili venga convertita in legge, ma dobbiamo agire ora».

Intanto gioisce il la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, nota amica della lobby dei combustibili fossili, da sempre sostenitrice delle trivellazioni nell’Arctic Refuge  e presidente della Commissione ‘energia e le risorse naturali del Senato. Già nel 1995, il presidente Bill Clinton aveva posto il veto su una legge per aprire parte del Refuge alle trivellazioni e da allora ogni tentativo delle lobbies petrolifere era stato respinto dal Congresso Usa. Ma ora i repubblicani che controllano sia le Camere del Congresso che la Casa Bianca e i petrolieri hanno buone possibilità di sfondare.

Ma non tutto potrebbe filare liscio come pensano i repubblicani e il pericolo arriva da dove mmeno se lo aspettano: Una dozzina di Repubblicani della Camera hanno scritto una lettera che solleva preoccupazioni sulla possibilità di trivellare petrolio e gas nell’Arctic National Wildlife Refuge e sostengono che l’area protetta «rappresenta un simbolo del forte e duraturo del patrimonio nazionale della nostra nazione. Il destino dell’Arctic Refuge e della sua sensibile pianura costiera è nelle mani del Congresso e dobbiamo garantire un dibattito approfondito su questa questione altamente controversa».

La lettera non menzionava specificamente la legge fiscale, né affermava che i deputati repubblicani “ambientalisti” non la voteranno, ma 8 di loro sono membri del bipartisan Climate Solutions Caucus che ha già dato diversi grattacapi a Trump e al suo governo di ecoscettici.

Inoltre, la lettera fa anche notare che l’apertura alle trivellazioni dell’Arctic Refuge innescherà probabilmente una serie di cause legali che scoraggerebbero le compagnie petrolifere e del gas sad avviare iniziative nella regione e i deputati repubblicani sostengono anche che le risorse di petrolio e gas nel Refuge «semplicemente non sono necessarie per l’indipendenza energetica della nostra nazione» e che l’apertura dell’area allo sviluppo petrolifero metterebbe a rischio  una serie di specie minacciate e in pericolo, dagli uccelli migratori agli orsi polari. Un altro deputato repubblicano, Ryan Costello, ha invitato la Camera Usa a approvare in modo bipartisan le eventuali iniziative sull’Arctic National Wildlife Refuge, stralciandole dalla legge fiscale che prevede che la pianura costiera dell’area protetta venga aperta alle trivellazioni per contribuire a colmare la voragine nel bilancio federale causata dal taglio delle tasse ai ricchi. Il Congressional Budget Office ha stimato che l’apertura della pianura costiera alla trivellazione farebbe incassare 5 miliardi di dollari di tasse in 10 anni. Ma non è chiaro quante e quali compagnie petrolifere sarebbero disposte a investire in un’area così problematica con prezzi del greggio bassi come quelli attuali.

Cone se non bastasse, il 30 novembre lo stesso Senato Usa ha stabilito che l’esplorazione petrolifera nell’Arctic National Wildlife Refuge dovrà essere soggetta a revisioni ambientali da parte del Dipartimento degli interni e che le precedenti decisioni parlamentari in materia violano alcuni regolamenti e leggi ambientali, cosa che ha fatto dire ai democratici che questo potrebbe rallentare o impedire la trivellazione dell’Artico, ma i repubblicani avrebbero già pronto un emendamento filo-pretrolieri per superare il problema.

Comunqu, Trump, nei guai con il Russiagate, sembra voler accelerare i tempi e oggi sarà nello Utah per annunciare il ridimensionamento di due monumenti nazionali istituiti da Obama: Bears Ears  e Grand Staircase-Escalante.  Il 2 dicembre a Salt Lake City migliaia di persone ed esponenti politici hanno espresso la loro solidarietà alle tribù indiane che vivono nel territorio dei due monumenti nazionali e che hanno per loro un enorme valore spiritualmente e che sono ecologicamente molto importanti. Alla manifestazione hanno partecipato le tribù dei nativi americane, rappresentanti dello Stato dell’Utah, molti giovani, imprenditori e artisti che vogliono salvaguardare le terre pubbliche e i loro valori  culturali, ecologici, ricreativi, spirituali e storici.

La direttrice di Sierra Club Usa, Ashley Soltysiak, ha detto: «Lo Utah è il sito di alcune delle terre pubbliche più iconiche, diversificate e mozzafiato, un fatto che non sfugge mai a quelli di noi che hanno la fortuna di vivere qui. Questo assalto ai nostri monumenti nazionali da parte dell’amministrazione Trump è un affronto alle nazioni tribali e a tutti gli Utahn. Questa minaccia alla democrazia non reggerà. Trump non ha decisamente l’autorità legale per sventrare i nostri monumenti nazionali né ha il sostegno del popolo dello Utah per farlo. Migliaia di Utahn oggi hanno alzato la voce, riconoscendo il significato culturale, archeologico e ambientale di queste aree. La manifestazione ha mostrato la forza del sostegno alla sovranità tribale e alle terre pubbliche dell’Utah. In un momento di attacco senza precedenti sulle nostre terre selvagge, Sierra Club si impegna a continuare a sostenere i nostri alleati nella protezione dei confini dei nostri monumenti nazionali e dei diritti tribali».