Tra Expo di Milano e ministero dell’Ambiente, chi si occupa dei parchi?

[3 aprile 2015]

Nel recente incontro nazionale in San Rossore sul rilancio dei parchi abbiamo avuto conferma di una situazione in costante aggravamento, che richiedeva ormai urgenti interventi. Rinvii comunque giustificati non erano più possibili. Abbiamo chiesto anche per questo un incontro al ministro Galletti, con cui volevamo riprendere un discorso già avviato fruttuosamente con il ministro Orlando.

Avevamo e abbiamo messo a punto per questo precise proposte in grado innanzitutto di mettere intorno ad un tavolo i ministero, regioni, enti locali e parchi. Un tavolo per concordare impegni e interventi.

Qualche timido segnale l’avevamo registrato anche in alcune regioni, dove le cose nel complesso  non vanno molto meglio che sul piano nazionale. Basta vedere quanto i parchi nazionali anche storici faticano a insediare regolarmente i loro organi; direttivi, comunità del parco, direttori.

Non parliamo poi dei piani, dei progetti indispensabili per fruire dei finanziamenti a partire da quelli comunitari. Per avere un’idea dello stato confusionale della situazione basta d’altronde scorrere le cronache di stampa e web.

Ecco perché troviamo molto grave che il ministro dell’Ambiente abbia ignorato finora, e continui a ignorare, non solo la nostra richiesta ma l’esigenza di far assumere al ministero le responsabilità che gli competono. Abbiamo letto che Galletti considera un passaggio importante anche per le aree protette l’Expo di Milano. Anche noi riteniamo che lo sia, ma per fare e decidere cosa? E’ così difficile riunire al ministero stato, regioni, enti locali, associazioni ambientaliste? Eppure anche le vicende del Senato hanno confermato – ce ne fosse stato il bisogno – che tutti i pretesti sui limiti della legge quadro che ci legherebbero mani e piedi si sono rivelati per quello che erano: scuse penose per non assumersi alcuna responsabilità. Non sarebbe l’ora di cambiar musica?

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