Tragedia delle Gole del torrente Raganello, Cnr: in Italia troppi eventi simili

Le Guide alpine: «L’outdoor è il regno del caos, è ora di fare qualcosa!»

[23 agosto 2018]

Il Cnr ricorda in una nota che «Non è la prima volta che gruppi di escursionisti vengono colti di sorpresa da improvvise piene torrentizie. Soprattutto nel periodo estivo, temporali e piogge intense possono indurre un repentino aumento delle portate dei torrenti in bacini montani. Ad aggravare la pericolosità dei queste piene è la presenza dell’abbondante detrito lungo il letto del torrente che, una volta preso in carico dalle acque turbolente, viene trasportato verso valle, aumentandone la forza distruttiva».

Secondo il Cnr, dagli anni ’80 fino all’estate 2017 in Italia si erano già registrati  almeno 10 eventi di questo tipo con 23 vittime tra i turisti e sottolinea che «La peculiarità di questi eventi è la concomitanza di più fattori: la morfologia che costringe le acque ad incanalarsi e corrivare velocemente, l’intensità delle piogge e la presenza delle persone lungo i sentieri o i canyon.  Tra questi ricordiamo il forte temporale che nell’estate del 1991 colse di sorpresa un gruppo di ragazzi a pochi metri dal rifugio Brentei in Trentino. Sette di loro vennero schiacciati dai massi che, per effetto della intensa pioggia abbattutasi in quota, cominciarono a muoversi verso valle. Era proprio tra quei massi nel canalone che i ragazzi accompagnati da un seminarista, avevano in realtà cercato rifugio dalla pioggia. Nell’agosto del ‘96 a rivelarsi fatale per due giovani ragazzi è stato un bagno tra le polle e le cascate del Riomagno nei pressi di Seravezza (LU). Una inattesa quanto mai improvvisa ondata di piena causata dai forti temporali travolse prima la ragazza e successivamente il suo amico nel tentativo di prestarle soccorso. Sempre in agosto, nel 1999 in Val Chiavenna un gruppo di scout che campeggiava su delle palafitte costruite nel greto del torrente Febbraro, venne sorpreso da un’ondata improvvisa causata da un forte temporale avvenuto in quota durante la notte. In quella occasione tre giovani ragazze persero la vita. Più vicino ai nostri giorni, nell’agosto 2015 a trovare la morte è stato un ragazzo che aveva deciso di passare qualche giorno in campeggio libero lungo il torrente Cordar in provincia di Biella. I forti temporali hanno improvvisamente ingrossato le acque del torrente strappando via la tenda e trascinando la vittima a valle. Ma nello stesso mese del 2015 un altro evento tragico ha coinvolto dei turisti in Abruzzo. In questo caso un fiume di acqua e massi ha travolto una famiglia di quattro persone mentre stavano salendo un sentiero lungo il canalone che porta al nevaio del Gran Sasso. Improvvisamente lo scenario meteo è mutato, forti ed improvvise piogge si sono abbattute sull’area generando un carico di acqua e detriti che ha trascinato a valle la madre che nella tragedia ha perso la vita. A dare l’allarme è stata la figlia di 12 anni che solo nel tardo pomeriggio è riuscita a scendere a valle e a far soccorrere padre e fratellino».
Il Cnr conclude: «Come si evince dalla descrizione di alcuni di questi eventi a costituire un grande pericolo è la combinazione della presenza di forti temporali e il regime torrentizio dei corsi d’acqua montani la cui portata può aumentare di alcuni metri cubi in pochissimo tempo. Malgrado i progressi delle moderne tecnologie per le previsioni meteorologiche, le piogge di breve durata e alta intensità, frequenti in estate e che evolvono velocemente nello spazio e nel tempo, restano ancora difficili da prevedere con accuratezza».

Dopo Legambiente, sulla tragedia delle Gole del Raganello interviene anche Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio nazionale delle Guide alpine italiane che, dopo aver fatto le condoglianze alle famiglie delle vittime, ricorda che  «Nessuna Guida alpina faceva parte del gruppo, nessuna Guida alpina è rimasta coinvolta. Eppure di “guide” si sente parlare nei fatti accaduti, sebbene la legge italiana stabilisca che le attività outdoor che si svolgono a livello professionale in ambiente impervio o con utilizzo di dispositivi e di tecniche alpinistiche siano prerogativa esclusiva delle Guide alpine. Fra queste rientra a tutti gli effetti l’attività del canyoning, perché richiede l’uso di tecniche e materiali alpinistici (corda, imbraghi etc.), pertanto in Italia l’unico professionista abilitato ad accompagnare e ad insegnare la pratica del canyoning è la Guida alpina specializzata in questa disciplina. Ma nel mondo delle attività outdoor vige da tempo il caos più assoluto, al quale le Guide alpine da 10 anni chiedendo ai governi di mettere mano per un riordino delle professioni del settore: un appello rimasto troppe volte inascoltato. È ora di fare qualcosa!»
Cesa Bianchi aggiunge: «Non vogliamo entrare nel merito della vicenda del Raganello, che non ci è nota  e non si tratta di puntare il dito contro nessuno. Vogliamo però ricordare con forza che il canyoning non è una banale attività ricreativa ma è attività alpinistica a tutti gli effetti, perché richiede l’uso di tecniche e materiali alpinistici (corda, imbraghi etc.) e in Italia la professione di Guida alpina, ossia l’accompagnamento professionale su terreno impervio o in attività alpinistiche o che richiedano attrezzature di derivazione alpinistica, può essere esercitata soltanto da chi sia iscritto negli appositi albi professionali. Non è un caso che sin dal 1998 il Collegio Nazionale delle Guide alpine abbia voluto introdurre un apposito corso di specializzazione nel settore del canyoning: a questo corso possono accedere le Guide alpine che, regolarmente iscritte negli albi, intendano approfondire la loro formazione nel settore. Di fatto il canyoning in Italia è una specialità riservata alle Guide alpine. Intendiamoci, non si può pensare che l’accompagnamento di una Guida alpina metta al riparo da tutte le sciagure. E’ però sicuro che chi esercita la professione di Guida alpina, che è una professione protetta al pari dell’ingegnere e dell’avvocato e ne è vietato l’esercizio senza avere conseguito il titolo, abbia superato corsi ed esami estremamente severi, tutti incentrati sulle tematiche della sicurezza nell’accompagnamento. Anzi, semmai il problema è proprio questo: il curriculum di una Guida alpina è estremamente composito, caratterizzato da una formazione lunga ed oggettivamente onerosa. Per questo finisce con il dissuadere i molti che, forti di una certa esperienza sulle montagne o nelle forre di casa propria, si inventano una professione d’accompagnatore turistico su terreni alpinistici, correndo anche qualche rischio d’esercizio abusivo».

 

Infatti, per conseguire il titolo di Guida bisogna fare un esame d’ammissione a un corso di formazione della durata di 2 anni e un esame per ottenere il titolo di Aspirante Guida alpina e poi ancora un altro anno e mezzo di corsi e un esame finale. La formazione va dall’escursionismo in montagna all’arrampicata su ghiaccio e roccia, dallo sci alpinismo all’alta quota, per imparare sia le tecniche che a “leggere” e interpretare l’ambiente nel quale  si opera, sempre diverso, sempre mutevole e potenzialmente pericoloso. Insomma, imparare a ridurre i rischi al minimo possibile.

Cesare Cesa Bianchi conclude: «Sono ormai 10 anni che il Collegio Nazionale delle Guide alpine si propone di sensibilizzare sui temi della sicurezza in ogni forma di accompagnamento su terreno impervio o con tecniche e dispositivi di derivazione alpinistica. Nel 2017 abbiamo presentato una proposta di revisione della legge professionale all’Ufficio per lo Sport costituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, competente per la professione di Guida alpina. Con la modifica di pochi articoli della legge, la proposta si proponeva di istituire figure minori di Guida alpina competenti in specifici settori, uno di essi appunto il canyoning, da esercitarsi però sempre dopo avere superato esami d’ammissione, corsi di formazione ed esami finali limitati allo specifico settore ma ispirati ai principi della sicurezza che appartengono alla tradizione e alla cultura delle Guide alpine italiane. Purtroppo, questa proposta è rimasta lettera morta. E’ ora di fare qualcosa. È ora di mettere ordine in questo caos professionale che caratterizza il settore dell’outdoor e che va a scapito dei frequentatori e degli appassionati, che hanno il diritto di essere tutelati. Speriamo che il nuovo governo si faccia carico di ciò che hanno voluto ignorare i precedenti».