Tartarughine marine sul tapis roulant e in costume da bagno (VIDEO)

Disorientate dalle luci artificiali ma resistentissime. Le tartarughine marine sono delle crawler machine

[28 dicembre 2017]

Se tutto procede come previsto, una  piccola tartaruga marina appena uscita dall’uovo e dalla sabbia  dovrebbe essere in grado di gattonare dal suo nido verso il mare in un paio di minuti. Questo faticoso trekking avviene solitamente nelle prime 24 ore di vita, quando escono dalle uova che le loro mamme hanno depositato sotto la sabbia e i cuccioli emergono dai loro nidi, e viene indicato come il periodo della “frenesia”. Proprio come dei minuscoli biathleti, le tartarughine si lanciano dalla spiaggia per raggiungere la battigia e poi  nuotano per lunghe distanze fino a raggiungere un luogo “sicuro”. Ma sfortunatamente, le cose non vanno sempre come ha pianificato madre natura

Gli scienziati ritengono che i piccoli di tartaruga marina abbiano un istinto innato che li guida verso l’orizzonte basso più luminoso e lontano dalle alte sagome scure,  il che li orienta verso le onde dell’oceano. Ma l’illuminazione artificiale proveniente da edifici e  strade vicini alla costa attira i piccoli verso terra, dove possono essere mangiati dai predatori, investiti dal traffico stradale o possono affogare nelle piscine. Nei contesti urbani dove è presente questo forte disturbo che le disorienta, le piccole tartarughe marine hanno circa il 50% di possibilità di raggiungere la loro destinazione. Dato che il periodo di “frenesia” è un’attività di gruppo e che numeri maggiori danno più sicurezza alle tartarughine, gli individui separati dal gruppo sono ancora più a ischio.

Alla fine, le piccole tartarughe disorientate riescono a raggiungere il mare spendono enormi quantità di energia perché quello che naturalmente dovrebbe durare un paio di minuti a volte richiede ore. Il problema è che la velocità è la chiave per la loro sopravvivenza, che dipende fortemente dalla loro capacità di nuotare. Nel tentativo di salvare le tartarughe marine in via di estinzione, i ricercatori del Charles E. Schmidt college of science  della Florida Atlantic University hanno condotto il primo studio sul disorientamento dei piccoli di tartarughe marine per esaminare gli effetti fisiologici di una “passeggiata” e di nuoto prolungati rispetto alla norma. Ne è venuto fuori lo studio “The effects of extended crawling on the physiology and swim performance of loggerhead and green sea turtle hatchlings”, pubblicato sul Journal of Experimental Biology  da Sarah Milton e Karen Pankaew della Florida Atlantic University, ha dato dei risultati sorprendenti. «Ciò che ci ha spinto a fare il nostro studio – spiega la Milton, che insegna scienze biologiche –  è stato il desiderio di capire cosa succede a questi cuccioli dopo aver passato ore a strisciare sulla spiaggia perché sono disorientati associato, Volevamo sapere se sarebbero stati in grado di nuotare anche dopo aver strisciato per 500 metri o più, il che, per completarlo, potrebbe richiedere fino a 7 ore».

Lo studio ha coinvolto 150 piccoli appena usciti da 27 nidi di tartarughe marine comuni (Caretta caretta) e 18 nidi di tartarughe verdi (Chelonia mydas) nelle spiagge della Contea di Palm Beach. I piccoli sono stati rilasciati nell’oceano nei loro habitat naturali subito dopo essere stati raccolti dai loro nidi. Gli obiettivi dello studio erano quelli capire quanta energia i piccoli di tartarughe marine consumino camminando  a terra su lunghe distanze e determinare se le distanze di avvicinamento al mare influenzassero la loro performance iniziale di nuoto per la dispersione in mare.

Milton e Pankaew hanno portato le tartarughine in laboratorio dove, per simulare la “passeggiata” sulla spiaggia hanno utilizzato piccoli tapis roulant  con un’illuminazione simulata, che i piccoli seguivano mentre gattonavano sul tapis roulant. Per determinare le performance delle tartarughine dopo aver camminato sul tapis roulant, i piccoli sono stati messi in un acquario equipaggiati con un mini “costume da bagno” appositamente progettato.  Così le ricercatrici sono riuscite a misurare il consumo di ossigeno e l’accumulo di lattato durante il periodo di “frenesia” dopo l’uscita dal nido e  durante il nuoto frenetico. Mentre le tartarughine nuotavano, i ricercatori hanno anche misurato i livelli di respirazione e  quanto velocemente stavano remando con le loro pinne.

Per verificare che le simulazioni di laboratorio sul tapis roulant  rappresentassero bene il disorientamento reale, le ricercatrici  hanno anche condotto studi sul campo. Direttamente sulla spiaggia, hanno osservato il comportamento normale delle tartarughine e quello dei piccoli disorientati e la loro fisiologia, valutando quale distanza i cuccioli strisciavano sulla spiaggia, quanto tempo ci voleva e quanto spesso e per quanto tempo si riposavano. Poi la Milton e la Pankaew  hanno confrontato il comportamento e i marcatori metabolici sul campo con quelli degli esperimenti di laboratorio e i  risultati coincidevano.

La Milton sottolinea: «Siamo rimasti completamente sorprese dai risultati di questo studio. Ci aspettavamo che i cuccioli sarebbero stati davvero stanchi per il lungo strisciamento e che non sarebbero stati in grado di nuotare bene. Abbiamo scoperto che non è così caso e che in realtà sono delle crawler machine. Si arrampicano e riposano, gattonano e riposano ed è per questo che non erano troppo stanchi per nuotare».

Si tratta certamente di una buona notizia, ma la Milton e la Pankaew avvertono che c’è un altro grosso problema: «Anche se i cuccioli hanno incredibili abilità fisiche che consentono loro di gattonare per ore quando sono disorientati, finiscono per trascorrere più tempo sulla spiaggia, aumentando in altre parole le loro possibilità di essere mangiati o feriti».

La Milton conclude: «Uno degli obiettivi della Florida fish and wildlife conservation commission è quello di ridurre il disorientamento dei cuccioli e il nostro studio fornisce la base scientifica per sostenere le ordinanze sull’illuminazione durante la stagione di schiusa delle tartarughe. Dobbiamo tutti bisogno di fare la nostra parte per aiutare a conservare questi incredibili animali».

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