Come il tango: le formiche del Rio della Plata invadono il mondo

Le formiche invasive possono creare enormi danni ad ambiente, agricoltura e salute umana

[10 maggio 2016]

Formiche di fuoco

Lo studio “Local co-occurrence of several highly invasive ants in their native range: are they all ecologically dominant species?”, pubblicato su Insectes Sociaux da un team di ricercatori argentini, evidenzia che le più terribili formiche invasive vengono tutte dallo stesso luogo: il bacino del Rio della Plata in Argentina.

Come spiega il leader del team di ricerca, Luis Calcaterra, del Conicet della Fundación para el Estudio de Especies Invasivas, «Nel corso degli ultimi 150 anni, passo dopo passo, naturalmente, aiutate dagli esseri umani e/o dal riscaldamento globale, queste formiche hanno poi proceduto a spostarsi dal loro areale nativo in tutte le direzioni. Infine hanno conquistato, il mondo, hanno cambiato la vita umana sulla Terra in modo irreversibile». E Calcaterra e i suoi colleghi si chiedono: «Ma perché le formiche invasive sono, come il tango, più note all’estero che in patria?»

Tra circa 14.000 specie di formiche che vivono sulla Terra, solo poche sono invasive e rappresentano una  minaccia per il pianeta. «Come i ballerini di tango – continua Calcaterra, queste specie sono diventate famose all’estero, ma non per ragioni positive. Queste formiche causano miliardi di dollari di perdite che riguardano l’agricoltura, la salute umana e della fauna selvatica, la sostituzione e la riduzione specie autoctone, anche spingendo alcune specie sull’orlo dell’estinzione. Come i ballerini di tango, queste formiche versatili hanno adattamenti evolutivi per muoversi liberamente in tutto il mondo per stabilire e dominare con successo in nuovi luoghi, con conseguenze devastanti. La maggior parte delle loro invasioni origine nel bacino del Rio della Plata, come nel caso delle formiche di fuoco rosse e nere (Solenopsis invicta e S. richteri ), della formica argentina (Linepithema humile ), della piccola formica di fuoco (Wasmannia auropunctata) e della formica testa grossa sudamericana Pheidole obscurithorax, le cui popolazioni originarie sono state recentemente scoperte in Argentina».

L’altra domanda che si è fatto il team di ricercatori argentini è se queste tremende formiche invasive siano così “cattive” in Patria come nei territori conquistati, ma si sa molto poco delle abitudini di questi insetti nella  loro terra d’origine o sul modo in cui interagiscono con altre formiche autoctone dl Rio della Plata. «In precedenza – spiega ancora Calcaterra – pensavamo che le invasore non fossero dominanti nella loro patria, ma gli studi condotti negli ultimi dieci anni hanno rivelato che alcune di loro possono essere altrettanto ecologicamente dominanti a casa loro come nell’areale dove sono state introdotte. E’ è il caso dell’ aggressivo formica di fuoco rossa, (Calcaterra et al. 2008), ormai diffusa in Nord America, Australia, Cina, Hong Kong, Taiwan, Filippine e alcune isole dei Pacifico e dei Caraibi (al. Ascunce et 2011)».

La formica argentina ha già invaso gran parte delle coste del Mediterraneoe e forma colonie che occupanio fino a 600 km di territorio. La piccola formica di fuoco, i cui maschi e femmine si clonano, produce enormi popolazioni identiche che non competono tra loro. Basta che una sola regina feconda colonizzi un’area per dar vita ad un’invasione. Le Wasmannia auropunctata sarebbero comparse 4 milioni di anni fa in Brasile e da lì i loro cloni si sono irradiati, arrivando circa 380.000 anni fa in Argentina. Ora, grazie alla loro capacità di sopportare basse temperature hanno conquistato anche Entre Ríos e Buenos Aires, ma sono state trovate anche in Israele. A Buenos Aires stanno arrivando specie di formiche mai viste prima e le Nylanderia fulba stanno diventando un bel problema: producono un veleno formico 10 volte più potente di quello di ogni altra formica conosciuta e quando arriva in un’area sloggia tutte le specie autoctone.

Per conoscere meglio il comportamento delle invasore nell’area originaria del Rio della Plata, i ricercatori argentini hanno studiato come le diverse formiche invasive si comportano con le altre specie di formiche autoctone: «Abbiamo studiato le interazioni tra alcune delle formiche più altamente invasive e altre formiche autoctone durante il foraggiamento fuori terra, che a livello locale sono co-presenti in quattro habitat di un’area protetta (Reserva Natural Otamendi) vicino alla città di Buenos Aires. Abbiamo utilizzato un’insieme di trappole a caduta e esche per studiare l’attività giornaliera  nelle comunità di formiche, per determinare l’abbondanza delle formiche nei siti, e questo ci ha mostrato la capacità di ogni specie di scoprire e dominare le risorse alimentari».

Delle 49 specie di formiche che coesistono nella riserva di Otamendi, 5 sono ben note invasore globali: la formica di fuoco nere  S. richteri , la formica argentina L. humile , la  piccola formica di fuoco  W. auropunctata , la formica pazza fulva  Nylanderia fulva, e la formica Brachymyrmex gaucho. Ma solo due di loro, la formica di fuoco nera e la formica argentina erano ecologicamente dominanti, anche se la loro supremazia nel Rio della Plata è molto inferiore a quella registrata nelle aree invase nel resto del mondo, «probabilmente a causa del presenza di formiche concorrenti molto più abili nella loro patria – dice Calcaterra – E’ come per i ballerini locali  discretamente e bravi che sono stati trattati come semidei all’estero, cosa che in effetti spesso accade nel mondo del tango».

A quanto pare, la coesistenza tra tante formiche invasive e le altre autoctone co-dominanti, ma non invasive, nel Rio della Plata è stata aiutata  dalle nicchie ecologiche occupate dalle varie specie e dalle differenze competitive, dalle diverse preferenze ambientali, delle diverse abilità delle esploratrici di scoprire il cibo e dalla capacità di reclutare subito abbastanza operaie per monopolizzarlo. Ma Calcaterra aggiunge che «L’alta diversità delle specie  di formiche e il fatto che le formiche invasive sono per lo più distribuiti a caso nello spazio (non segregato) suggeriscono che la concorrenza abbia svolto solo un ruolo secondario nell’organizzazione delle comunità di formiche. Le altre formiche invasive non erano dominanti nella Riserva, proprio come i ballerini di tango che appaiono mediocri nel loro ambiente locale, molto competitivo. Pertanto, è possibile che la loro posizione dominante nelle  regioni native e dove sono state introdotte nel mondo sia più associata alla loro elevata capacità di colonizzazione aggressiva degli ambienti  (soprattutto antropici) piuttosto che alle loro superiori capacità competitive. Ad esempio, la piccola formica di fuoco è in grado di monopolizzare il cibo solo quando viene reclutato un gran numero di operaie, che raramente possono essere raggiunte a causa della lentezza del lavoro delle esploratrici e del reclutamento per difendere il cibo dai contendenti migliori (a meno che il cibo non sia  nel loro territorio di nidificazione). La piccola formica di fuoco è problematica per lo più in luoghi dove ci sono pochissimi formiche concorrenti, come le isole (ad esempio le Hawaii) o siti antropiche (ad esempio le città, dove anche il tempo è più estremo)».

Per quanto riguarda il tango delle formiche una domanda rimane senza risposta: quali fattori hanno consentito  la comparsa nel bacino del Rio della Plata di tante specie invasive di successo? «A nostra conoscenza – conclude Calcaterra – questa regione rappresenta la porta d’uscita principale per le formiche invasive note e potenziali. Dato che il commercio globale si espande, la diffusione delle peggiori formiche di questa regione del pianeta continuerà ad essere una minaccia per la vita sulla Terra».