Legambiente: «inconcepibile e irresponsabile, conferma la deriva petrolifera del Governo Renzi»

Trivelle, l’ossessione del governo: via libera alla piattaforma petrolifera Ombrina Mare (FOTOGALLERY)

Coordinamento No Ombrina: «E’ un giorno nero per l’Abruzzo e l’Adriatico»

[10 novembre 2015]

No Ombrina 1a

Mentre Barack Obama ferma il gigantesco oleodotto Keystone XL e le trivellazioni petrolifere nell’Artico, il Ministero dello sviluppo economico italiano, con una semplice Conferenza dei Servizi, da il via libera  al contestatissimo progetto “Ombrina Mare” in Adriatico, davanti alle coste abruzzesi, a pochi chilometri dalla Costa dei Trabocchi, che prevede una nuova piattaforma petrolifera, collegata a una nave-raffineria operante poco più al largo.

IL Coordinamento No Ombrina, che ieri era in forza alla manifestazione davanti al ministero, dice che «E’ un giorno nero per l’Abruzzo e l’Adriatico, ovviamente non ci arrendiamo perché pensiamo sia un vero e proprio sopruso, con l’impegno di tutti i cittadini vedremo di ribaltare il risultato presentando esposti e ricorsi in tutte le sedi, dalla Giustizia penale a quella amministrativa passando per la Commissione Europea” così il Coordinamento No Ombrina sull’esito della Conferenza dei Servizi. Da quanto abbiamo appreso è stata una riunione resa difficile dalle varie norme regionali approvate in queste settimane e dalle numerose incongruenze fatte emergere dai vari rappresentanti degli enti abruzzesi presenti. Solo un colpo di mano deciso dal dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico pare abbia sbloccato la conferenza a favore dei petrolieri, con una situazione che evidentemente diventava ogni ora sempre più insostenibile e che quindi andava risolta in fretta il prima possibile. Sarà interessante leggere il verbale per scoprire chi e con quali argomenti ha superato le innumerevoli criticità del procedimento e le norme di salvaguardia vigenti del parco marino. Ovviamente metteremo sotto la lente di ingrandimento il comportamento dei singoli funzionari che hanno partecipato all’iter. Con i ricorsi e con la continua azione dei cittadini vedremo di affondare Ombrina prima che compaia all’orizzonte del nostro mare».

Secondo il Coordinamento «Resta il problema di un Governo tutto votato alla causa dei petrolieri, con un’azione che stride sempre di più con gli allarmi che gli scienziati da tutto il mondo stanno lanciando sull’uso dei combustibili fossili. Proprio oggi l’Associazione Mondiale di Meteorologia ha lanciato un vero e proprio monito. Se non si tagliano le emissioni di gas climalteranti provenienti da carbone, petrolio e gas il nostro pianeta sarà reso, testualmente, “più pericoloso e inospitale per le future generazioni“. Consigliamo caldamente di leggere il comunicato ufficiale per rendersi conto dell’urgenza di bloccare ogni altro progetto petrolifero (https://www.wmo.int/media/). Lo stesso Obama ha bocciato pochi giorni fa l’oleodotto Keystone perché una volta costruito avrebbe vincolato le politiche di taglio delle emissioni per troppi anni. Invece secondo il Ministero del cosiddetto “Sviluppo Economico” l’Abruzzo dovrà ospitare Ombrina per i prossimi decenni affossando l’economia turistica della bellissima costa dei trabocchi e quella dell’agricoltura di qualità. Evidentemente per il Governo Renzi tutto ciò deve passare in secondo piano perché gli interessi dei petrolieri sono “strategici”, al contrario di quelli della comunità».

Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo, che ieri ha partecipato alla manifestazione a Roma, «Il comportamento del Ministero dello sviluppo economico è inconcepibile e irresponsabile. Ci saremmo aspettati quantomeno una sospensione dell’iter autorizzativo, se non la revoca, viste le due leggi regionali vigenti che di fatto vietano la costruzione della piattaforma a largo della costa teatina. Ci sembra assurdo che non sia stato minimamente tenuto conto del contenuto di due norme che sono state regolarmente votate e approvate dalla giunta regionale abruzzese, sulla cui illegittimità dovrà esprimersi nel caso la corte costituzionale e non di certo i funzionari del ministero stesso. Nonostante inoltre il parere contrario delle regioni, dei comuni, dei cittadini e delle tante associazioni ambientaliste scese in piazza a Roma contro Ombrina Mare, la piattaforma petrolifera che dovrebbe sorgere a largo della costa abruzzese, il Mise pur non avendo oggi rilasciato il nulla osta definitivo al progetto, di certo, non ha dimostrato nessun interesse nel voler fermare questo progetto».

Anche il Cigno Verde promette battaglia: «La piattaforma farà male all’ambiente, al territorio, alla salute dei cittadini e alle attività come il turismo e la pesca. Legambiente continuerà a battersi con tutti i mezzi che ha a disposizione, e nel caso del rilascio dell’autorizzazione, anche facendo ricorso alla giustizia amministrativa, viste le numerose lacune sia nel progetto che nell’iter procedurale».

Durissima ance Greenpeace: «Sordo alla contrarietà di amministrazioni locali e alla volontà popolare, il Governo dice sì alle trivellazioni offhsore a pochi chilometri dalla costa abruzzese. Un atto di sordità che testimonia la subalternità di Renzi ai petrolieri ed evidenzia che nulla sembra essere in grado di riconnettere il governo al volere di una moltitudine di cittadini e istituzioni che chiedono un futuro diverso per il Paese. Non servono le proteste, le leggi dei governi locali, i referendum, i ricorsi. La Conferenza di questa mattina di fatto ignora ben due normative, approvate recentemente dalla Regione Abruzzo proprio per contrastare Ombrina Mare: il divieto di attività petrolifere entro le 12 miglia dalla costa (che peraltro è coerente con una legge nazionale aggirata da un decreto del governo Monti) e l’istituzione di un parco marino regionale in quel tratto di costa. Ignora che Ombrina Mare è il simbolo di una lotta che interessa l’Adriatico, lo Ionio, il Canale di Sicilia e la Sardegna. Ignora che dieci Regioni hanno promosso un referendum sulle trivelle, i cui quesiti sono al vaglio della corte di Cassazione. Ignora che tutte le Regioni italiane hanno adottato all’unanimità il così detto “Manifesto di Termoli”, con cui si esprime la contrarietà dei governi locali all’accentramento delle decisioni sui temi dell’energia e della ricerca e sfruttamento di petrolio e gas in particolare. Ignora che lo Sblocca Italia, predisposto per spalancare i nostri mari ai petrolieri, è al momento oggetto di un ricorso promosso da sette Regioni e pendente presso la Corte Costituzionale. Dovremo fare di più, per farci sentire: e lo faremo. Questa non sarà l’ultima parola su Ombrina».

Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, sottolinea che «L’ostinazione che sta dimostrando il Ministero dello sviluppo economico  è la stessa che sta avendo il Governo Renzi in materia di trivellazioni petrolifere, decidendo di non ascoltare la voce dei tanti cittadini e delle associazioni che si dicono contrarie a questa assurda scelta. Pensare che il futuro energetico del Paese possa essere legato al petrolio e alle trivelle vuol dire riproporre un modello vecchio, insensato e inefficace. Oggi è evidente l’urgenza di abbandonare la deriva petrolifera e investire finalmente in energie rinnovabili, risparmio ed efficienza energetica. Non sono solo le associazioni a chiederlo ma anche le stesse Regioni, visto che nei mesi scorsi da ben 10 amministrazioni hanno richiesto un referendum per l’abrogazione delle norme pro trivelle, che, a questo punto, rappresenterà ancora di più un importante strumento per un futuro energetico diverso».

La pensa così anche Luciano Lapenna, il sindaco di centrosinistra di Vasto, «Sono deluso e amareggiato che in sede di Conferenza di Servizi, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, non siano state prese per nulla in considerazione le ragioni del nostro territorio, della Regione Abruzzo, delle Provincie, delle Associazioni e dei tanti Comuni presenti. Un semplice funzionario statale, sostituendosi, di fatto, agli organi giudiziari, ha ignorato completamente mozioni, ricorsi, leggi regionali, e quanto fatto dai numerosi Enti Locali, nel corso degli anni, contro il progetto di Ombrina Mare. Non è un giorno positivo per il nostro territorio e per la Regione Abruzzo, ma abbiamo perso una battaglia non la guerra, continueremo ad opporci, in ogni sede, alla petrolizzazione del mare Adriatico».

Anche le opposizioni sono all’attacco. Secondo Tommaso Di Febo, coordinatore regionale di SEL, «Renzi ha deciso di trasformare l’Abruzzo in un distretto petrolifero. E’ una decisione “pesante e vergognosa, una scelta che va contro le volontà della Regione, dei comuni e soprattutto degli abruzzesi che hanno più volte manifestato contro queste scelte perché trasformano l’Abruzzo in un distretto petrolifero. È gravissimo il comportamento del Ministero dello Sviluppo economico che nell’esprimere il parere per Ombrina Mare non ha tenuto minimanente conto sia della legge regionale di divieto di ricerca, estrazione e altre attività petrolifere entro le 12 miglia, che quella istitutiva del Parco marino della Costa dei trabocchi. Adesso occorre lavorare tutti uniti nel continuare la battaglia contro le trivellazioni, e prepararsi ad avviare tutte le procedure per il ricorso al Tar contro la decisione del Mise di oggi su Ombrina, come pure ad attivare tutti gli strumenti legali per impedire la petrolizzazione dell’Abruzzo».

Equilibristica la posizione di Forza Italia che è speculare a quella del PD: mentre a Roma fa il tifo per le trivellazioni petrolifere comunque ed ovunque, in Abruzzo diventa no-Triv, ma è contro l’istituzione del Parco marino dei Trabocchi proprio come Confindustria: «L’ok del Ministero dello Sviluppo economico certifica senza ombra dubbio le pesanti responsabilità di questo governo regionale che ha palesato in modo chiaro la mancanza di autorevolezza e volontà politica per opporsi realmente al progetto che macchierà la costa dei trabocchi. In primis abbiamo assistito ancora una volta all’approssimazione di Luciano D’Alfonso che non ha voluto partecipare all’importante appuntamento, più di un indizio, mandando al suo posto il vice Presidente Lolli, venendo meno a tutte le dichiarazioni di intenti e alle belle promesse propinante agli abruzzesi a cominciare dalla volontà di contrastare gli Ufo nell’Adriatico! Nei giorni scorsi inoltre avevamo sottolineato come l’istituzione del Parco marino, approvata giovedì scorso in Consiglio regionale, fosse solo una pezza a colori, tra l’altro fatta male, che mai avrebbe impedito la realizzazione di Ombrina. Quella ufficializzata oggi è una sconfitta pesante per tutto l’Abruzzo, non solo per D’Alfonso e i suoi, autori di ipocrite politiche ambientali e che non hanno evitato questo ed altri progetti così dannosi per il futuro della nostra regione. Ora siamo curiosi di leggere le dichiarazioni del presidente, o di qualche suo accanito sostenitore, nel tentativo magari di scaricare la responsabilità su altri. Questa volta non ci saranno scuse dietro cui nascondersi».

Anche Pietro Smargiassi del Movimento 5 Stelle preferisce prendersela con l’istituzione del Parco marino della Costa dei trabocchi approvata dalla Regione Abruzzo (e anche dai consiglieri regionali del M5S): «Abbiamo approvato una legge incostituzionale che serve solo a D’Alfonso per andare dal suo partito al Governo per dire che Ombrina Mare non si può fare perché c’è un parco. E dire che Renzi e D’Alfonso sono pure dello stesso partito, ma evidentemente non serve a niente». E dire che lo stesso provvedimento è stato votato anche dal Movimento 5 Stelle, ma evidentemente con scarsa convinzione e solo come “appoggio concettuale” a uno strumento nato con l’intenzione – a questo punto tutta nominale – di contrastare le trivellazioni in Adriatico. Si è trattato di un voto simbolico a cui abbiamo partecipato per confermare il nostro no a Ombrina Mare, ma si è trattato di un indirizzo puramente indicativo, senza effettivo valore. La Regione spera che ci vorranno degli anni a dichiarare incostituzionale la legge di istituzione del Parco e nel frattempo andare a Roma forte di un provvedimento in più per contrastare Ombrina Mare».