La spazzatura è arrivata su alcuni fondali marini prima ancora che l'uomo li scoprisse

Troppi rifiuti, perfino nei canyon sottomarini profondi…

[2 maggio 2014]

PlosOne pubblica lo studio “Marine Litter Distribution and Density in European Seas, from the Shelves to Deep Basins” nel quale un folto gruppo di ricercatori portoghesi, spagnoli, britannici, norvegesi, tedeschi, francesi, olandesi e belgi indagano sulla presenza di rifiuti nei fondali dell’Oceano Atlantico e del Mar Mediterraneo. Il team di ricerca sottolinea che «La spazzatura antropogenica è presente in tutti gli habitat marini, dalle spiagge ai punti più remoti negli oceani. Sul fondo del mare, i rifiuti marini, in particolare plastica, possono accumularsi ad alte densità, con conseguenze deleterie per i suoi abitanti. Tuttavia, a causa del costo elevato del campionamento del fondale marino, fino ad oggi non era disponibile alcuna valutazione su vasta scala dei modelli di distribuzione».

Lo studio presenta i dati sulla distribuzione e densità dei rifiuti raccolti durante 588 indagini video ed a strascico  in 32 siti nei mari europei. «Abbiamo trovato spazzatura presente nelle zone più profonde e in luoghi come la Charlie-Gibbs Fracture Zone in tutta la Mid-Atlantic Ridge – dicono i ricercatori – La più alta densità di rifiuti si verifica nel canyon sottomarini, mentre le più basse densità possono essere trovate nelle  piattaforme continentali e nelle dorsali oceaniche». Lo studio internazionale che coinvolge 15 organizzazioni europee è stato condotto dall’ Universidade dos Açores  ed è una collaborazione tra il Mapping the Deep Project led della Plymouth University ed il progetto Hermione finanziato dall’Unione Europea e coordinato dal National Oceanography Centre. Gli scienziati hanno raccolto  circa 600 campioni provenienti dagli oceani Atlantico ed Artico e nel Mar Mediterraneo, a profondità che vanno dai 35 metri a 4,5 km.

I rifiuti sono stati trovati in tutto il Mediterraneo e  in  tutta la  dalla piattaforma continentale dell’Europa fino alla Mid-Atlantic Ridge, a 2000 km da terra. I rifiuti marini sono un problema ambientale perché possono essere scambiati per cibo da alcuni animali oppure, come nel caso dell2 Reti fantasma” continuare ad intrappolare pesci e coralli.

Christopher Pham, dell’università delle Azzorre, spiega: «Abbiamo scoperto che la plastica è l’elemento più comune dei rifiuti che si trovano sul fondo del mare, mentre la spazzatura legata all’attività di pesca (lenze e scarti di reti era particolarmente comune sulle montagne sottomarine, nelle secche e nelle collinette e dorsali oceaniche. Gli accumuli più densi di rifiuti sono stati trovati in canyon sottomarini profondi».

Gli scienziati dicono che i loro risultati «Evidenziano l’entità del problema e la necessità di intervenire per evitare di aumentare l’accumulo di rifiuti negli ambienti marini», cioè di intervenire a terra per garantire un ciclo virtuoso ed efficiente di raccolta, riciclo e riuso dei rifiuti, a cominciare dalla plastica.

Secondo Kerry Howell, professore associato presso l’Istituto marino della Plymouth University ha detto «Questa ricerca ha dimostrato che la spazzatura antropica  presente in tutti gli habitat marini, dalle spiagge alle più remote e profonde parti degli oceani. La maggior parte del mare profondo rimane inesplorato dagli esseri umani e queste sono le nostre prime visite in molti di questi siti, ma siamo rimasti scioccati  nello scoprire che la nostra spazzatura ci è arrivata ​​prima di noi».

I rifiuti sono stati trovati in ogni sito preso in esame, con la plastica che rappresenta il 41% e gli attrezzi da pesca abbandonati  il 34%. Sono stati osservati anche vetro, metalli, legno, carta/cartone, vestiti, ceramiche e materiali non identificati

Eva Ramirez-Llodra, una biologa marina dal progetto Hermione, sottolinea che  «Una scoperta interessante è quella relativa ai depositi di “clinker” sul fondo del mare: si tratta dei residui del  carbone bruciato che venivano scaricati dalle navi a vapore dal tardo XVIII secolo in poi. Sapevamo  che il ”clinker” rimaneva sul fondale in alto mare per qualche tempo, ma quello che abbiamo scoperto è che era l’accumulo di “clinker” è strettamente correlato alle moderne linee marittime, indicando che i principali corridoi di trasporto non si sono modificati negli ultimi due secoli» .

Il rapporto delinea in particolare  il percorso che  fanno le materie plastiche provenienti da fonti costiere e terrestri e che vengono trasportate lungo le piattaforme continentali e poi nei canyon sottomarini in acque profonde.

Veerle Huvenne, a capo del Seafloor and habitat mapping team del National Oceanography Centre, spiega che «I canyon sottomarini costituiscono la principale via di collegamento tra le acque costiere poco profonde ed i canyon del  mare profondo che si trovano vicino a grandi città costiere, come il Lisbon Canyon al largo del Portogallo, o il Blanes Canyon al largo di Barcellona, ​​in grado di incanalare i rifiuti direttamente a una profondità  di 4.500 metri o più».

Howell conclude: «La grande quantità di rifiuti che raggiungere il fondo dell’oceano più profondo è una questione di importanza mondiale. I nostri risultati evidenziano l’entità del problema e la necessità di intervenire per evitare di aumentare l’accumulo di rifiuti negli ambienti marini».