In Toscana spiaggiati 21 cetacei e 43 tartarughe marine nell’ultimo anno

[30 giugno 2016]

spiaggiamenti toscana cetacei tartarughe

In qualità di organo tecnico della Regione Toscana, e relativamente alle attività di monitoraggio dei grandi vertebrati marini proprie dell’Agenzia, ARPAT ogni anno produce un report sulle attività svolte in merito al recupero dei cetacei e delle tartarughe in Toscana.

La rete regionale per il recupero di cetacei e tartarughe spiaggiate lungo le coste toscane, ed il conseguente intervento sugli esemplari in difficoltà o ormai morti, consolidata anche grazie alle attività del progetto transfrontaliero Gionha (2009-2011), è oggi definita soprattutto grazie alle attività di coordinamento della Regione Toscana e del suo Ossevatorio Toscano Biodiversità (ex OTC), regolato dalla nuova L.R. 30/2015, le cui competenze erano state ampliate dal 2013 anche in materia di tutela e conservazione delle tartarughe marine.

L’Osservatorio rappresenta il coronamento naturale di anni di lavoro e di studio di molte realtà presenti sul territorio, che hanno messo a disposizione il loro patrimonio scientifico e le esperienze svolte per condividere un sistema integrato di approccio allo studio dei cetacei e delle tartarughe, ma anche al loro ruolo di indicatori di qualità delle acque marine.

Per quanto riguarda alcune specie, i dati relativi agli spiaggiamenti (1986-presente), raccolti da ARPAT e comunicati in tempo reale alla banca dati nazionale, potrebbero permettere di stimare alcuni parametri demografici, soprattutto per le specie più comuni (per esempio, la stenella).

Per quanto riguarda i cetacei, nel 2015 si sono registrati 21 eventi di spiaggiamento: 8 stenelle, 9 tursiopi, 1 capodoglio, 1 grampo, 1 balenottera comune, 1 individuo che è rimasto indeterminato a causa del pessimo stato di conservazione della carcassa (da attribuire comunque a un piccolo cetaceo).

Nel corso del 2015 sono state recuperate anche 43 tartarughe marine: 42 appartenenti alla specie più comune Caretta caretta, 1 appartenente alla molto rara, e solo occasionale per il nostro mare, tartaruga liuto Dermochelys coriacea.

Si conferma che spesso la causa di morte per questi animali è rappresentata dalla cattura accidentale da parte di attrezzi da pesca, soprattutto reti da posta e palamiti.

Parlando di tartarughe, degno di nota, per lo scorso anno, il ritrovamento di un nido di C.caretta, con la presenza di numerosi piccoli vivi fuoriusciti dalla sabbia, gusci di uova ormai schiusi, alcuni piccoli morti e uova non schiuse, segno tangibile della prima segnalazione certa di nidificazione di questa specie in Toscana.

Per la prima volta quest’anno sono stati inseriti anche i dati sugli avvistamenti, catture accidentali e spiaggiamenti dei grandi pesci cartilaginei in Tosana, dati estratti dal più ampio progetto di monitoraggio a livello mediterraneo MEDLEM.

Nello specifico si tratta di 11 segnalazioni (per un totale di 29 animali, 27 vivi e 2 morti), di tre diverse specie, di cui 8 avvistamenti e 3 cattura accidentale causata da attrezzi da pesca. Gli 8 avvistamenti hanno riguardato 26 esemplari, 18 diavoli di mare (Mobula mobular) e 8 verdesche (Prionace glauca). Le catture, effettuate con canna da pesca e palangaro per pesce spada, hanno invece riguardato due squali mako (Isurus oxyrhincus).

Per ognuno di questi tre gruppi animali, il report 2015 sui ritrovamenti toscani contiene la scheda dettagliata di ogni esemplare recuperato e, per dieci cetacei e sei tartarughe, il referto necroscopico redatto a cura dei veterinari dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana (IZSLT), sede di Pisa.

Su questi esemplari, benché non sempre le carcasse presentassero buone condizioni di conservazione, è stato infatti eseguito un esame anatomo-patologico completo, ricerche batteriologiche, virologiche, parassitologiche, istologiche, sierologiche, genetiche e biotossicologiche. In relazione a queste ultime va specificato che i contaminanti specifici per i cetacei quali PPCB, Hg e pesticidi sono stati ricercati dall’Università di Siena.

Anche per quast’anno ARPAT, con il suo Settore Mare, ha portato avanti l’indagine sulle abitudini alimentari di cetacei, tartarughe e squali (attraverso l’analisi del contenuto stomacale), che ha lo scopo di fornire informazioni per lo studio e la ricostruzione della rete trofica marina ma anche la raccolta di informazioni sulla presenza di plastiche nei tratti gastro-intestinali di questi animali, sulla base anche di quanto richiesto dalla Direttiva Marine Strategy (MSFD 2008/56/CE). Nel 2015 si sono recuperati ed analizzati 9 stomaci di cetacei e 4 di tartaruga.

Tutto il lavoro svolto durante quest’anno sottolinea, ancora una volta, la complessa e proficua collaborazione tra tutti i soggetti presenti sul territorio, regionale e nazionale:Ministeri Ambiente e Salute, ARPAT, OTB, IZSLT di Pisa, Università di Siena, Banca Dati Spiaggiamenti, Università di Padova, ASL territoriali, centri di recupero e ospedalizzazione di Grosseto e Talamone, Acquario di Livorno, WWF, CETUS, Parchi e AMP.

Relativamente ai soli cetacei, il 2015 si è concluso in linea con la media del trend storico toscano: 16 animali/anno. Per quanto riguarda le tartarughe si è registrato un progressivo incremento nei recuperi in Toscana a partire dal 1990. Questo non è da attribuire ad un reale aumento della mortalità di questi animali ma piuttosto ad una maggiore efficienza della rete regionale di recupero, che ha avuto un incremento della sua attività ed una migliore organizzazione, soprattutto nel flusso dell’informazione, a partire dal 2007, grazie alle attività del progetto Gionha ed alla costituzione dell’OTC (oggi OTB).

Testo a cura di Cecilia Mancusi, ARPAT