Testo unico forestale, Legambiente: «Sì, ma…»

Può garantire e rafforzare la più grande infrastruttura verde del Paese se verranno superati i dubbi e le perplessità emerse nel dibattito pubblico

[5 marzo 2018]

Il Decreto legislativo sulle foreste e le filiere forestali, o Nuovo codice forestale o Testo unico Forestale, è un provvedimento che a nostro avviso va nella direzione di sviluppare una politica nazionale efficace e coordinata del patrimonio forestale, in grado di fornire un chiaro indirizzo e riferimento per le Regioni nell’ambito della gestione forestale sostenibile e responsabile. Ma non ci sfugge che molto del successo e l’efficacia di questo provvedimento, dipenderà dall’attenzione con cui saranno scritti i decreti attuativi e come questi garantiranno che le norme regionali siano coerenti con la visione e la prospettiva delineata dal Testo.

Per questa ragione le polemiche sollevate da molti sulla bontà del provvedimento in fase di approvazione, li dobbiamo considerare dei contributi utili a migliorarne la qualità e l’efficacia, a meno che queste osservazioni non siano mosse dal pregiudizio o dalla volontà di impedire che, anche in questo settore, il nostro Paese si possa dotare di strumenti legislativi e operativi più efficaci e razionali. Non è mai troppa, e non sempre è adeguata, la partecipazione e il contributo dei portatori di interesse ai processi che vedono la stesura e l’approvazione delle leggi e sappiamo bene che il dibattito pubblico ed i processi partecipati alle scelte strategiche, siano leggi o opere pubbliche, nel nostro Paese è abbastanza carente. In questo caso si poteva sicuramente fare di più, ma qualcosa è stato fatto sebbene alcuni lo giudichino inadeguato, ma non dobbiamo dimenticare che questo provvedimento nasce da una delega del Parlamento al Governo inserita nel Collegato agricolo (art.5 Legge 154/2016) con l’obiettivo di armonizzare la normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali. E’ il Parlamento che ha deciso questo tipo di percorso, affidando la delega al governo e non mantenendo la potestà della responsabilità diretta del percorso legislativo in materia, che ha condizionato di molto la qualità del confronto di una materia, quella dei boschi e delle foreste, in cui le competenze dello Stato in materia esclusiva di tutela dell’ambiente devono contemperare quelle in capo alle Regioni e Province Autonome per quanto riguarda la gestione, la pianificazione e programmazione. Se non si tiene conto di tutti questi fattori, a partire dai “limiti” delle competenze statali e regionali, si fa fatica a capire la reale portata di una norma che deve obbligatoriamente trovare un equilibrio tra il compito di emanare apposite linee guida, attribuito al Ministero delle politiche agricole e forestali e al Ministero dell’ambiente, e quello di definire le linee di tutela, conservazione, valorizzazione e sviluppo del settore forestale nel territorio di loro competenza attraverso la redazione e la revisione dei propri piani forestali che spetta alle Regioni e P.A. Ed è in questo delicato equilibrio tra le diverse competenze, e spesso tra le diverse visioni e difesa di interessi, che si gioca la partita vera che porterà ad uniformare le leggi regionali ai principi del Testo unico forestale. Così come sarà importante per tutti, per chi è favorevole al testo ma anche per chi esprime dubbi legittimi, seguire la stesura e l’approvazione dei decreti attuativi che saranno il frutto della concertazione tra Stato e Regioni. E qui sta la vera sfida, che va al di là della manichea adesione ad uno degli opposti schieramenti, e ci interroga su come vigilare affinché l’iter legislativo complessivo garantirà la sostenibilità degli ecosistemi forestali del nostro Paese e il loro ruolo strategico nelle politiche che riguardano il clima, la biodiversità, la manutenzione e la sicurezza idrogeologica del territorio.

Infatti dopo l’approvazione del Testo unico non si conclude la discussione, ma inizia il lavoro più complicato di armonizzazione delle leggi regionali alla nuova norma nazionale, attraverso una serie di atti di indirizzo che il ministero delle politiche agricole e forestali adotterà d’intesa con le Regioni e coordinandosi con il ministero dell’Ambiente e quello dei Beni culturali, per garantire il coordinamento unitario del Decreto che richiama alcuni concetti molto importanti, ma contiene alcune criticità e alcuni dubbi interpretativi che se meglio declinati avrebbero evitato polemiche e accuse in alcuni casi fuori misura. Perciò, se è vero che il meglio è nemico del bene, vale anche il principio che si può sempre migliorare una proposta con una maggiore analisi dei dubbi sollevati e utilizzare gli atti ministeriali e le intese con le Regioni per fugare i dubbi su un provvedimento che riprende in tante parti le indicazioni e le proposte che in questi anni anche Legambiente ha avanzato.

Tra queste, in primo luogo il Testo Unico Forestale riconosce il patrimonio forestale nazionale, che ammonta a 11,8milioni di ettari pari al 39% del territorio nazionale, come parte del capitale naturale nazionale e come bene di interesse pubblico, e al contempo promuove la gestione forestale sostenibile del nostro patrimonio forestale. Non dobbiamo dimenticare infatti il ruolo strategico delle foreste in Italia, alla base di una vera e propria “catena di valore” grazie al prezioso e delicato utilizzo delle sue risorse ai fini della produzione di beni e servizi.

Attraverso il provvedimento si intende promuovere l’economia montana e lo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali, e favorire un razionale utilizzo del suolo, attraverso il recupero produttivo delle proprietà frammentate e dei terreni incolti o abbandonati con il sostegno di forme di gestione associata delle proprietà forestali, tenendo anche conto che il 32,4 % dei boschi è di proprietà del demanio Statale, regionale o comunale.

Viene dato ampio risalto alla pianificazione e programmazione strategica per il settore forestale attraverso alcuni strumenti come la Strategia Forestale Nazionale, di durata ventennale e in attuazione di quella Europea, che definisce gli indirizzi nazionali per la tutela, valorizzazione e gestione attiva delle foreste e delle filiere. Un deciso passo in avanti si prevede per la Pianificazione forestale, che oggi interessa solo il 15% dei nostri boschi, stabilendo che i Piani Forestali Regionali saranno adottati in coerenza con la Strategia Forestale Nazionale anche per prevenire i rischi idrogeologici e mitigare gli effetti del cambio climatico. Mentre i Piani Forestali di Indirizzo Territoriale saranno gli strumenti di pianificazione riferiti a comprensori territoriali omogenei finalizzati al mantenimento e alla valorizzazione delle risorse silvo-pastorali e, infine, i Piani di Gestione Forestale che sono riferiti a un ambito aziendale dovranno garantire la tutela e la valorizzazione della gestione attiva delle foreste.

Un punto fondamentale del provvedimento riguarda le aree di pregio naturalistico e tutelate, che sono il 27,5% dei nostri boschi e che saranno gestite secondo i criteri coerenti con le specifiche misure in materia di conservazione di habitat e specie di interesse nazionale e internazionale. Nel Testo sono fatte salve le misure di tutela previste per le aree protette, per la Rete ecologica istituita ai sensi della Direttiva Habitat e Uccelli, e possono essere promossi sistemi di Pagamento dei Servizi Ecosistemici generati dalle attività di gestione forestale sostenibile, richiamando espressamente il divieto di sostituzione dei soprassuoli di specie forestali autoctone con specie esotiche in applicazione del Regolamento Comunitario sulle specie alloctone invasive (Regolamento UE 1143/20014).

Con il contributo del Ministero dei Beni Culturali si è raggiunto un accordo per disciplinare la viabilità forestale, vietando il transito ordinario sulle strade e piste forestali, e garantendo il loro utilizzo anche per finalità di vigilanza, di tutela dagli incendi e di salvaguardia ambientale. Con un successivo decreto, coordinato tra i Ministeri e d’intesa con le Regioni, saranno approvate le disposizioni quadro per definire i criteri minimi nazionali sulle caratteristiche della viabilità forestale e silvo-pastorale.

Viene promossa la formazione e l’aggiornamento degli operatori forestali, anche per garantire la tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio, e vengono istituiti elenchi e albi delle imprese che operano nel settore forestale e ambientale, anche tramite la promozione dell’associazionismo fondiario e la costituzione di consorzi e cooperative. Un comparto economico, questo, che interessa 80.000 imprese e coinvolge 400mila addetti e che necessita dunque di misure per valorizzare il capitale umano, se consideriamo che il settore continua comunque a importare l’80% delle materie prime dall’estero, spesso provenienti dai tagli illegali di Paesi extra UE, in cui vi è una mancanza di leggi adeguate, una scarsità di controlli efficaci e un sistema sanzionatorio poco severo.

Si prevede di dare un forte impulso alla crescita della certificazione forestale, alla tracciabilità dei prodotti forestali in applicazione del regolamento FLEGT per garantire la trasparenza delle filiere forestali e per contrastare il commercio di prodotti e legname di provenienza illegale in attuazione di norme europee e internazionali, l’utilizzo dei prodotti forestali certificati nelle politiche di acquisto pubblico di prodotti verdi, la valorizzazione della bioeconomia forestale e delle produzioni legnose e non legnose di qualità.

Abbiamo citato tanti contenuti della legge che vanno nella direzione di rafforzare e valorizzare il nostro patrimonio forestale, ma al tempo stesso il provvedimento contiene alcune criticità per quanto riguarda la possibilità di una trasformazione del bosco, e delle relative opere compensative per opere realizzate in aree boscate. Su questo punto è necessario un approfondimento, per evitare che questa possibilità si interpreti in maniera estensiva, e si conceda di realizzare interventi in deroga in aree in cui i boschi svolgono funzioni di protezione diretta degli habitat. Aspetti questi su cui terremo alta l’attenzione, chiedendo e attuando una partecipazione attiva alla discussione sui decreti attuativi e all’intero iter legislativo che seguirà all’approvazione del testo unico, auspicando che da una rinnovata e puntuale partecipazione degli stakeholders il testo possa migliorare o, quantomeno, essere meglio compreso e condiviso

di Antonio Nicoletti

responsabile nazionale Aree protette e biodiversità di Legambiente