Dopo pochi mesi dalla morte, il partner ha abbandonato il suo branco

Il tenero lutto “umano” della piccola scimmia uistitì del Brasile (VIDEO)

La custodia compassionevole del maschio dominante verso la sua compagna morente

[16 aprile 2014]

Nello studio “Responses towards a dying adult group member in a wild New World monkey” pubblicato su Primates un team di ricercatori brasiliani e britannici sottolinea che «il comportamento di custodia compassionevole verso i membri morti del gruppo degli adulti era stato segnalato come unico per gli esseri umani e scimpanzé» invece la loro ricerca descrive dettagliatamente la reazione di un  maschio di uistitì comune (Callithrix jacchus) dominante, alla morte accidentale della femmina dominante del suo gruppo. Secondo i ricercatori «il maschio ha mostrato comportamenti verso la femmina morente che assomigliavano a quelli degli scimpanzé e degli esseri umani».

Gli uistitì comuni vivono circa 10 anni, e la coppia aveva già generato 8 figli, probabilmente in queste piccole scimmie neotropicali  il lungo rapporto  tra la coppia dominante, che in questo caso durava da almeno tre anni e mezzo, e il loro status sociale del gruppo possono aver contribuito alla risposta comportamentale del maschio.

Nello studio si legge che «Il maschio ha impedito agli individui giovani di avvicinarsi alla femmina morta, un comportamento precedentemente osservato negli scimpanzé. I dati forniscono un interessante spaccato dei comportamenti di cura compassionevoli nei primati del Nuovo Mondo così come nei sistemi di  relazione di coppia degli uistitì comuni. Queste sono osservazioni rare e quindi le loro descrizioni dettagliate sono essenziali se vogliamo creare una comprensione comparativo e migliore della tanatologia dei primati umani e non umani».

La femmina di uistitì (chiamata F1B) era precipitata accidentalmente da un albero, sbattendo la testa contro un oggetto sul terreno, e il maschio (M1B) l’ha confortata mentre stava morendo. Gli scienziati aggiungono un’altra scoperta molto “umana” a questo comportamento stupefacente: dopo pochi mesi dalla morte della sua compagna il maschio dominante ha abbandonato il suo branco e non ha più fatto ritorno.

La leader del team di ricerca, Bruna Martins Bezerra, che lavora sia per l’universidade Federal di  Pernambuco che la School of Biological Sciences dell’università di Bristol, ha assistito alla scena mentre studiava  il branco di uistitì che vivono in un frammento di foresta atlantica nel nord-est del Brasile e che il ricercatori brasiliani e britannici osservano da anni, conoscendo tutti i 12 individui che lo compongono e le relazioni tra le scimmie tra loro. Al momento della morte della femmina dominante nel gruppo c’erano 4 maschi adulti, 3 femmine adulte, 3 giovani e due neonati. «Il comportamento più notevole in questo periodo è venuto dal maschio dominante M1B – riferiscono i ricercatori – dopo 45 minuti, il maschio ha notato la femmina stesa sul terreno».  M1B si è avvicinato a F1B che agonizzava ed è restato insieme a lei prima di vederla morire. «Lui è andato subito da lei – ha detto la Bezerra a BBC Nature – Il maschio ha lasciato due cuccioli  che stava curando su un albero, è sceso verso la sua partner e l’ha abbracciata. Si è seduto accanto a lei, cercando di interagire con lei, per la successiva ora e 48 minuti».  Dopo la morte della femmina il maschio l’ha abbracciata ed annusata ed ha anche scacciato i membri più giovani del gruppo dal corpo della sua compagna, spostando delicatamente i cuccioli che cercavano di avvicinarsi F1B sul terreno. «Osservare l’approccio del maschio dominante alla sua femmina morente, la sua dolce cura e attenzione verso di lei, mi ha lasciata sbalordito», ha detto la Bezerra.

Altri ricercatori avevano già visto comportamenti simili nelle grandi scimmie. E’ famoso l’esempio di una femmina di scimpanzé moribonda che era stata attaccata da un leopardo, con una scimmia più anziana che aveva tenuto lontano da lei  i membri immaturi del branco. Perché alcuni primati non umani impediscano ai giovani di avvicinarsi ai membri morenti del loro branco resta un mistero. Tra l’altro i giovani uistitì sono noti per prendersi cura dei loro parenti feriti. Ma i ricercatori avvertono che non bisogna “antropomorfizzare”  episodi simili, perché la rarità e la complessità di queste osservazioni rende molto difficile valutare come i primati non umani percepiscano la morte. Ad esempio, durante l’interazione, M1B ha cercato di copulare con F1B, cosa che può essere spiegata con il fatto che gli uistitì spesso usano il sesso per rafforzare i legami sociali, come fanno i bonobo, i primati più simili agli esseri umani. Mentre consolava la sua compagna morente M1B emetteva anche richiami di allarme che gli uistitì utilizzano di solito quando vedono un uccello predatore, ma nella zona in quel momento non c’era nessun rapace..

La Bezerra ha spiegato a BBC Nature: «Non è chiaro se l’aspetto sessuale dell’interazione del maschio con la sua partner, o i sui richiami di allarme, siano stati fatti a causa di dolore o per la natura stressante della situazione. La situazione stressante potrebbe essere la causa dei comportamenti “fuori contesto” effettuati dal maschio. Tuttavia, potremmo anche ipotizzare che i comportamenti potrebbero essere state eseguiti per  innescare una risposta da parte della femmina ferita».

I ricercatori sospettano che la femmina fosse incinta al momento della sua morte e questo potrebbe contribuire a spiegare perché il maschio dominante ha abbandonato il suo branco. La Bezerra sottolinea: «E’ tutto molto speculativo, ma negli esseri umani, la mortalità e la malattia sembrano aumentare notevolmente poco dopo la perdita di un compagno da lungo termine. Lo stress emotivo e la sofferenza contribuiscono alla cattiva salute ed alla mortalità durante il  lutto. Il maschio dominante non aveva apparenti lesioni fisiche prima o subito dopo la morte della femmina dominante. E’ possibile che almeno alcuni dei fattori che contribuiscono alla mortalità negli esseri umani dopo la morte di un compagno possano aver ugualmente interessato  il ​​maschio dominante. Il maschio ha perso il sostegno della sua femmina dominante».

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