Tutta l’attenzione per tigri, rinoceronti ed elefanti e i bracconieri fanno strage di altri animali

Traffico illegale di fauna selvatica, l’India peggio della Cina?

[11 giugno 2014]

A New Delhi il 9 giugno si è tenuto un summit per  prendere misure per proteggere specie della fauna selvatica, come ad esempio pangolini, uccelli, tartarughe e squali, il cui commercio illegale in India è poco conosciuto ma molto esteso.

Dalla riunione, alla quale hanno partecipato esperti di fauna selvatica, policy makers, scienziati, ricercatori, ambientalisti, funzionari dei servizi forestali e del ministero dell’ambiente e rappresentanti delle forze dell’ordine è emerso un quadro preoccupante e in gran parte sconosciuto del bracconaggio in India, dove ogni anno vengono, catturati, venduti e mangiati migliaia di pangolini, varani, tartarughe, squali ed uccelli protetti

Shekhar Kumar Niraj, che dirige Traffic Indi, ha spiegato che «Mentre la minaccia rappresentata dal commercio illegale di specie selvatiche per alcuni degli animali selvatici più iconici dell’India, come la tigre e il rinoceronte indiano, sono ben pubblicizzate, anche molte delle specie meno conosciute dell’India stanno rapidamente scomparendo a causa del bracconaggio, ma il loro destino resta in gran al di fuori dei  radar. I pangolini sono fortemente minacciati perché sono oggetto di un colossale commercio illegale a livello internazionale, ma la loro situazione è poco pubblicizzata nel mondo della conservazione o nella cerchia dei media. Ance altri, come il varano, la mangusta, le tartarughe stellate, le lucertole dalla coda spinosa, le tartarughe di acqua dolce marine hanno bisogno di attenzione immediata».

I varani, in particolare il varano del Bengala, una volta erano comuni in tutta l’India, ma sembrano in rapido declino perché sono diventati uno dei bersagli preferiti dei bracconieri e del commercio illegale. Poco o nulla si sa sui livelli di commercio illegale o del suo impatto su specie come oloturie, cavallucci marini o il boa indiano delle sabbi, chiamato “serpente a due teste”, per il quale c’è un boom di richieste a causa delle superstizioni legate a questo rettile.

Traffic, l’organizzazione che controlla il traffico di fauna selvatica creata da Wwf ed Iuc,n  è molto preoccupata per la situazione in India di queste specie meno conosciute ed ha avviato una campagna di sensibilizzazione della gente e dei politici.

Proprio per far luce su quella che sembra una vera e propria crisi della biodiversità indiana Traffic, Wwf India, Wildlife Crime Control Bureau (Wccb) e Wildlife Protection Society of India (Wpsi) hanno organizzato il meeting di New Delhi durante il quale è anche stato presentato un poster sul commercio illegale di uccelli tessitori ed un  opuscolo sul commercio di squali in India, che puntano ad aiutare le forze dell’ordine e le altre parti interessate ad applicare le leggi e le necessarie salvaguardie.

La crescente domanda di uccelli protetti indiani è attualmente una delle principali preoccupazioni per la salvaguardia dell’avifauna autoctona, protetta dal Wildlife (Protection) Act del 1972, ma che ancora viene catturata e venduta senza problemi. Una recente inchiesta di Traffic alla fiera degli animali di Sonepur ha rivelato che solo li venivano venduti migliaia di uccelli di almeno 20 specie protette. Il commercio di uccelli è fiorente anche in altre zone  dell’India, comprese metropoli come Calcutta, Mumbai, Hyderabad e Bangalore. Ravi Singh , segretario e direttore generale del Wwf India, intervenendo al meeting, ha detto che «La biodiversità in India è gravemente minacciato da una serie di fonti. La crescente concorrenza per le risorse naturali e l’aumento conflitto uomo-natura minacciano la sopravvivenza di numerose specie presenti negli habitat ricchi di fauna selvatica dell’India. In aggiunta a queste minacce, il fiorente commercio illegale di specie di fauna selvatica e dei suoi articoli e derivati ​​pone anche una grave minaccia per numerose specie importanti di flora e fauna, con la possibilità di influire seriamente sulla salute e l’equilibrio dei nostri ecosistemi. Mentre l’impatto e la gravità di questo è evidente per le specie iconiche come la tigre, l’elefante e rinoceronte, il commercio illegale di articoli della fauna selvatica e animali vivi ha anche seri impatti su flora e fauna meno note».

Anche il direttore del Wccb, Kamal Dutta , ha sottolineato che «La questione cardine è quella di considerare cosa mettere a fuoco nella nostra attenzione è centrale per la preoccupazione che circonda le specie meno conosciute nel commercio. Il monitoraggio sistematico attraverso indagini e iniziative avanzate sul campo, come le guide d’identificazione per il personale di polizia e maggiori sforzi di sensibilizzazione attraverso le  storie sui media, potrebbe essere la strada da seguire per far sì che la fauna selvatica in India si rifletta in tutta la sua gloria, oltre la tigre».

Una preoccupazione che ha pure Belinda Wright, direttrice esecutiva del Wpsi, che ha concluso: «Il focus è sulle mega-specie, mentre gli animali meno conosciuti valutati nel commercio illegale di specie selvatiche vengono tranquillamente e sistematicamente spazzati via. In alcune aree, gang professionali di bracconaggio alla tigre stanno ora concentrandosi sul lucroso commercio del pangolino. Questa è una tragedia in fieri e dobbiamo fare qualcosa prima che sia troppo tardi».