I Trump a caccia grossa di leopardi, elefanti, coccodrilli e bufali

Il nuovo presidente Usa difende i costosi safari dei figli, e prende i voti di chi quei safari non potrebbe mai permetterseli

[11 novembre 2016]

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Prima di diventare presidente eletto degli Stati Uniti d’America, Donald Trump è stato molte cose: un super-palazzinaro miliardario, un elusore fiscale, un convinto iper-conservatore, il bersaglio di molti scherzi per i suoi capelli, un donnaiolo-molestatore… Ma da quando si è candidato alla presidenza degli Stati Uniti sono venute fuori molte storie, forse così tante da saturare un’opinione pubblica frastornata, quasi la metà della quale era evidentemente  pronta a perdonargli tutto. Ora, ad urne chiuse, riemerge una vicenda che riguarda gli hobby leggermente sanguinari e molto costosi che certamente non potrebbero permettersi i religiosi contadini della Bible Belt e gli operai bianchi incazzati della “cintura della ruggine” che sembrano averlo votato in massa.

Trump ha cinque figli: due femmine e tre maschi, che hanno attivamente partecipato alla sua campagna elettorale, e i due figli maggiori, Donald Jr. (Don, 38anni) ed Eric (32 anni), sono grandi cacciatori. Quando l’opinione pubblica è venuta a conoscenza propensione dei sui figli ad uccidere animali rari Trump li ha difesi e si è complimentato con loro.  Poi  Care2 ha lanciato una petizione su internet per chiedere a quello che allora era un semplice candidato presidenziale di cambiare atteggiamento.

Tutto nasce da una denuncia del 2012 dell’associazione animalista Peta  che scoprì che Don ed Eric Trump avevano partecipato a diversi safari in Africa dove avevano abbattuto leopardi, bufali, elefanti, le gigantesche antilopi eland e coccodrilli.

Infatti, nel 2011 i due rampolli di Trump si erano fatti fotografare con questi trofei   esotici abbattuti durante un costoso safari organizzato dall’agenzia sudafricana  Hunting Legend, specializzate nello spennare i ricci cacciatori occidentali. Quelle foto sono riemerse all’inizio della campagna presidenziale e mostrano foto i figli Trump mentre sorridono reggendo  il corpo senza vita di un leopardo o sono in posa con una coda di elefante in mano, oppure con un bufalo o un eland abbattuti, o accanto a un coccodrillo impiccato.

La polemica sui Trump  a caccia grossa è riesplosa quando il dentista americano Walter Palmer  ha abbattuto il famoso leone Cecil nello Zimbabwe, ma Trump ha difeso i sui figli dicendo che amano la caccia e che sono membri della National rifle association (Nra), aggiungendo: «Io sono un grande sostenitore del Secondo Emendamento. Ma i miei figli sono cacciatori, Eric è un cacciatore e direi che lo mette alla pari con il golf, se non davanti al golf. L’altro mio figlio, Don, è un cacciatore. Sono grandi tiratori, great shots, a loro piace». E la cosa è piaciuta molto anche alla potentissima Nra che ha votato in massa per Trump e contro la Clinton, che chiedeva timidamente un qualche controllo delle armi da guerra vendute liberamente.

Trump, nel suo continuo tira e molla, che ha fatto la sua fortuna elettorale, si è affrettato a controbilanciare questa affermazione, dicendo di non essere necessariamente a favore alla caccia di animali rari o minacciati di estinzione e che comunque lui non partecipava ai safari dei figli e che gli piace molto di più giocare a golf. Ma ha evitato di dire che il comportamento di Don ed Eric era stato sbagliato e ha continuato a complimentarsi con i figli per la loro abilità di cacciatori, incoraggiando così uno  “sport” costosissimo che ogni anno in Africa si traduce in migliaia di animali morti, molti dei quali appartengono a specie protette.

Più di un osservatore ha fatto notare che  l’esibizione dei trofei di caccia dei figli di Trump non dimostra certo la loro abilità di cacciatori: «Le guide fanno tutto il lavoro – ha spiegato la scrittrice di viaggi Paula Froelich all’Huffington Post  – Tracciano  gli animali che non sono così difficili da trovare. È un po’ come trovare un ratto a New York. Poi i “cacciatori” scendono dalla loro jeep, che è fornita di un bar ben fornito, e riescono a tagliare la coda di un elefante prima di farsi un altro gin tonic».

Alle oltre 270.000 persone che hanno firmato la petizione di Care2, sottolineando che nella caccia ai trofei in Africa non c’è niente di divertente e che un candidato alla presidenza non dovrebbe essere orgoglioso di quel che la sua progenie aveva combinato, Trump ha risposto stringendo un’alleanza di ferro con l’Nra e diventando anche con qui milioni di voti presidente degli Stati Uniti d’America.

Suo figlio Donald Trump Jr. si è difeso più volte su Twitter scrivendo che non aveva niente da scusarsi con degli ambientalisti rompiscatole che ce l’hanno con lui e ha aggiunto: «Vi posso assicurare che non è stato uno spreco: gli abitanti del villaggio erano così felici per la carne, che spesso non ce la fanno a mangiare».

Per la Peta  è stato facile ribattere che «Come tutti gli animali, elefanti, bufali e coccodrilli meritano di meglio che essere uccisi e tagliati a pezzi per una macabra photo opportunity di due giovani milionari. Se i Trump vogliono aiutare gli abitanti dei villaggi, hanno un sacco di risorse a loro disposizione».

Ma in questo i giovani Trump la pensano probabilmente come l’ormai presidenziale padre: nessun aiuto all’Africa, ma una capatina ad abbattere un leopardo a pagamento si può sempre fare.