Tre orsi morti in Abruzzo, la Società italiana per la storia della fauna scrive al ministro Costa

«La causa? La stessa che nel 2010 provocò, probabilmente con la stessa dinamica, la morte di un’altra orsa e del suo cucciolo: un vascone in cemento per la raccolta dell’acqua piovana, privo dei più elementari dispositivi di sicurezza»

[19 novembre 2018]

La tragica scomparsa di un’orsa con i suoi due cuccioli dell’anno annegati in un vascone per la raccolta dell’acqua piovana (di cui abbiamo dato conto qui: https://shar.es/aagC0q) ha spinto la Società italiana per la storia della fauna a rivolgersi direttamente al ministro per l’Ambiente Sergio Costa, sollecitando un suo intervento nella gestione della residua popolazione di orso marsicano, per il quale la Società ha recentemente chiesto anche la creazione di una banca genetica. L’aspetto grottesco della vicenda, di per sé drammatica, è che nella stessa vasca, otto anni fa, sono morti annegati un’altra orsa con un cucciolo. Pur se la vasca incriminata si trova al di fuori dei confini del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, nella sua Zona di Protezione Esterna, la Società sottolinea l’amara convinzione che si sarebbero dovute assumere ben altre iniziative atte ad escludere il ripetersi di un simile disastro.

Stimato Ministro Costa,

a neppure un mese dalla conclusione del nostro convegno di Bologna, nel corso del quale si è sottolineato, indistintamente da parte di tutti i relatori, il valore unico della popolazione appenninica di orso bruno marsicano, siamo costretti a registrare l’ultimo tragico episodio: la scomparsa di tre esemplari in un colpo solo, un maschio e due femmine, queste ultime di particolare valore per il futuro della sottospecie.

La causa? La stessa che nel 2010 provocò, probabilmente con la stessa dinamica, la morte di un’altra orsa e del suo cucciolo: un vascone in cemento per la raccolta dell’acqua piovana, privo dei più elementari dispositivi di sicurezza.

Nonostante questo primo incidente, che avrebbe potuto coinvolgere drammaticamente anche un bambino, era da attendersi un intervento, deciso e risolutivo, da parte delle Istituzioni preposte alla tutela dell’orso marsicano ed al controllo del territorio.

E invece? Quattro paletti di legno e un po’ di recinzione, giusto per tacitare la propria coscienza, pur nella consapevolezza di dover contenere la forza e la determinazione di un orso. Un intervento decisamente risibile, quando sarebbero state sufficienti poche centinaia di euro per dotare quella maledetta trappola di una copertura con grata metallica o di una adeguata rampa di risalita.

Il nostro orso marsicano è da anni ormai palestra di improvvisazioni, di bizzarri pareri tecnici, di passerelle politiche, e finora si è salvato solo grazie alla provvidenziale istituzione del Parco nazionale d’Abruzzo, nell’ormai lontano 1922.

La difesa del nostro patrimonio naturale richiede, Signor Ministro, competenza, decisione e coraggio. Non è questione da affidare a pallidi e incompetenti burocrati. Per di più con un sistema delle aree protette ormai allo sbando, con parchi nazionali da anni in attesa delle nomine di presidenti, direttori o consigli direttivi, ostaggio di appetiti di partito.

Ci rivolgiamo a Lei perché intervenga con la dovuta autorevolezza e determinazione scongiurando l’ennesima perdita di una eccellenza italiana.

di Corradino Guacci, presidente della Società italiana per la storia della fauna