Il bracconaggio è la minaccia principale

E’ il Tiger Day, ma per le tigri c’è molto poco da festeggiare

Wwf: «Sconosciuti i numeri esatti delle tigri ancora presenti in natura»

[29 luglio 2014]

Nella giornata mondiale dedicata alle tigri, il Wwf  ricorda che «E’ una delle specie indubbiamente a maggiore rischio, le diverse popolazioni  selvatiche si trovano ad affrontare il sempre più concreto rischio di estinzione in alcuni Paesi a causa anche della mancanza di informazioni precise sullo status delle popolazioni che non consente di definire le azioni urgenti ed inderogabili da promuovere».

Quattro anni fa al “Summit Tiger” di San Pietroburgo, in Russia,  la popolazione mondiale di tigri selvatiche era stata stimata in un minimo di 3.200 individui ed allora tutti i paesi ancora interessati alla presenza della tigre in natura si erano impegnati per  l’obiettivo Tx2, cioè il raddoppio del numero delle tigri selvatiche entro il 2022. Michael Baltzer, capo della Wwf Tigers Alive Initiative, sottolinea che quella cifra di 3.500 tigri era solo una stima: «Nel 2010 molti Paesi non avevano intrapreso sistematiche indagini nazionali sulla tigre. Ora molti lo hanno fatto o lo stanno facendo, ma non tutti, lasciando grandi vuoti nella nostra conoscenza e dubbi sul reale status che sembra ogni giorno sempre più grave. Fino a quando non sapremo  quante tigri esistono e dove sono, non possiamo sapere il modo migliore per proteggerle».

La più grande minaccia er questi grandi e possenti felini viene dal bracconaggio: «Insieme con avorio e corno di rinoceronte, la pelliccia e le ossa di tigre sono molto richieste in tutta l’Asia – spiega il Wwf – Le statistiche del Network Traffic, la rete di monitoraggio del commercio della fauna selvatica promossa da Wwf  e Iucn, evidenziano che  un minimo di 1.590 tigri sono state interessate dai sequestri avutisi tra gennaio 2000 e aprile 2014. Ciò rappresenta una media di due animali uccisi a settimana, ma i livelli di bracconaggio reali sono suscettibili di essere significativamente più alti proprio perché per sua natura il mercato illegale sfugge ai controlli».  Gli ambientalisti temono che i Paesi che non svolgono indagini nazionali  potrebbero perdere le loro popolazioni di tigre a causa dei bracconieri senza rendersene conto e dicono che «Questo potrebbe già essere avvenuto per alcuni Paesi dove i segni di presenza delle tigri anche nelle aree protette sono sempre meno».

La realtà è che «Le tigri sono in serio pericolo – dicono al Panda –  La popolazione di tigri selvatiche è diminuita del 97% negli ultimi 100 anni e potrebbe sparire del tutto nel prossimo decennio se non si inverte velocemente la tendenza.  Il Wwf è stato una forza trainante del “vertice Tiger” e rimane una forza importante dietro la porta del Tx2 globale, ma questo deve essere un impegno per tutti noi» .

In India, Nepal e Russia che svolgono indagini nazionali periodiche nel rispetto anche degli impegni presi, ci sono stime abbastanza certe del numero di tigri presenti sul territorio, numeri che saranno presto noti anche per  Bhutan, Bangladesh e Cina, che stanno per effettuare indagini, mentre non ci sono dati per Malaysia, Indonesia, Thailandia, Myanmar, Laos, Cambogia e Vietnam.

Gli ambientalisti sottolineano che «Nelle foreste del Laos come del Vietnam il ruggito della tigre è sempre più labile, questi Paesi così come tutti gli altri del Sud Est asiatico stanno assistendo ad una rapido depauperamento delle loro risorse, intere foreste stanno sparendo per sopperire alla domanda globale dell’industria del legname o per la crescita della agricoltura, inoltre propri da questi due paesi passano importanti rotte del commercio illegale verso la Cina per i prodotti del wildlife».

A questi Paesi il Wwf chiede di effettuare indagini  con urgenza ed a tutta la comunità internazionale ed ai quei governi che hanno rapporti commerciali con questi Paesi «Un impegno per salvaguardare e gestire con responsabilità ed in maniera sostenibile le risorse di quegli Stati. Occorrono 6-12 mesi per pianificare  indagini nazionali sistematiche  e un minimo di un anno per completarle, così queste indagini devono iniziare ora se un dato aggiornato sul numero globale di tigri in natura deve essere rilasciato nel 2016, quando si sarà percorsa metà della strada tracciata verso l’obiettivo Tx2 al 2022».

Baltzer conclude: «Siamo a più di un terzo della strada per il 2022. Dobbiamo passare ad un ritmo più veloce e determinato se speriamo di raggiungere l’obiettivo Tx2».