Torbiere del Sebino, alla presidente col fucile non piacciono gli ambientalisti

Non rinnovata la convenzione. Gic e Lac: vendetta per la revoca di capanni e bunker

[10 marzo 2017]

Secondo Gruppo d’intervento giuridico (Gic) e Lega per l’abolizione della caccia  (Lac) «La realtà supera sempre la fantasia», soprattutto quando si tratta  della Riserva naturale orientata regionale “Torbiere del Sebino”, sul lago d’Iseo,  istituita dalla Regione Lombardia nel 1984  e tutelata da un vincolo paesaggistico e Zona umida di importanza internazionale della convenzione di Ramsar, nonché Sito di importanza comunitario (Sic) e Zona di protezione speciale (Zps).

Un’area nota perché per anni ai suoi confini era stata autorizzata  dalla Provincia di Brescia «una vera e propria “linea Maginot” di capanni e bunker di caccia , anche galleggianti», dicono Lac e Gic che, con una durissima campagna legale ,  hanno fatto revocare le autorizzazioni di buona parte dei capanni e bunker di caccia.

Un’iniziativa che non deve essere piaciuta molto alla presidente del Consiglio di gestione della Riserva, Emma Soncini, candidata alle elezioni europee per Forza Italia ed esponente del mondo venatorio bresciano, che ama farsi fotografare con la sua doppietta. Secondo il Gic è infatti per questo che la Soncini «non ha voluto rinnovare per il 2017 la convenzione per la vigilanza volontaria per quattro soldi all’anno con varie associazioni ambientaliste, così come la collaborazione scientifica con il Gruppo Ricerche Avifauna, reo di aver affermato e documentato scientificamente il pesante impatto della caccia sull’avifauna presente nella zona umida. Una ripicca tanto penosa quanto rivelatrice della statura di chi l’ha fatta. Nulla cambia per chi da anni sta lottando per la legalità e la salvaguardia ambientale».

In un comunicato congiunto Lega per l’Abolizione della caccia e Gruppo d’intervento giuridico denunciano che la presidente della Riserva naturale Torbiere del Sebino ha estromesso le associazioni ambientaliste e gli ornitologi che si battono per il rispetto della legge: «Ufficialmente non sono neppure (giustamente) rappresentati nell’ente gestore, ma il provvedimento appena preso dalla presidente dimostra inequivocabilmente, ancora una volta, che i cacciatori hanno ampia voce in capitolo nella gestione della Riserva naturale delle Torbiere del Sebino. Uscita parzialmente sconfitta dalla battaglia che la Lega per l’abolizione della caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno portato avanti per anni per la rimozione della cintura di appostamenti di caccia acquatici e terrestri che ancora oggi circonda in parte l’area protetta, la lobby venatoria ha avuto la sua vendetta con il recentissimo azzeramento della convenzione che l’ente gestore aveva in essere con la stessa Lac (e con altre associazioni ambientaliste) per la vigilanza volontaria all’interno delle Torbiere: quasi 700 ore di servizio svolte nel 2016 di controllo e servizio accoglienza visitatori svolto dai volontari a costo quasi “zero”. Un identico stop ha riguardato anche la collaborazione scientifica con il Gra, quel Gruppo ricerca avifauna che mesi fa aveva finalmente avuto il coraggio di affermare ciò che tutti sapevano: i capanni di caccia galleggianti hanno una incidenza fortemente negativa sull’avifauna».

Gic e Lac fanno notare che «Formalmente l’origine del mancato rinnovo di questa doppia convenzione è stata spiegata dalla presidente Emma Soncini, una cacciatrice, con la necessità di un azzeramento legata alla legge regionale che impone l’accorpamento di parchi e riserve. In realtà l’accordo poteva essere tranquillamente rinnovato, ma dato che la presidente deve rispondere del suo operato ai cacciatori ha optato per una scelta dal chiaro significato politico: allontanare anche fisicamente dalla Riserva chi ha avuto la determinazione e la capacità di lavorare per il rispetto della legge e per la tutela dell’area protetta».