Trapianto sostenibile della Posidonia oceanica con il progetto Life Seposso

Arpat impegnata con il Settore Mare, tra i partner l’Autorità portuale di Piombino

[6 ottobre 2017]

Con ottobre è iniziato l’impegno del Settore Mare dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat)  nel  progetto Life Supporting environmental governance for the Posidonia oceanica sustainable transplanting operations (Seposso), Oltre ad Arpat, i partner del progetto sono  il capofila Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l’Autorità portuale di Piombino, l’università degli studi di Roma ”Torvergata”, l’università di Palermo, l’Iamc-Cnr di Castellammare del Golfo (Trapani), Setin – Servizi Tecnici Infrastrutture e Vesenda.

Cecilia Mancusi, del  Settore Mare Arpat, spiega che  «Il Life Seposso ha l’obiettivo di implementare e diffondere sistemi e strumenti a sostegno di efficaci processi di controllo per valutare l’ottemperanza dei reimpianti di Posidonia oceanica, realizzati come opera di compensazione e a supporto della pianificazione di questa attività di reimpianto per i diversi portatori d’interesse, tecnici ed amministratori, coinvolti in tale tematica, in conformità con la legislazione ambientale dell’Unione».

L’Arpat ricordano che «Le praterie di Posidonia oceanica costituiscono uno degli ecosistemi di maggior pregio ambientale dell’ambiente marino costiero mediterraneo (habitat e specie protetti ai sensi di: Direttiva Habitat1992/43/CEE, Convenzione di Berna, Convenzione di Barcellona). È noto che esse sono oggi in forte regressione in tutti i paesi dell’area mediterranea e tale problematica è maggiormente sentita in prossimità dei grandi centri urbanizzati. Tra le diverse cause di degrado di tipo antropico, le praterie di P. oceanica sono spesso interessate da opere e infrastrutture costiere come porti, istallazione di cavi e condotte, opere di difesa costiera, che per la loro realizzazione comportano la rimozione di porzioni di prateria con conseguente frazionamento e perdita dell’habitat».

La Mancusi sottolinea che «In Italia, le prescrizioni di specifici decreti della Commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale individuano il reimpianto come uno strumento di mitigazione e compensazione del danno indotto sulle praterie di P. oceanica da tali opere e infrastrutture costiere. Gli interventi di reimpianto, infatti, sono in grado da un lato di accelerare la colonizzazione lenta tipica della prateria, dall’altro di favorire il ripristino dell’ecosistema degradato. Poiché il reimpianto non deve essere utilizzato come alibi per favorire uno sviluppo indiscriminato della fascia costiera a discapito dell’integrità dell’ambiente marino, e in particolare degli habitat prioritari, è necessario prevedere per tali attività un’adeguata e specifica pianificazione ed efficaci strumenti di controllo del buon esito degli interventi stessi. Infatti, l’efficienza di un reimpianto di P. oceanica è legato a molteplici fattori attinenti la fattibilità e la modalità di realizzazione di queste attività e il loro relativo controllo, in linea con quanto specificato nelle Direttive Europee sulla Valutazione d’Impatto Ambientale(2015/52/EC) e sulla Pianificazione dello Spazio Marittimo (2014/89/UE)».

Il Life Seposso durerà 36 mesi e ci si aspetta che alla fine il progetto produca: «un Sistema di gestione dati di supporto al controllo dei reimpianti e la redazione delle prescrizioni VIA; Linee Guida e Manuali Tecnico-scientifici di supporto alle decisioni per la fattibilità e modalità degli interventi di reimpianto di P. oceanica e su best practices attinenti le procedure operative e le tecniche per un reimpianto; corsi teorici inerenti il percorso decisionale per la fattibilità e modalità dei reimpianti e materiale per la divulgazione scientifica dei risultati».