Trump vuole ridurre Monumenti e Parchi nazionali Usa per favorire l’estrazione di risorse

Gli ambientalisti: regali agli industriali amici. Trump ignora la lettera i 14 procuratori generali

[27 aprile 2017]

A pochi giorni dalla Peoples Climate March del 29 aprile, il presidente Usa Donald Trump sfida platealmente le associazioni ambientaliste con un ordine esecutivo con il quale chiede al Dipartimento degli interni di avviare possibili riduzioni o modifiche dei monumenti nazionali esistenti in tutto il paese. L’Ordine esecutivo impone al  Dipartimento degli interni di rivedere i confini dei national monuments istituiti grazie all’Antiquities Act del 1996,  tra i quali ci sono Grand Staircase Escalante National Monument e  The Bears Ears National Monument nell’Utah, sui quali si sarebbe appuntata in particolare l’attenzione di Trump, dei repubblicani e dell’industria estrattiva.

Secondo  Rhea Suh, la presidente del Natural Resources Defense Council (Nrdc),  «La frenesia del Presidente Trump per gli ordini esecutivi continua. Questa volta, sta cercando di consegnare le chiavi di alcuni dei monumenti nazionali più preziosi dell’America agli interessi industriali, inclusi i suoi alleati dei combustibili fossili e minerari». Infatti l’ordine dato al segretario agli interni Ryan Zinke è quello di avviare un processo di revisione mirato a ridurre – o addirittura eliminare – molti monumenti nazionali istituiti  negli ultimi due decenni dai presidenti Barack Obama, George W. Bush e Bill Clinton. Oltre ai monumenti dell’Utah sono a rischio anche aree marine protette come  i Northeast Canyons e il Seamounts Marine National Monument al largo di Cape Cod.

Durissimo il commento di Michael Brune direttore esecutivo di Sierra Club: «I Parchi americani e le terre pubbliche non hanno bisogno di una ristrutturazione aziendale. Non dovremmo chiederci quali parti della nostra storia e del nostro patrimonio possiamo eliminare, ma invece come possiamo fare in modo che i nostri luoghi all’aperto riflettano  l’intera storia americana. Non c’è alcuna necessità di una revisione per dimostrare ciò che le famiglie in tutto il paese già sanno di prima mano: i monumenti nazionali forniscono  tangibili benefici per la salute, naturali ed economici. Gli spazi outdoor protetti sostengono l’economia delle attività ricreative all’aperto che supporta 7,6 milioni di posti di lavoro e genera ogni anno 87 miliardi di dollari in spese di consumi. I monumenti nazionali e le terre pubbliche sono di vitale importanza sia per la storia che salvaguardano e per il futuro che offrono. Contrariamente alle velate speranze dell’amministrazione Trump, questa revisione rivelerà quel che studi, indagini e sondaggi hanno sempre trovato in tutto il Paese: un profondo, diffuso apprezzamento per i nostri parchi, monumenti e di altri terreni pubblici e una convinzione popolare che dovrebbero continuare ad esistere».

Proprio questi tentativi di ridurre la superficie dei monumenti nazionali da parte dei deputati e senatori federali dello Utah, e dai legislatori dello  Stato  che hanno portato l’Utah su posizioni di aperta privatizzazione delle terre pubbliche federali,  hanno costretto la lucrosa industria turista outdoor ad annullare l’Outdoor Retailer Show nello Utah per spostarla in un altro Stato che tutela davvero la natura.

Marc Thomas, presidente di  Sierra Club Utah, dice che «C’è un forte desiderio da parte degli Utahns, e della gente in tutto il Paese, di vedere le nostre terre pubbliche protette per le generazioni future. Il che include luoghi come i monumenti nazionali le orecchie orsi e Bears Ears e Grand Staircase Escalante. Gli sforzi per indebolire o annullare le protezioni per i monumenti nazionali fanno parte di un tentativo costante per sostituire il patrimonio delle terre pubbliche attualmente disponibili per il godimento di tutti, con un patrimonio di terre a beneficio di una ristretta cerchia di poche persone. Quelli nell’Utah stiamo già sentendo l’impatto economico negativo di questa agenda anti-terre pubbliche. Sierra Club esprime solidarietà alle Nazioni tribali che sostengono il Bears Ears National Monument, e con tutti gli altri che in tutto il Paese sostengono dei monumenti nazionali che giustamente riconoscono importanti siti culturali, storici e naturali. Continueremo a resistere agli sforzi per minare le protezioni per i luoghi che stanno a cuore agli americani».

L’Nrdc, che ha combattuto poer anni insieme alle altre associazioni ambientaliste, con un ampio sostegno e coinvolgimento dell’opinione pubblica, per ottenere una forte protezione per questi tesori nazionali, promette: « Non intendiamo lasciarli sacrificare all’avidità industriale. E avremo bisogno del vostro attivismo immediato per fermare questo furto di terra».

La Suh ricorda che «Da Teddy Roosevelt in poi, i presidenti hanno utilizzato la loro autorità all’interno dell’Antiquities Act per proteggere innumerevoli meraviglie naturali come il Grand Canyon, il Canyon Chaco del New Mexico, i Muir Woods e i Mojave Trails della California, i ponti naturali dell’Utah e le isole San Juan di Washington. Ma gli interessi commerciali come le industrie minerarie e dei combustibili fossili e le industrie della pesca commerciale, stanno cercando di mangiari pezzi dei monumenti nazionali esistenti e di digerire l’Antiquities Act».

Con questo ordine esecutivo, Trump si schiera con gli interessi privati contro quelli pubblici e risponde sprezzantemente anche all’appello che gli hanno rivolto il 25 aprile i procuratori generali di 12 Stati Usa (Connecticut, Delaware, Iowa, Maine, Maryland, Massachusetts, Minnesota, New York, North Carolina, Oregon, Rhode Island e Vermont), di Washington Dc e delle Samoa Americane perché non esca dall’Accordo di Parigi e confermi gli impegni climatici statunitensi, perché  il cambiamento climatico «Minaccia la nostra sicurezza nazionale, l’economia, la salute e il benessere».

Nella loro lettera i 16 procuiratori generali sottolineano che «Il cambiamento climatico, se lasciato indisturbato, porterà a disastri ambientali globali su una scala che probabilmente non riusciamo nemmeno a immaginare» e invitano Trump «mantenere e riconfermare l’impegno degli Stati Uniti per questo accordo innovativo».

Nonostante Trump confermi ogni giorno e ad ogni passo politico i peggiori timori sulle sue politiche anti-ambientaliste e anti-climatiche, i 14 procuratori Usa mantengono ancora la  speranza, perché «L’accordo di Parigi, negoziato sotto la guida americana e ratificato dalla grande maggioranza dei Paesi del mondo, ha il potenziale di invertire la traiettoria».