Troppi alberi nel Parco delle foreste Casentinesi? Un progetto a difesa delle aree aperte

[3 novembre 2015]

casentino

Il Parco nazionale delle foreste casentinesi racchiude un angolo di natura straordinaria, luoghi che ospitano entità arboree davvero uniche, spesso spettatrici silenziose dei secoli passati e testimoni della grandezza della natura. Quasi il 90% della superficie è coperta da boschi: una risorsa inestimabile, come rimarcano dall’ente. Non è un paradosso dunque, viste le percentuali in gioco, che in questo contesto la conservazione delle residue aree aperte assume un’importanza prioritaria: dal punto di vista ambientale, della tutela della fauna e del paesaggio.

Le aree aperte tra un’area di bosco e l’altra, se lasciate all’evoluzione naturale, sono inevitabilmente destinate a trasformarsi in boschi in tempi più o meno lunghi. Quando questo fenomeno, per quanto naturale, diventa generalizzato – precisano però dal Parco – oltre alla scomparsa delle specie vegetali e dell’habitat, si determinano effetti negativi sulla fauna che nelle praterie trova le condizioni idonee per nutrirsi, riprodursi, rifugiarsi. Si pensi a tal proposito a tutte quelle specie di uccelli per le quali appare prioritario, ai fini della conservazione, mantenere le aree aperte, recuperando le pratiche agricole e il pascolo tradizionali ed esaltando la complessità del mosaico ambientale (alberi isolati, pascoli, porzioni di arbusteto). Lo stesso processo, valutato a livello di paesaggio, comporta un incremento della semplificazione degli ambienti e una riduzione delle fasce di transizione tra il bosco e le aree aperte.

Per questi motivi il Parco delle Foreste casentinesi ha promosso e finanziato un piano da 20mila euro per il recupero di alcune aree in stato di abbandono; realizzato direttamente dal personale dell’Unione dei comuni montani del Casentino, l’intervento ha permesso di recuperare circa 10 ettari nelle località di Stradelli e Bellaria, entrambe nel comune di Chiusi della Verna.

«Questo intervento dimostra quanto importante sia l’apporto dell’attività dell’uomo, che dalla natura trae gli strumenti del proprio sostentamento, nella vita delle foreste – è il commento del presidente del Parco, Luca Santini – I parchi nazionali italiani, diversamente da quelli statunitensi si compongono della vita della gente che da sempre li abita e vi ha lasciato tracce indelebili. L’area protetta continuerà a lavorare perché da un recuperato rapporto tra uomo e natura, improntato al rispetto, possano nascere nuove occasioni di valorizzazione e sviluppo».