Toscana, se il paesaggio fa corsa a se

[22 giugno 2015]

cipressi toscana chianti

Specie in Toscana di paesaggio nell’ultimo anno si è tornati a discutere con grande impegno e determinazione, che ha suscitato anche sul piano nazionale molto interesse. Un dibattito in cui si sono registrate anche vivaci polemiche e contrasti tra gli stessi promotori della legge in merito, poi approvata non senza strascichi e contraddizioni. Un aspetto che finora però non è emerso chiaramente è che proprio sul paesaggio lo Stato è intervenuto con il nuovo Codice dei Beni culturali, i cui effetti negativi meriterebbero maggiore attenzione e considerazione. Infatti quel Codice, molto apprezzato anche da importanti personalità impegnate nella difesa dell’ambiente e molto critiche giustamente nei confronti dei ritardi e degli errori del Parlamento come del governo, ha introdotto due norme che sicuramente  non hanno contribuito ad affermare quei nuovi concetti presenti nella Convenzione europea del paesaggio firmata a Firenze, grazie ai quali il paesaggio dovrebbe essere sempre più ponte tra cultura e natura. Ragion per cui tutto il territorio è considerato paesaggio, e non più solo quello a cui fa esplicito riferimento l’art 9 della Costituzione. Articolo non a caso in cui si cercò senza successo di introdurre appunto uno specifico riferimento anche all’ambiente.

L’articolo 135, comma 1 che pure nelle prime stesure prescriveva che il piano paesaggistico elaborato congiuntamente da Stato e Regioni si estendesse all’intero territorio regionale in quella forma definitiva e ora vigente assume invece come area da assoggettare a co-pianificazione quella limitata ai “beni paesaggistici”, e cioè agli immobili vincolati a norma delle leggi del 1939, alle categorie della legge Galasso e alle loro integrazioni. Norma che si aggiunge a quella non meno penalizzante rispetto a quell’integrazione e raccordo tra natura e cultura con la quale si è sottratto ai piani dei parchi il paesaggio. Norma fissata dalla legge quadro sui parchi del 1991 e passata più volte senza intoppi al vaglio della Corte.

Essendo partiti dalle vicende toscane non è difficile proprio nella nostra Regione trovare conferma nelle esperienze positive di questa vecchia norma, sia nel parco della Maremma giunto a suoi 40 anni e in quello di San Rossore redatto da Cervellati e di poco più giovane. Degli effetti negativi della nuova norma ci si può rifare invece alla situazione delle Apuane, il cui Parco regionale traballa e non riesce a dotarsi di un piano che non può dipendere soltanto da quello paesaggistico previsto anche dalla recente legge regionale. Le prime reazioni del Parco alla nuova legge non sono state infatti sicuramente quelle che molti si auguravano, tanto è vero che si è proceduto per ora solo a immettere nell’Ente parco un rappresentante dei marmisti. Ora la nuova giunta regionale, proprio in ragione delle sue due leggi da poco approvate, dovrà rimetterci le mani perché i parchi possano svolgere il loro ruolo a tutto campo.

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