Tartarughe marine: proteste dopo il raccapricciante episodio di bracconaggio a Taranto

Tartaruga uccisa e affondata legata a un sasso. Wwf e Legambiente: atto gravissimo

[24 ottobre 2017]

Dopo che il Wwf di Taranto ha denunciato il gravissimo atto di bracconaggio scoperto il 21 ottobre, quando è stata ritrovato il corpo di una tartaruga marina Caretta caretta, prima uccisa e poi legata ad un grosso sasso per trattenere il cadavere sul fondale marino perché non fosse ritrovato, si susseguono le condanne di un gesto tanto ignobile quanto insensato.  Sdegno e rabbia tra gli ambientalisti e i ricercatori, come tra i pescatori che collaborano da anni a TartaLife, il progetto europeofinanziato attraverso il fondo Life+, che punta proprio a ridurre la mortalità delle tartarughe marine durante le attività di pesca professionale.

Al Wwf di Taranto spiegano che «La segnalazione è stata fatta da una pattuglia dell’associazione Arpec Puglia (protezione civile a cavallo) partner per la realizzazione dell’Ecomuseo del Mar Piccolo che ha avvistato immediatamente i volontari del Wwf di Taranto. In seguito al raccapricciante ritrovamento, che è apparso subito come una vera e propria esecuzione, sono state immediatamente allertate le autorità competenti: Carabinieri, Guardia Costiera, Asl ed Aeronautica (la tartaruga è stata infatti rinvenuta presso la S.V.T.A.M. Scuola (Scuola Volontari di Truppa dell’Aeronautica Militare di Taranto) sono accorsi immediatamente sul posto. Di fronte alla gravità dell’accaduto l’ASL ha contattato il magistrato di turno che ha disposto l’avvio di indagini approfondite per individuare l’autore di questo gesto brutale».

La cosa ha fatto ancora più scalpore perché la tartaruga trovata morta era Gaetana, un esemplare di 51,9 Kg e lungo 73 cm, che era stato curato dai volontari dell’Oasi Wwwf di Policoro dopo che era stato recuperato vicino al Parco Cimini a Taranto il 9 gennaio. Gaetana, dopo le cure e la riabilitazione, era stata liberata il 10 aprile.

L’ufficio legale del Wwf ha già avviato tutti gli approfondimenti «per valutare una eventuale costituzione di parte civile contro chi si è macchiato di questo orribile crimine di natura chiede alle autorità competenti di fare piena luce su quanto accaduto individuando al più presto l’autore di questo gesto raccapricciante» e chiede inoltre alle istituzioni di Taranto «un impegno straordinario di sorveglianza contro la pesca illegale all’interno del Mar Piccolo dove la pesca con le reti è vietata oltre che un tavolo permanente sulla salvaguardia del Mar Piccolo».

«La presidente del Wwf Italia, Donatella Bianchi, sottolinea che «Accanirsi barbaramente contro un’innocua e indifesa tartaruga marina è un gravissimo gesto di inciviltà, un vero e proprio crimine di natura che, purtroppo,  il nostro ordinamento ancora non punisce adeguatamente.  In Senato da mesi è fermo il ddl (Cirinna’ – De Petris – Amati) sui reati contro flora e fauna necessario per completare la legge sugli ecoreati, la 68 del 2015 che ad oggi punisce penalmente chi inquina ma non chi uccide specie protette. Cosa aspetta il Legislatore? Forse l’estinzione di specie come la Caretta Caretta, già minacciata da cause accidentali».

Anche per la presidente di Legambiente Rossella Muroni  si tratta di «Un atto orrendo e ingiustificato. Uccidere a colpi di remo una tartaruga Caretta caretta e poi affondarla appesa a un sasso per non farla riaffiorare è un’azione crudele e senza senso. Un esemplare ferito perché finito nella rete o nelle nasse dei pescatori, può essere recuperato e consegnato ai tanti centri di recupero lungo il litorale. Ma i pescatori di frodo oltre a non rispettare le regole che permettono di salvaguardare la biodiversità, si accaniscono anche contro animali inermi»

Alessandro Lucchetti del Consiglio Nazionale delle Ricerche– Istituto di Scienze del Mare di Ancona (Cnr-Ismar), capofila di TartaLife, sottolinea che  «Per fortuna, afronte di alcuni casi come questo, ci sono numerosi pescatori che in linea col progetto TartaLife si impegnano quotidianamente per salvaguardare questi esemplari, sperimentando anche l’uso di reti e palangari opportunamente modificati per evitare la cattura accidentale delle tartarughe».

A TartaLife spiegano che «Ogni anno infatti circa 50mila esemplari di tartarughe marine vengono catturate per errore nei mari italiani; circa 10mila non sopravvivono; la maggior parte viene controllata e reintrodotta in mare direttamente dai pescatori mentre alcune centinaia vengono curate nei centri di recupero distribuiti lungo la costa. Il mare Adriatico risulta essere l’area a maggior rischio (con circa 24mila episodi di cattura all’anno) per le tartarughe marine che frequentano in massa i bassi fondali ricchi di nutrimento. Tuttavia, anche nello Ionio, nel basso Tirreno e nel Canale di Sicilia le catture accidentali sono tutt’altro che rare, a causa, prevalentemente, delle reti da posta utilizzate dalla piccola pesca costiera e delle reti a strascico – responsabili di oltre 20mila episodi di cattura ciascuno – e dei palangari che, con oltre 8.000 catture anno rappresentano uno degli attrezzi da pesca più impattanti».