Taglio del Parco della Lessinia, Legambiente: la Regione Veneto ostaggio degli estremisti venatori

«Il Parco della Lessinia merce di scambio per un voto in Consiglio regionale»

[2 gennaio 2018]

Dopo le modifiche del perimetro del Parco regionale della Lessinia per favorire la caccia nelle aree contigue approvate dalla Regione Veneto – che con un blitz di fine anno ha accolto le richieste del consigliere regionale Stefano Valdegamberi –   interviene Legambiente  Verona che sottolinea: «Lo aveva promesso esattamente un anno fa, quando chiese di inserire la richiesta di revisione dei confini del parco della Lessinia. Un anno dopo, mentre si approva la finanziaria, Valdegamberi annuncia una delibera della Giunta regionale che accoglie la sua richiesta  di ridurre il perimetro del Parco inserendo al suo interno tre “aree contigue” dove sarà permessa la caccia. Con la scusa di una presenza eccessiva di cinghiali, e senza fare una politica seria di contenimento di questa specie invasiva che non fosse dare libero sfogo al fucile, la Regione Veneto decide la strada di smantellare il Parco riducendo la sua capacità di tutelare la natura e innescando un percorso vizioso che non risolverà il problema del cinghiale ma solo a depotenziare le possibilità di un’area protetta messa in discussione dalla lobby venatoria  e dai suoi rappresentanti nelle istituzioni».

Secondo il Cigno Verde veronese, «Vale la pena di ricostruire la vicenda per non restare  prigionieri delle vuote parole di Valdegamberi e per chiarire che il suo è il suo è un inaccettabile ricatto con cui, a fronte del taglio del Parco, esprime voto favorevole alla finanziaria regionale. I fatti sono questi: a seguito dell’articolo 71 del collegato alla finanziaria 2017 fu avanzata dalla stessa Regione Veneto ai Comuni della Lessinia, in data 28 aprile 2017, una richiesta di delibera in cui si avanzasse una proposta di ri-perimetrazione “purché adeguatamente motivata”.  Mentre il Comune di Erbezzo presenta una cartina, senza alcuna motivazione, quello di Bosco Chiesanuova si dilunga, ma poi ammette che “la possibilità di praticare la caccia rappresenterebbe la modifica più significativa delle modalità di fruizione del territorio proposto come area contigua in quanto introdurrebbe una pratica attualmente non prevista”. I due Comuni si dimenticano che la richiesta degli uffici regionali prevede che si tenga conto “dei vigenti vincoli di carattere naturalistico, ambientale, paesaggistico derivanti da provvedimenti normativi, amministrativi o di piano, nel rispetto dei caratteri morfologici e dell’integrità e permanenza degli elementi distintivi del territorio, evitando modificazioni indifferenti alle specificità”. E’ chiaro che in questo procedimento  non c’è alcuna “adeguata motivazione”, solo un regalo alle associazioni venatorie».

Legambiente Verona «denuncia questa bassa pratica di scambio, confida nell’esame attento del provvedimento da parte del Consiglio Regionale, si riserva di agire con tutti i mezzi legali per cancellare questa pessima pagina scritta dalla Regione Veneto. Non ci vuol molto a pensare male. Io do una cosa a te, tu dai una cosa a me. Voto favorevole alla finanziaria in cambio del taglio del Parco. Pessima figura per entrambi. Valdegamberi nella veste di intrallazzatore, la Giunta cieca di fronte ai suoi stessi documenti».

Intanto su Facebook si discute su una misura giustificata con la necessità di ridurre la popolazione di cinghiali e interviene anche il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri: «Quando leggo certe cose resto veramente sconcertato. Al di là delle dietrologie, ma cose si fa nel 2017 a non aver ancora capito che la caccia non è uno strumento per far diminuire la densità di una specie? Chi pratica questa attività persegue un obbiettivo: che la specie (o le specie) di suo interesse sia abbondantissima sul territorio e sopratutto che non diminuisca nel tempo. Basta avere presenti tutte le azioni che vengono fatte per incrementarne artificialmente le densità. Ad esempio, nel caso di lepri e fagiani, vengono immessi animali sul territorio. Nel caso del cinghiale visto che questo è finalmente proibito, ci sono altre tecniche. Dal punto di vista dei cacciatori questo è perfettamente comprensibile. Quello che non è comprensibile e che ci sia qualcuno che crede che i cacciatori possano avere interesse a diminuire la densità della specie che cacciano. Se si vuole diminuire i cinghiali davvero, molto meglio lasciare un parco e far gestire il problema al parco medesimo. Naturalmente a patto che il parco in questione sappia come si fa o, se non lo sa, se lo faccia insegnare da chi lo sa…»

Antonio NIcoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente invita gli agricoltori a  prendere le distanze da Valdegamberi perché «non è amico degli agricoltori ma il teorico e artefice di liberacacccia su cui si è costruito la carriera politica», Quanto alla governance del Parco regionale della Lessinia, Nicoletti fa notare che «Non esiste perché la Regione  Veneto non nomina i vertici ne fornisce risorse ne attua politiche. Il solito trucco la politica che non fa funzionare i parchi per poi fare campagna elettorale sui parchi che non funzionano. È con i cinghiali è lo stesso: sostenere che chi ha creato il problema, la cattiva gestione venatoria, ora risolva il problema sparando sempre e ovunque. Il trucco noi lo abbiamo capito, peccato che ci siano ancora agricoltori e cacciatori per bene che ci cascano».