Trichechi contro Shell. Gli ambientalisti fanno causa al governo Usa per le trivellazioni nell’Artico

[12 novembre 2014]

Vi ricordate i trichechi affollati sulla spiaggia dell’Alaska? Earthjustice  ha intentato una causa contro il Fish and Wildlife Service  Usa per conto di una coalizione ambientalista formata da Alaska Wilderness League, Center for Biological Diversity, Greenpeace, Resisting Environmental Destruction on Indigenous Lands e Sierra Club. Gli ambientalisti accusano l’agenzia faunistica del governo statunitense di consentire alla multinazionale petrolifera Shell di mettere a rischio le principali aree di alimentazioni delle popolazioni di trichechi del Pacifico (Odobenus rosmarus divergens) con le concessioni per le trivellazioni petrolifere che dovrebbero prendere il via nel 2015.

Le minacce ai trichechi causate dal continuo ritiro dei ghiacci marini sono emerse in tutta la sua drammaticità quando 35.000 di questi animali hanno cercato rifugio e riposo affollandosi in una spiaggia dell’Alaska. Nel mare dei Chukchi le conseguenze per i trichechi, che dipendono dal ghiaccio per riposarsi, per allevare i loro cuccioli  piccoli, alimentarsi ed  evitare i predatori sembrano disastrose.

Nel settembre 2012 l’estensione del ghiaccio marino artico ha raggiunto il suo nuovo minimo storico, che è stato solo circa la metà della superficie coperta in media nel periodo 1981-2010. Nel 2014, il ghiaccio marino si è ridotto a 5,02 milioni di Km2, la sesta estensione più bassa da quando vengono effettuate misurazioni satellitari.

Come spiegano le associazioni ambientaliste, i trichechi ora devono  nuotare fino a 100 miglia in mare aperto da queste aree costiere per  raggiungere le zone di alimentazione nel mar dei Chukchi e cibarsi di bivalvi ed altre specie sul fondo. Inoltre questi animali, che raggiungono anche 1.700 kg di peso, sono vulnerabili alle fughe precipitose e possono rimanere schiacciati quando sono costretti ad utilizzare le zone di riposo costiere, quindi «Il regolamento dell’U.S. Fish and Wildlife mette questi mammiferi già a rischio direttamente in pericolo, consentendo le rischiose operazioni delle compagnie petrolifere in aree chiave per il foraggiamento dei trichechi nel Mare dei Chukchi».

Il regolamento adottato dal Fish and Wildlife Service e contestato da Earthjustice permette di «Avere contatti accidentali con i trichechi in relazione alle attività petrolifere e gasiere», anche se l’agenzia governativa ha riconosciuto che molti trichechi potrebbero essere influenzati negativamente nelle zone di habitat cruciali come l’Hanna Shoal. La Shell Oil intende avvalersi del regolamento federale già nel 2015, si tratta della stessa multinazionale che nel 2012 è stata messa sotto inchiesta ed è stata multata dopo numerosi incidenti e fallimenti nei suoi tentativi di trivellare il fondale del Mar Glaciale Artico. «Solo la Shell – dicono gli ambientalisti – può definire un successo il suo lavoro nella regione».

Earthjustice sottolinea che «Le operazioni petrolifere hanno il potenziale per cacciare trichechi lontano dalle aree di foraggiamento ricche di cibo, innescare fughe precipitose e danneggiare gli animali con forti ed assordanti esplosioni sismiche. La trivellazione rischia di produrre fuoriuscite di petrolio catastrofiche che non possono essere bonificate nelle condizioni artiche».

Secondo l’avvocato di Earthjustice Erik Grafe «Il Fish and Wildlife Service deve fare un lavoro molto migliore per proteggere le mamme ed i cuccioli di trichechi  che lottano per sopravvivere nel Mare dei Chukchi che sta cambiando drasticamente. La sfida di oggi è quella di cercare di proteggere i trichechi dalla sofferenza potenziale di un danno grave e dalle molestie per mano di companies come la Shell Oil, che ha nafragato e si è incendiata durante i suoi sforzi di trivellare nel Mar Glaciale Artico nel 2012. I trichechi sono già sotto lo stress tremendo da cambiamento climatico, la loro casa il ghiaccio marino si sta letteralmente sciogliendo.  Senza analisi adeguate, le norme impugnate aggiungerebbero altro disturbo ai trichechi,  consentendo di trivellare e rischiando fuoriuscite di petrolio nelle aree più importanti per il cibo ed il  riposo. C’è di più, la trivellazione accelererebbe il cambiamento climatico che sta già causando così tanti problemi ai trichechi».

Per Cindy Shogan, direttrice esecutiva dell’Alaska Wilderness League, «I trichechi sono il canarino nella miniera di carbone dell’Artico. Non possiamo ignorare i segnali e gli impatti del cambiamento climatico nella regione artica. Il dipartimento degli interni deve proteggere meglio trichechi ed il fragile Mar Glaciale Artico con il suo litorale che stanno scomparendo per i danni provocati dalle  grandi compagnie petrolifere, come Shell. L’aggiunta della trivellazione in questo già pericoloso mix è sconsiderata ed irresponsabile».

Anche per Rebecca Noblin, del Center for Biological Diversity, «L’ultima cosa di cui i trichechi dell’Artico hanno bisogno è della sporca trivellazione in mezzo al loro più importante habitat. E’ il momento che e compagnie petrolifere la smettano di infilare le loro trivelle dove non devono e che l’ U.S. Fish and Wildlife Service finalmente ristabilisca la legge».

John Deans della Arctic Campaign di Greenpeace è convinto che «Shell sta mettendo il tricheco dell’Artico tricheco in doppio pericolo. Il loro mondo si sta sciogliendo a causa della sete avida delle compagnie petrolifere che vogliono più combustibili fossili, ed ora la loro potrebbe essere sotto una minaccia imminente di uno sversamento della Shell. L’amministrazione Obama deve mettere in atto regolamenti sani che proteggano specie sensibili come questa».

Michael Jasny, direttore marine mammal protection del Natural Resources Defense Council è molto critico con l’agenzia faunistica federale: «Il Fish and Wildlife Service prima decide e dopo pensa. Prima di tutto ha fatto i fatti, mettendosi d’accordo con poche big oil corporations, invece di pensare alle decine di migliaia di mamme trichechi che devono nuotare su enormi distanze prima di ritornare a riposare ed a nutrire i loro piccoli».

Robert Thompson di RedOil attacca direttamente l’operato dell’agenzia governativa: «I trichechi sono già sottoposti ad un grande stress da cambiamento climatico. Questo regolamento permetterebbe ai trivellatori di petrolio di far rischiare ulteriori danni alla specie senza una corretta analisi e mitigazione. I rischi sono troppo grandi, se la trivellazione provocasse una fuoriuscita di petrolio, non ci sarebbe alcun modo per ripulirla o contenerla e le conseguenze potrebbero essere catastrofiche».

Dan Ritzman, diretto per l’Alaska della campagna Wild America di Sierra Club, conclude: «Il pericolo per il tricheco è un altro di una lunga lista di gravi rischi posti dalla trivellazione nel Mar Glaciale Artico. Non dobbiamo sacrificare la meravigliosa fauna selvatica dell’Artico, la cultura di sussistenza che dipende da lei o il nostro clima alla sporca trivellazione. Gli effetti sui trichechi e sugli altri animali selvatici non faranno altro che peggiorare se non cominciamo a lasciare sotto terra i combustibili sporchi».