Terreni abbandonati: una legge per la “riforma agraria” e la green economy nelle aree montane italiane

Un’iniziativa contro l’abbandono a Caramanico Terme

[24 novembre 2017]

Milioni di ettari di terreno, nelle aree pedemontane e montane d’Appennino e di parte delle Alpi, un tempo coltivate ed utilizzate, prevalentemente, per un’economia agro-zootecnica di sussistenza, legata alla sopravvivenza delle comunità locali, sono oggi non solo incolte, ma prive di qualsiasi inserimento in una prospettiva produttiva e di valorizzazione territoriale. Dopo la seconda grande emigrazione, degli anni ’50-’60 del secolo scorso, infatti, oltre ad un significativo svuotamento dei centri abitati dell’Appennino, che ha portato, in molti casi, ad un quasi dimezzamento delle popolazioni che abitavano i nostri centri pedemontani e montani, si è determinato, inesorabilmente, anche un progressivo e profondo abbandono degli interessi e delle attività di coltivazione e di allevamento condotte alle falde delle nostre montagne. Questo abbandono, che sembra essere irreversibile, non tanto dal punto di vista dell’interesse nei confronti di certe attività produttive, ma quanto, piuttosto, rispetto alle barriere di carattere burocratico e procedurale che impediscono un facile ed immediato “ritorno” alla gestione dei fondi, rischia di determinare, nei prossimi anni, una completa esclusione della montagna non solo dai processi di ripresa economica del nostro Paese, ma anche e soprattutto dalle opportunità di tipo ambientale e culturale che una programmata, oculata, sostenibile ri-occupazione di questi territori potrebbe significare, non da ultima, la tutela di certi tipi di agro-ecosistema che, fino ad alcuni anni or sono, sono stati baluardi di specie vegetali e faunistiche, per altro oggi tutelate dalla normativa europea.

Alcuni dei principali problemi, in tal senso, sono rappresentati dalla cosiddetta “polverizzazione” della proprietà fondiaria e dall’impossibilità di rintracciare proprietari ed eredi dei terreni incolti, così come anche di beni immobili, perché, in molti casi, emigrati da molti anni, deceduti, o irreperibili.

E’ partendo da queste considerazioni che Il Comune di Caramanico Terme, Legambiente, Anci hanno promosso per oggi l’iniziativa di studio “Tornare alla Terra – iniziative e innovazione normativa per il recupero dei terreni abbandonat”, patrocinata da Uncem Fondazione Montagne Italia, e dal Parco Nazionale della Majella, nel tentativo di «individuare e avviare un percorso giuridicamente solido e tecnicamente efficace che sappia delineare un nuovo scenario di attenzione sul ruolo che detti territori possono avere nella nuova, anzi rinnovata “idea” della montagna, in termini produttivi, ecologici, culturali, in piena sinergia con la normativa europea, con i Piani di Sviluppo Rurale, con gli effetti istitutivi dei Parchi, con la riorganizzazione delle competenze degli enti locali, e in una rinnovata e concreta azione di prevenzione del rischio idrogeologico, di contrasto all’abbandono delle aree interne, di stimolo all’imprenditoria giovanile.

A partire dalle ore 15.00, esperti giuristi, tecnici forestali e rappresentanti delle istituzioni si ritrovano al Convento delle Clarisse a Caramanico Terme per dare avvio alla possibilità di un momento di innovazione normativa che porti i Comuni ad avere un ruolo definito e diretto nella gestione delle problematiche relative all’accorpamento fondiario.

Partecipano, tra gli altri, Francesco Pastorelli, direttore Cipra –  Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, Raoul Romano, Centro politiche e bioeconomia del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, Giacomo Nicolucci, Diritto dell’ambiente università di Urbino, la senatrice Angelica Saggese, della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare, e il deputato Enrico Borghi, presidente dell’Intergruppo parlamentare per la montagna.